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Volkswagen ID.7 allo 0%: cosa succede negli ultimi 8 km
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Volkswagen ID.7 allo 0%: cosa succede negli ultimi 8 km

5 min.

Otto chilometri percorsi dopo che strumentazione e autonomia residua avevano raggiunto lo zero. È questo il margine emerso dal test di scarica della Volkswagen ID.7, concluso con la progressiva limitazione delle prestazioni e infine con l’impossibilità di avanzare. La prova consente di capire che cosa accade realmente quando la batteria indicata arriva allo 0%, ma anche perché questa riserva non dovrebbe essere considerata un’estensione ordinaria dell’autonomia.

Dalla riserva allo zero indicato

Il test è stato svolto in modalità Comfort, mantenendo il climatizzatore impostato a 22 °C con una temperatura esterna indicata di circa 15 °C. La modalità B è rimasta attiva per l’intera prova. Un’interfaccia collegata alla presa OBD ha permesso di confrontare la percentuale mostrata dalla vettura con il dato letto direttamente dalla diagnostica.

La prima differenza è apparsa già al 10% indicato dalla ID.7: la strumentazione stimava 62 km residui, mentre l’OBD riportava ancora il 15%. La discrepanza è proseguita durante la scarica. Al 5%, raggiunto dopo 21 km, la velocità media era di 41 km/h e il consumo medio di 16 kWh/100 km. In questa fase è comparsa anche una limitazione della potenza erogabile, con un massimo di 155 kW letto in piena accelerazione.

All’1% non erano ancora presenti avvisi persistenti, mentre l’OBD indicava il 6%. Poco dopo è comparso per alcuni istanti un messaggio relativo all’assenza di autonomia residua. Al raggiungimento dello 0%, il contachilometri parziale segnava 39 km percorsi dall’inizio della prova, con una media di 17 kWh/100 km. La diagnostica riportava però ancora il 5%.

Gli 8 km oltre lo 0% e l’arresto progressivo

Azzerato il contachilometri parziale allo 0%, la ID.7 ha continuato a muoversi per altri 8 km. Questo tratto è durato 33 minuti, a una velocità media di 15 km/h e con un consumo medio indicato di 22 kWh/100 km. Considerando invece l’intero percorso dal 10%, l’auto ha coperto 48 km con un consumo medio di circa 18 kWh/100 km, contro i 62 km inizialmente stimati.

La vettura non si è spenta improvvisamente. Prima ha mostrato la tartaruga rossa e un avviso che invitava a ricaricare immediatamente la batteria per evitare possibili danni. È poi entrata in una modalità fortemente limitata, destinata alle sole manovre e con velocità massima di 7 km/h. Anche il sistema di parcheggio automatico ha continuato a funzionare allo 0%, completando una manovra prima dell’arresto definitivo.

La potenza disponibile è diminuita ulteriormente fino a quando l’auto non ha più consentito di avanzare, neppure selezionando la modalità Eco. In quel momento la lettura OBD mostrava ancora il 3%. Il dato evidenzia la differenza tra lo zero visualizzato al guidatore e il limite tecnico gestito dal sistema di controllo della batteria: lo 0% sul quadro strumenti non corrisponde allo scaricamento elettrico completo delle celle.

La ricarica d’emergenza tramite V2L

Per recuperare la ID.7 è stata utilizzata una MG dotata di funzione V2L, cioè della possibilità di alimentare dispositivi esterni attraverso la batteria di trazione. Alla presa della MG è stato collegato un caricatore portatile impostato a 10 ampere. La vettura di supporto erogava circa 2,4 kW, mentre la Volkswagen assorbiva tra 1,3 e 1,5 kW, con una media vicina a 1,4 kW.

Il calcolo basato sugli 8 km percorsi dopo lo zero e sul consumo di quel tratto porta a circa 1,8 kWh utilizzati oltre la soglia indicata. La ricarica V2L è stata interrotta quando la ID.7 ha mostrato un chilometro recuperato, sufficiente per raggiungere una colonnina rapida. Prima di poter ripartire è stato però necessario chiudere e riaprire l’auto, attendendo tra 10 e 15 minuti affinché le centraline si spegnessero o si resettassero. In precedenza la vettura inseriva la modalità Drive ma non rispondeva all’acceleratore.

Alla colonnina rapida la potenza iniziale è stata di 73 kW, condivisa con una Volkswagen ID.4 collegata allo stesso impianto. La procedura d’emergenza ha quindi funzionato, ma ha anche mostrato che pochi minuti di ricarica non garantiscono necessariamente una ripartenza immediata: dopo l’arresto completo può essere richiesto un ciclo di spegnimento delle centraline.

Un margine di sicurezza, non autonomia da utilizzare

La prova non suggerisce di utilizzare abitualmente la batteria fino allo zero. Le celle con chimica NMC soffrono soprattutto la permanenza prolungata a livelli di carica molto alti o molto bassi. Un episodio occasionale, seguito da una ricarica immediata, è diverso dal lasciare l’auto scarica per molte ore o giorni. I buffer gestiti dal costruttore servono proprio a evitare che lo zero mostrato coincida con il limite fisico delle celle.

Gli 8 km ottenuti rappresentano dunque una riserva tecnica osservata nelle specifiche condizioni del test, non una distanza garantita. Temperatura, velocità, climatizzazione e condizioni della batteria possono modificare il risultato. Durante l’esperienza la ID.7 si è comunque mostrata efficiente e confortevole, con un comportamento prevedibile anche nella fase più critica: prima ha ridotto la potenza, poi ha limitato la marcia alle manovre e soltanto alla fine ha impedito ogni ulteriore movimento.

Una domanda per voi

Le auto elettriche dovrebbero mostrare al guidatore la riserva sotto lo 0% oppure mantenerla nascosta come margine di sicurezza?

Nota sulla redazione

Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=Wm-ygQ7R6Cc

Matteo Valenza

https://bit.ly/m/MatteoValenza

Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!