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Tesla Megapack, courtesy of Tesla, Inc
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Emanuele Oggioni

di Emanuele Oggioni

Tesla e SpaceX: Megapack per i data center

SpaceX accelera gli acquisti di batterie Tesla per sostenere l’espansione dei propri supercomputer. La mossa rafforza Tesla Energy, ma apre anche un tema delicato: quando cliente e fornitore condividono lo stesso azionista-manager, ogni contratto diventa una questione di governance.

La batteria diventa infrastruttura per l’intelligenza artificiale

La nuova frontiera dell’intelligenza artificiale non passa soltanto dai produttori di chip, dai modelli linguistici o dai data center sempre più grandi.

Passa anche dall’energia. SpaceX, impegnata nello sviluppo di infrastrutture AI collegate all’ecosistema xAI e ai supercomputer Colossus, ha aumentato significativamente gli acquisti di Tesla Megapack, i sistemi di accumulo su larga scala prodotti dalla divisione energia di Tesla.

Secondo quanto riportato nel filing trimestrale di SpaceX, la società avrebbe speso 295 milioni di dollari nel solo secondo trimestre del 2026 per i Megapack di Tesla, portando il totale da inizio anno a 329 milioni di dollari.

Il dato conferma una tendenza più ampia: nell’AI, il collo di bottiglia non è più solo la disponibilità di GPU, ma la capacità di alimentarle in modo stabile, rapido e continuo.

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La rilevanza dell’operazione emerge anche dai conti di Tesla. Nel 10-Q del secondo trimestre, Tesla riporta di aver riconosciuto 318 milioni di dollari di ricavi nel trimestre e 405 milioni nei primi sei mesi del 2026 da SpaceX per l’acquisto di prodotti Megapack, nell’ambito della normale attività commerciale.

I costi dei ricavi associati a queste vendite sono stati pari, rispettivamente, a 242 milioni e 307 milioni di dollari.

La differenza tra i 329 milioni indicati nei dati di SpaceX e i 405 milioni di ricavi riconosciuti da Tesla può dipendere da tempi e criteri contabili diversi: da un lato l’acquisto o l’impegno di spesa del cliente, dall’altro il riconoscimento dei ricavi da parte del fornitore.

Ma il messaggio industriale resta chiaro: SpaceX è diventata un cliente concreto per Tesla Energy.

Quanto pesa SpaceX su Tesla Energy

Nel secondo trimestre 2026, il segmento Energy generation and storage di Tesla ha generato ricavi per 3,139 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 2,789 miliardi dello stesso periodo del 2025.

Nei primi sei mesi, i ricavi del segmento sono stati pari a 5,547 miliardi di dollari.

Su questa base, i ricavi da SpaceX per i Megapack rappresentano circa il 10% del fatturato trimestrale della divisione energia di Tesla e circa il 7% del fatturato semestrale.

È una quota abbastanza alta da rendere visibile il legame tra le due società, soprattutto in una fase in cui Tesla sta cercando di far crescere il business energy oltre il ruolo tradizionale di complemento all’auto elettrica.

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Che cosa sono i Megapack

Aerial view of a large warehouse complex under construction with rows of trucks and equipment, surrounded by fields and roads; overlay text reads 'Construction Time 122 Days'.

Il Megapack è il sistema di accumulo energetico utility-scale di Tesla: una batteria di grandi dimensioni pensata per stabilizzare la rete, immagazzinare energia e prevenire interruzioni.

Tesla lo presenta come una soluzione per progetti commerciali e utility, utile a integrare l'energia rinnovabile e a rendere più affidabile la fornitura elettrica.

Nel caso dei data center AI, il ruolo è diverso ma coerente: i Megapack possono contribuire a gestire i picchi di carico, garantire la continuità operativa e ridurre la dipendenza immediata dalla rete nei momenti critici. Per un’infrastruttura con migliaia o milioni di GPU, anche brevi instabilità energetiche possono rivelarsi costose.

Colossus e la fame di energia dell’AI

Il contesto è la rapida crescita dei supercomputer di xAI/SpaceX.

La pagina ufficiale del sito di Memphis descrive Colossus come un supercomputer di nuova generazione e indica l’obiettivo di dotare la struttura di 1 milione di GPU entro il 2026.

Questa scala cambia la natura del problema energetico. Un data center AI non è un semplice centro dati tradizionale: richiede potenza continua, raffreddamento, ridondanza, connessioni elettriche robuste e tempi di realizzazione rapidi. In questo quadro, le batterie diventano parte dell’architettura industriale, non un accessorio.

La governance: quando Musk compra da Musk

La questione più delicata è societaria. Tesla e SpaceX sono aziende distinte, ma entrambe orbitano attorno a Elon Musk. Tesla, nel filing trimestrale, classifica le operazioni con SpaceX tra le transazioni con parti correlate e precisa che il business avviene in conformità alla policy sulle Related Person Transactions.

Dettaglio dei rack in un data center | Elettronauti.it

Questo non significa automaticamente che vi sia un problema: SpaceX può avere un reale bisogno industriale di accumulo di energia, e Tesla può essere un fornitore competitivo. Ma per gli investitori il tema resta sensibile. Il prezzo, le condizioni contrattuali, la priorità di consegna e l’allocazione della capacità produttiva diventano elementi da monitorare con attenzione, proprio perché l’operazione si muove all’interno dell’ecosistema di Musk.

SpaceX Falcon 9 | Elettronauti.it

Tesla ha investito in SpaceX

Il legame non è solo commerciale. Tesla ha comunicato di aver investito 2 miliardi di dollari in azioni ordinarie SpaceX nel marzo 2026, con una quota inferiore all’1%, dopo le approvazioni regolatorie applicabili. Il dato rafforza l’idea di un ecosistema sempre più intrecciato: Tesla vende batterie a SpaceX, Tesla investe in SpaceX, SpaceX sviluppa infrastrutture AI e l’intero gruppo di società riconducibili a Musk tende a condividere asset, competenze e fabbisogni industriali.

Per Tesla Energy è una vetrina commerciale

Per Tesla, la notizia è positiva sul piano industriale. Il business Energy è uno dei pilastri su cui il gruppo vuole costruire una crescita meno dipendente dalle auto. Nel Q2 2026, il segmento energia ha generato 640 milioni di dollari di utile lordo, anche se il margine lordo è sceso al 20,4% dal 30,3% dell’anno precedente, a causa del mix, dei costi medi per MWh e degli aggiustamenti di garanzia.

Avere SpaceX come cliente importante può aiutare Tesla a dimostrare la scalabilità dei Megapack in contesti estremi, come data center AI, carichi elevati, continuità operativa e tempi di installazione rapidi. Ma aumenta anche il rischio di concentrazione e di lettura “infragruppo” dei ricavi.

La partita più grande: AI, energia e controllo verticale

La notizia racconta di un cambiamento più ampio. Nell’AI, chi controlla l’energia può controllare una parte decisiva della capacità di calcolo. Non basta acquistare GPU: bisogna alimentarle, raffreddarle, proteggerle e farle lavorare senza interruzioni. Il vantaggio competitivo si sposta verso chi riesce a combinare chip, energia, storage, rete, capitale e velocità di esecuzione.

Tesla e SpaceX stanno quindi convergendo su un terreno comune: l’infrastruttura fisica per l’intelligenza artificiale. Da una parte ci sono batterie, elettronica di potenza e gestione energetica; dall’altra razzi, satelliti, Starlink, data center e supercomputer. Il risultato è una filiera molto integrata, ma anche molto esposta alle domande degli investitori: quanta parte della crescita è mercato vero e quanta è ecosistema interno? Quanto capitale servirà? E con quali ritorni?




Lo sapevi che Tesla produce i Megapak (e ci guadagna bene)?

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Emanuele Oggioni

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Emanuele Oggioni

Analista finanziario, curioso di natura, Tesla owner e appassionato di e-mobility.

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