Viking Libra, reti e batterie al sodio: le nuove frontiere dell’energia
Le fonti rinnovabili avanzano nella produzione elettrica mondiale, ma la transizione energetica si sta estendendo anche ai trasporti marittimi, agli edifici, alle reti e ai sistemi di accumulo. Tra i progetti più significativi emerge la Viking Libra, indicata come la prima nave da crociera al mondo alimentata a idrogeno. Parallelamente, solare ed eolico continuano a crescere, mentre CATL e BYD lavorano sulle batterie al sodio come possibile alternativa alle tecnologie basate sul litio.
Le rinnovabili raggiungono il 40% dell’elettricità mondiale
Nel 2024 le fonti rinnovabili hanno generato il 40% dell’elettricità mondiale, superando per la prima volta carbone e gas. L’eolico ha rappresentato l’11% della produzione, mentre il solare ha raggiunto il 5%. Il fotovoltaico, in particolare, ha contribuito per oltre il 75% alla nuova capacità installata.
La riduzione della produzione da carbone e gas viene presentata come un’inversione di tendenza rispetto al passato. Anche le prospettive indicate dall’Agenzia Internazionale dell’Energia vanno nella stessa direzione, con una domanda di carbone prevista in significativa diminuzione entro il 2026. La crescita degli impianti, tuttavia, non basta da sola: uno dei principali ostacoli resta l’inadeguatezza di infrastrutture elettriche spesso datate, che devono gestire una produzione sempre più distribuita e variabile.
Il rapporto tra generazione e accumulo è centrale nel progetto inaugurato da Contour Global nel deserto di Atacama, in Cile. L’impianto solare Kiagwa dispone di 221 MW di picco e di un sistema di accumulo da 1,2 GWh, formando quello che viene indicato come il più grande impianto integrato del Sud America. I pannelli bifacciali aumentano la resa sfruttando la radiazione disponibile su entrambi i lati, mentre l’energia immagazzinata permette di prolungare la disponibilità nelle ore notturne e durante i picchi della domanda.
Viking Libra porta l’idrogeno nel settore crocieristico
La Viking Libra dovrebbe prendere il largo nel 2026. La nave, realizzata ad Ancona in collaborazione con la compagnia Viking, sarà lunga 239 metri e offrirà 499 cabine, con una capacità vicina ai mille ospiti. Il progetto attribuisce all’idrogeno un ruolo nel trasporto pesante, un ambito nel quale ingombri, percorrenze e fabbisogni energetici sono molto diversi da quelli delle automobili.
La propulsione utilizzerà idrogeno e celle a combustibile con membrana elettrolitica polimerica. In una cella a combustibile l’idrogeno viene impiegato per produrre elettricità attraverso un processo elettrochimico, alimentando così il sistema di bordo senza ricorrere alla combustione tradizionale. La soluzione è descritta come capace di assicurare zero emissioni senza penalizzare la potenza disponibile.
Una delle questioni decisive riguarda il rifornimento. Per affrontare le attuali criticità della filiera è previsto un sistema containerizzato per il carico e lo stoccaggio dell’idrogeno. La Viking Libra non dovrebbe inoltre restare un progetto isolato: la consegna della Viking Astrea è programmata per il 2027, mentre altre unità sono previste successivamente. L’effettivo sviluppo di questa soluzione dipenderà anche dalla capacità della filiera di rendere disponibile e gestibile il combustibile nei porti.
Fotovoltaico negli edifici, reti intelligenti e incentivi
Sul fronte del fotovoltaico integrato negli edifici, l’Università Politecnica di Madrid ha annunciato un modulo semitrasparente dotato di micro-concentratori e tracciamento integrato. Piccole lenti raccolgono la luce e la focalizzano sulle celle, che possono spostarsi dinamicamente in base all’angolo di incidenza. Il sistema mantiene un’efficienza di picco dichiarata del 76% e superiore al 60% anche con luce laterale estrema. L’obiettivo è utilizzare le superfici verticali senza rinunciare all’illuminazione naturale degli ambienti.
Anche le reti diventano parte essenziale della transizione. In Irlanda è stata ipotizzata una trasformazione dell’infrastruttura elettrica attraverso un investimento da 24 miliardi di euro, destinato a integrare eolico offshore e onshore, solare, accumuli e stazioni di pompaggio idroelettrico. Una rete interconnessa e più flessibile potrebbe utilizzare l’energia in eccesso nei trasporti e nel riscaldamento, oltre a rendere possibile l’esportazione del surplus.
In Sicilia sono stati assegnati 270 milioni di euro per nuovi impianti rinnovabili. I progetti comprendono fotovoltaico, eolico terrestre e offshore, sistemi di accumulo, smart grid e tecnologie di bilanciamento. Alcuni interventi includono anche la produzione di idrogeno verde mediante elettrolizzatori alimentati da fonti rinnovabili. Le province coinvolte sono Palermo, Agrigento, Trapani e Caltanissetta, con l’obiettivo di aumentare l’autonomia energetica dell’isola entro il 2030.
Per il 2025 sono inoltre previsti incentivi rivolti alle piccole e medie imprese italiane. I fondi possono coprire fino al 45% delle spese per impianti fotovoltaici, eolici e sistemi di accumulo. È possibile partecipare anche attraverso comunità energetiche o configurazioni di autoconsumo collettivo, con criteri che favoriscono i progetti a ridotto impatto ambientale e localizzati nelle aree industriali.
Batterie al sodio, la sfida di CATL e BYD
Nel settore dell’accumulo CATL sta investendo sulle batterie al sodio, mentre anche BYD sta intensificando lo sviluppo di questa tecnologia. Il sodio è presentato come un elemento abbondante, economico e potenzialmente meno impattante dal punto di vista ambientale rispetto ai materiali impiegati nelle batterie al litio.
Il principale limite è una densità energetica inferiore rispetto alle batterie al litio, caratteristica che può ridurne l’interesse nelle applicazioni dove peso e ingombro sono determinanti. Tra i possibili vantaggi vengono invece indicate una maggiore sicurezza in condizioni estreme, prestazioni più stabili nei climi freddi e una potenziale riduzione dei costi. La sfida non riguarda quindi soltanto le prestazioni della singola cella, ma la capacità di portare questa chimica su scala industriale e individuare gli impieghi nei quali i suoi punti di forza possano compensare la minore densità energetica.
Nuove regole europee contro le dispersioni di pellet
La transizione ambientale passa anche dalla riduzione dell’inquinamento industriale. Il nuovo regolamento europeo sulle perdite di pellet plastici introduce obblighi differenziati lungo la filiera. Gli operatori che gestiscono più di 5 tonnellate all’anno dovranno predisporre piani di gestione del rischio, mentre sopra le 1.500 tonnellate sarà necessaria una certificazione periodica rilasciata da organismi indipendenti.
Per le microimprese è previsto un sistema semplificato basato su autodichiarazioni di conformità. Nel trasporto marittimo i pellet dovranno essere collocati in contenitori resistenti e adeguatamente sigillati. Il regolamento comprende inoltre obblighi di informazione e formazione del personale, con l’obiettivo di ridurre del 30% il rilascio complessivo di microplastiche e modificare le pratiche industriali entro il 2030.
Una domanda per voi
La maggiore sicurezza e il potenziale minor costo delle batterie al sodio possono compensarne la densità energetica inferiore rispetto al litio?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=x2eoD5lMkWc

Ciao sono Marta, ma per gli amici elettronauti Tammar! Tammar nasce da un mix di curiosità e voglia di mettersi in gioco, che mi hanno guidata verso il mondo della mobilità elettrica!

