
Wallbox in condominio: procedure, requisiti tecnici e sicurezza
Installare una wallbox nel proprio box condominiale è possibile, ma la natura privata dello spazio non rende automaticamente privato l'intero intervento. Il passaggio di cavi e canaline può infatti coinvolgere locali tecnici, quadri elettrici e altre parti comuni. Per questo occorre coordinarsi con l'amministratore, affidare i lavori a professionisti abilitati e rispettare specifici requisiti tecnici e di sicurezza.
Il primo passaggio è informare l'amministratore
Chi intende installare una wallbox deve comunicare preventivamente la propria intenzione all'amministratore. Non si tratta soltanto di avvisare che verranno eseguiti dei lavori: l'amministratore deve poter conoscere il progetto, verificare il possibile coinvolgimento delle parti comuni e informare l'assemblea.
Il regolamento condominiale, secondo quanto illustrato, non può impedire in termini generali l'installazione della wallbox. L'intervento deve però rispettare precisi limiti: non può cambiare la destinazione delle parti comuni, impedire agli altri condomini di utilizzarle secondo il proprio diritto oppure compromettere la stabilità, la sicurezza e il decoro architettonico dell'edificio.
Le strade percorribili sono due. L'assemblea può deliberare un'infrastruttura comune, trattandola come un'innovazione condominiale, oppure il singolo condomino può procedere a proprie spese. Nel secondo caso restano a suo carico le modifiche necessarie e l'obbligo di consegnare all'amministratore la documentazione relativa al progetto, ai lavori e alla conformità dell'impianto.
Progetto e dichiarazione di conformità
Una wallbox modifica l'impianto elettrico e ricade quindi nell'ambito del DM 37/2008. L'installazione deve essere eseguita da un'impresa abilitata: il fai da te non è una soluzione ammessa, soprattutto in un edificio nel quale il nuovo punto di ricarica può interagire con impianti e spazi condivisi.
Serve un progetto e, al termine dei lavori, l'impresa deve rilasciare la dichiarazione di conformità, assumendosi la responsabilità di avere realizzato l'impianto a regola d'arte e secondo quanto progettato. Anche nei casi in cui si parla di progetto semplificato sotto i 6 kW, la presenza di autorimesse e parti comuni rende nella pratica necessario un progetto firmato da un professionista, capace di considerare percorsi dei cavi, protezioni, interazioni con l'impianto esistente e scelte tecniche per la sicurezza.
Al DM 37/2008 si affiancano le norme tecniche CEI, che l'installatore deve conoscere e applicare. Il ruolo del professionista non consiste quindi soltanto nel montare il dispositivo, ma nel progettare un sistema coerente con le condizioni elettriche e strutturali dell'edificio.
Le prescrizioni antincendio nelle autorimesse
Quando l'autorimessa coperta supera i 300 metri quadrati entra in gioco una disciplina specifica basata sulle linee guida dei Vigili del Fuoco. Tra le prescrizioni indicate rientra il collegamento dell'infrastruttura di ricarica allo sgancio di emergenza antincendio, necessario per interrompere l'alimentazione in caso di emergenza.
In questo contesto sono ammesse la ricarica in modo 3, mediante wallbox fissa, e quella in modo 4. I caricatori portatili non rappresentano invece una soluzione conforme alle prescrizioni richiamate. Sono inoltre previsti estintori portatili a polvere o CO2, nella proporzione di uno ogni cinque punti di connessione, e cartelli che segnalino la presenza delle stazioni di ricarica.
Le misure non devono essere interpretate come la prova di un maggiore rischio intrinseco dei veicoli elettrici. Secondo quanto stabilito dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco il 5 novembre 2018 e riportato nel materiale, non risulta che i veicoli elettrici presentino un rischio di incendio o esplosione superiore a quelli tradizionali. Le infrastrutture di ricarica comportano prevalentemente rischi di natura elettrica, da gestire attraverso una realizzazione conforme alle norme e alle linee guida vigenti.
Impianto individuale o infrastruttura comune
L'installazione individuale può essere la soluzione più immediata quando i condomini interessati sono pochi. Il proprietario può collocare il dispositivo nel proprio box o posto auto e, se tecnicamente possibile, collegarlo al proprio POD domestico. Restano comunque necessari il rispetto delle norme di sicurezza, la comunicazione preventiva e la tutela delle parti comuni.
Con l'aumento dei punti di ricarica, tuttavia, gli interventi non coordinati possono incontrare limiti concreti: canaline piene, percorsi dei cavi sovrapposti, spazi tecnici insufficienti, potenza disponibile inadeguata e maggiore complessità nella gestione dello sgancio di emergenza. Anche gli obblighi relativi a estintori e segnaletica possono aprire una discussione sulla ripartizione delle spese, che dovrà essere affrontata dall'assemblea.
Una soluzione centralizzata permette invece di intervenire una sola volta in modo strutturato. Le opzioni indicate comprendono un nuovo impianto condominiale con POD dedicato alla ricarica oppure l'adeguamento del POD comune esistente, con eventuale aumento di potenza e una linea riservata ai veicoli elettrici.
L'infrastruttura può essere predisposta fin dall'inizio per tutti i box, installando inizialmente le sole wallbox richieste dai condomini già interessati. In questo modo chi vorrà adottare la ricarica in futuro potrà collegarsi senza imporre nuovi lavori invasivi sull'edificio. La scelta tra impianto privato e soluzione comune dipende quindi non soltanto dalle esigenze attuali, ma anche dalla capacità del condominio di pianificare l'evoluzione futura della ricarica.
Una domanda per voi
Per prepararsi alla diffusione delle auto elettriche, un condominio dovrebbe predisporre subito un'infrastruttura comune o lasciare l'iniziativa ai singoli?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=fw3LN8SA6_c

Ciao sono Marta, ma per gli amici elettronauti Tammar! Tammar nasce da un mix di curiosità e voglia di mettersi in gioco, che mi hanno guidata verso il mondo della mobilità elettrica!