Un altro esempio di transizione. Il silenzio di Pechino
Spesso associamo la transizione elettrica ed energetica in atto ai cambiamenti da attuare e ai soldi da investirci. La politica, soprattutto quella italiana, sembra invece investire di più nel comunicare il perchè non dovremmo cambiare nulla. Tra posti di lavoro che verrebbero persi, auto nuove super costose da acquistare, installazione delle rinnovabili che danneggerebbe il paesaggio del Bel Paese e problemi inventati che chi la transizione l'ha già iniziata non ha avuto.
Spesso ci concentriamo sui problemi che ci sono per raggiungere l'obbiettivo piuttosto che sui benefici che darebbe l'obiettivo. Motivo per cui è importante guardare chi è più avanti di noi per capire come attuare meglio la transizione, ma anche cosa hanno già ottenuto. Ed ecco un esempio guardando Pechino, una delle città più grandi del mondo e con un parco veicoli circolante immenso. Una volta parlando della Cina e di Pechino si pensava solo all'inquinamento ma ora, anche grazie alle vetture elettriche, è tornato il silenzio. E c'è pure meno smog!

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Come Pechino ha abbattuto l'inquinamento acustico
La Pechino del 2024 è un po' come la Pechino del 2019, pre pandemia. La megalopoli che conta ben 20 milioni di abitanti è sempre piena zeppa di vetture che circolano per le sue strade. Ma oltre allo smog dei decenni precedenti, ma c'è anche qualcos'altro che manca. I suoni e i rumori che si udivano per le strade sono stati sostituiti da una quiete quasi anomala per una città viva come la capitale cinese. Non è un silenzio assoluto ovviamente ma è un qualcosa a cui gli abitanti sono ormai abituati in quelle latitudini.
Vista da noi occidentali sembra quasi una cosa assurda. Com'è possibile che una città tanto caotica e piena di persone e veicoli possa essere così silenziosa? Per decenni le case automobilistiche europee ci hanno detto, con i loro spot televisivi, che le "nostre" vetture sono sempre più silenziose ed efficienti delle precedenti ma le nostre strade e le nostre città rimangono non solo caotiche, ma soprattutto rumorose e inquinate.
Passeggiando lungo Dongsi Bei Da Jie in direzione Yonghe Gong (il Tempio dei Lama) giunge la risposta alla domanda. Passa una motocicletta cinese. Non fa' rumore.
Fa' ridere perchè se in Italia si parla di transizione sembra una cosa astratta, proposta da qualche radical chic che non ha nulla da fare durante il giorno o da qualche ragazzetto svitato che "imbratta" monumenti in nome di un ambiente da salvare.
Ma in Cina, e non solo, la transizione è una cosa seria e soprattutto reale.

È la differenza tra chi parla e chi agisce. Tra chi dice che una cosa non si può fare perchè ci sarebbero dei problemi da risolvere, e tra chi ci prova, risolve i nuovi problemi che a poco a poco sorgono come nuove sfide tecnologiche e che inizia a godere dei vantaggi. Si parla troppo spesso di soldi da spendere, posti di lavoro persi ma mai di nuove aziende che crescono (come l'italianissima Alpitronic, tra i leader mondiali dei costruttori di colonnine HPC), soldi risparmiati (dalle famiglie e dalle imprese che hanno deciso di abbracciare uno stile di vita più efficiente), nuovi posti di lavoro, un ambiente più salubre (cittadino e non), una minore dipendenza dai combustibili fossili che arrivano da Paesi esteri, una diminuzione dei prezzi dell'energia (se prodotta da fonti rinnovabili nostrane), una guida più tranquilla e, come si può ascoltare ora a Pechino, un nuovo silenzio a cui le città europee non sono più abituate.
Come sta cambiando il mercato dei veicoli cinese


Ovviamente bastava farci caso, quel motorino elettrico non era un caso isolato. Ormai la stragrande maggioranza dei veicoli circolanti su strada nella capitale cinese è elettrico o ibrido plug-in. Altro che ritorno al diesel o alla benzina come vorrebbero farci credere in Europa!
Se vediamo alle vendite di luglio 2024, la Cina ha visto i veicoli cosiddetti NEV, ovvero New Energy Vehicles o veicoli a nuova energia, superare i veicoli tradizionali con motore a scoppio. Infatti il 50,7% dei veicoli venduti a luglio faceva parte di queste due categorie: BEV o PHEV. Solo tre anni fa i NEV rappresentavano solo il 7% delle vendite totali cinesi.
Se vediamo agli USA, terzo mercato al mondo dopo Cina ed Europa, gli stessi veicoli compongono solo il 18% delle vendite totali del primo trimestre 2024.
Ormai la Cina non è più un contorno al mercato globale dell'automobile ma un traino dell'intera industria mondiale. Nonostante il calo della domanda europea di veicoli elettrici e plug-in, la categoria NEV è cresciuta del 21% a luglio 2024. Basti pensare che sono stati venduti 1.350.000 veicoli NEV a luglio 2024 nel mondo, di cui 880.000 solo in Cina (65% del valore totale), con un aumento del 31% rispetto all'anno precedente.
Nei primi sette mesi dell'anno la cinese BYD, costruttrice sia di veicoli elettrici che ibridi ha visto un aumento globale della vendita dei primi del 13% e dei secondi del 44%. Nel frattempo L'Europa ha visto una diminuzione del 7,8% a luglio e una crescita nulla rispetto al 2023 nei primi sette mesi. E come non citare il primo mercato europeo, la Germania, che ha tolto gli incentivi alle auto meno inquinanti ad inizio anno, ha visto le sue vendite globali calate del 12% da inizio 2024.
La differenza la fanno anche gli incentivi
Ed ecco che mentre molti Stati dell'Europa cercano di togliere gli incentivi all'acquisto delle auto elettriche a transizione appena iniziata e impongono perfino dazi alle più economiche vetture cinesi che aiuterebbero la penetrazione nel mercato delle vetture elettriche soprattutto nei segmenti più piccoli, la Cina insegna che proprio queste politiche di "bastone e carota" possono cambiare in positivo il mercato.
Non è un caso che la Cina abbia avuto questo boom di vendite di auto elettriche e PHEV. Lo Stato cinese negli ultimi anni ha usato molti fondi per convertire un mercato basato sulle auto con motore endotermico di produzione locale e in joint-venture con molteplici aziende europee come Volkswagen, BMW, Audi o la giapponese Toyota. Ha saputo investire nelle aziende cinesi produttrici di batterie come CATL e BYD, ma anche nel numero crescente di produttori di veicoli a zero emissioni come BYD, XPeng, Xiaomi, Geely, SAIC, Zeekr, Polestar, MG, HiPhi, Nio, GAC e molti altri. E non è tutto.
In Cina la targa da apporre sul veicolo ha un costo molto elevato, circa 11.000 Euro oltre il prezzo dell'auto. Serviva per calmierare la domanda crescente di vetture sul suolo cinese e disincentivarne l'acquisto per evitare di congestionare le città. Ma tutto cambia con l'elettrico. La targa verde diventa gratuita ed ecco che chi vuole acquistare un veicolo è enormemente incentivato ad acquistarne una BEV o PHEV.

Inoltre il governo cinese ha deciso di garantire, proprio da fine luglio 2024, un raddoppiamento dei programmi di sovvenzioni introdotti ad questo aprile. Concedendo poco meno di 3.000 € (20.000 Yaun) di sussidi in contanti all'acquisto di vetture cinesi.
Il silenzio di Pechino? Non solo grazie al motore silenzioso dell'auto elettrica
Qualche paragrafo fa abbiamo detto che tra i vantaggi della transizione vi sia anche il silenzio. Questo silenzio però non è solo dovuto alla silenziosità dei mezzi elettrici circolanti. Infatti avevamo anche citato una maggiore "tranquillità di guida" che la guida in elettrico garantisce.
Tra le strade di Pechino non si odono più clacson, ci sono meno grida e litigi. Il tutto grazie ad uno stile di guida più armonico che la nuova era elettrica può e deve portare.
Come immaginereste la vostra città o cittadina, "trasformata" dai vantaggi dell'auto elettrica?

di
Federico Fumagalli
Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!

