Varta, il crollo dell’ex promessa europea delle batterie
Varta, il gruppo tedesco, storico produttore di pile e microbatterie, ha presentato quattro istanze al tribunale di Stoccarda. A pesare sono la mancanza di nuovi finanziamenti, il deterioramento dei mercati e, soprattutto, la perdita di Apple, che avrebbe deciso di spostare in Asia le forniture di batterie per gli AirPods.
Una nuova crisi dopo la ristrutturazione
Varta torna davanti al tribunale, meno di due anni dopo la ristrutturazione che avrebbe dovuto rimettere in sicurezza il gruppo. Il produttore tedesco di batterie, con sede a Ellwangen nel Baden-Württemberg, ha presentato istanza di insolvenza in Eigenverwaltung, una procedura di auto-amministrazione nella quale il management resta alla guida dell’azienda sotto la supervisione di un curatore nominato dal tribunale. Secondo quanto confermato dalla società e dal tribunale di Stoccarda, le richieste riguardano quattro entità: Varta AG, Varta Microbattery GmbH, Varta Micro Production GmbH e Varta Storage GmbH.
Il punto centrale è che Varta non si presenta come un’azienda già ferma o priva di operatività quotidiana. La società mira formalmente a stabilizzare il business e a proseguire l’attività nel quadro della procedura. Ma la nuova insolvenza segna comunque il fallimento del precedente piano di salvataggio e apre la strada a un possibile spezzatino del gruppo.
L’addio di Apple
Il colpo più pesante arriva dalla perdita del cliente chiave.
Secondo Reuters e la stampa tedesca, il cliente in questione è Apple, che avrebbe deciso di spostare in Cina la fornitura delle microbatterie ricaricabili CoinPower destinate agli AirPods.
Varta non ha sempre menzionato direttamente Apple nelle comunicazioni ufficiali, ma ha indicato tra le cause della crisi la decisione di un cliente chiave di interrompere la collaborazione.
Per anni quelle piccole celle a bottone erano state il simbolo del rilancio tecnologico di Varta. Il gruppo tedesco era riuscito a posizionarsi in una nicchia ad alto valore, legata alla crescita degli auricolari wireless e dei dispositivi indossabili.
Proprio quella specializzazione si è trasformata in fragilità: quando la domanda ha rallentato e Apple ha diversificato o spostato le forniture, il modello industriale costruito intorno a quel cliente si è indebolito rapidamente.

Nördlingen, il simbolo industriale della crisi
La conseguenza più visibile riguarda lo stabilimento di Nördlingen, in Baviera, dove Varta produceva le microbatterie per cuffie wireless. L’impianto, secondo quanto riportato dalla stampa, dovrebbe chiudere in autunno, con la perdita di circa 350 posti di lavoro. La chiusura è particolarmente significativa perché proprio quel sito era stato ampliato negli anni del boom delle batterie per l'elettronica di consumo.
Il caso Nördlingen racconta un problema più ampio dell’industria europea delle batterie: qualità tecnologica e know-how non bastano se i costi non reggono il confronto con la concorrenza asiatica e se la base clienti è troppo concentrata.
Il nodo dei finanziamenti

A far precipitare la crisi è stata anche la mancanza di nuovo capitale. Secondo Reuters, i precedenti azionisti di riferimento — Porsche e l’imprenditore austriaco Michael Tojner — non erano disposti a versare ulteriori risorse. Un’analisi dei consulenti avrebbe indicato la necessità di una nuova iniezione finanziaria dell’ordine di decine di milioni di euro, ma nessun investitore si sarebbe fatto avanti.
La situazione si è quindi trasformata in una crisi di fiducia tra azionisti, creditori e management.
Varta veniva da una ristrutturazione complessa nel 2024, realizzata attraverso la procedura tedesca StaRUG, che aveva azzerato i vecchi azionisti, ridotto il debito e portato all’ingresso di nuovi soci forti. Ma la combinazione di una domanda più debole, della pressione competitiva, degli effetti valutari e della perdita del cliente principale ha riaperto il dossier.
Il business delle batterie domestiche resiste
Non tutta Varta è coinvolta allo stesso modo. La società ha indicato che il business delle batterie domestiche, giuridicamente e operativamente separato, non rientra nella procedura. È un dettaglio importante, perché proprio questa divisione è considerata una delle attività più redditizie e appetibili per i creditori.
Secondo le ricostruzioni di Reuters riprese dalla stampa tedesca, un gruppo di creditori che include Deutsche Bank e fondi come RBC BlueBay, Blantyre e Whitebox starebbe valutando di rilevare il business delle batterie per uso domestico. Tojner, invece, avrebbe manifestato interesse per la divisione delle microbatterie, cioè quella più direttamente legata alle celle per apparecchi acustici e per dispositivi elettronici.
Dai record al dissesto
Il contrasto con il passato recente è netto. Varta era stata considerata una delle grandi speranze europee nel settore delle batterie, capace di unire un marchio storico, competenze nelle microcelle e ambizioni nell’accumulo di energia. Nel 2021 il gruppo aveva raggiunto ricavi superiori a 900 milioni di euro, sostenuti dalla domanda di elettronica di consumo e di dispositivi wireless. Poi sono arrivati il rallentamento del mercato, l'inflazione, la concorrenza asiatica, i problemi operativi e un debito sempre più difficile da sostenere.
Nel 2024, ultimo bilancio pubblicato, Varta aveva registrato ricavi per 793,2 milioni di euro, in calo rispetto agli 820,3 milioni dell’anno precedente. L’EBITDA era negativo per 3,5 milioni, mentre l’EBITDA rettificato era pari a 30,6 milioni, rispetto a 50,4 milioni nel 2023. La società attribuiva parte del peggioramento agli effetti della ristrutturazione operativa e all’attacco informatico subito nel febbraio 2024.
Porsche e la partita V4Smart
Nel precedente salvataggio, Porsche era entrata in Varta per proteggere l’accesso alla tecnologia delle celle ad alte prestazioni, in particolare attraverso l’area V4Smart, legata alle batterie per applicazioni automotive. Secondo Reuters, questa ex divisione non sarebbe coinvolta nella nuova crisi allo stesso modo, perché era già stata separata nella precedente ristrutturazione e passata sotto il controllo prevalente di Porsche.
Questo rende ancora più evidente la possibile frammentazione del gruppo. Le attività considerate strategiche o profittevoli possono essere isolate; le altre rischiano tagli, cessioni o ulteriori procedure di risanamento.
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Una lezione per la filiera europea delle batterie

Il caso Varta pesa perché arriva in un momento in cui l’Europa cerca di ridurre la dipendenza dall’Asia per le batterie. L’azienda tedesca non era un gigante delle celle per auto elettriche come CATL o BYD, ma rappresentava comunque un pezzo della competenza europea nelle microbatterie, nelle celle specialistiche, negli accumulatori e nei sistemi di storage. La sua crisi mostra quanto sia difficile trasformare il know-how tecnologico in una competitività industriale stabile.
La dipendenza da un grande cliente, la scala produttiva insufficiente, la pressione sui costi e la rapidità dei concorrenti asiatici hanno creato una combinazione letale.
Il futuro: salvataggio o spezzatino
La procedura in auto-amministrazione lascia aperta la possibilità di salvare parti dell’azienda. Il management ha dichiarato di voler preservare il maggior numero possibile di posti di lavoro e assicurare la prosecuzione sostenibile delle attività. Ma la direzione più probabile, secondo le ricostruzioni di mercato, è una separazione degli asset: batterie domestiche da una parte, microbatterie dall’altra, storage e altre attività da ristrutturare o cedere.
Per l’industria tedesca ed europea, la crisi di Varta è un segnale d’allarme. Il mercato delle batterie resta strategico, ma non perdona debiti elevati, concentrazione dei clienti e costi fuori scala. Il marchio Varta potrebbe sopravvivere; il gruppo, nella forma finora conosciuta, difficilmente resterà lo stesso.
L'economia europea soffre di una perdita continua di competitività. Pensi che la causa sia anche politica?

di
Emanuele Oggioni
Analista finanziario, curioso di natura, Tesla owner e appassionato di e-mobility.

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