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Tesla Model S Plaid 2026, l'ultima evoluzione di Stella Bianca
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Tesla Model S Plaid 2026, l'ultima evoluzione di Stella Bianca

5 min.

La Tesla Model S arriva alla fine della produzione dopo 19 anni di vita del progetto Stella Bianca e 14 anni trascorsi su strada. L'ultima evoluzione Plaid 2026, indicata anche come Palladium 2.1, non stravolge una formula ormai consolidata: interviene piuttosto su aerodinamica, assetto, gestione elettronica e comfort, portando la grande berlina elettrica a un livello di maturità particolarmente elevato.

Aerodinamica affinata senza cambiare identità

Il frontale introduce uno splitter e una sezione centrale chiusa, rifinita in fibra di carbonio, che richiama la griglia della Model S di prima generazione. I fari adottano una configurazione dual matrix, con due elementi abbaglianti a matrice, mentre l'indicatore di direzione è stato spostato lateralmente. È presente anche una telecamera anteriore sul paraurti, destinata a supportare i sistemi di assistenza alla guida.

La chiusura del naso contribuisce a portare il coefficiente aerodinamico dichiarato a 0,208. Il confronto con la prima Model S, accreditata di un valore di 0,24, deve però considerare anche la maggiore superficie frontale della generazione attuale: con il passaggio alla famiglia Palladium, infatti, la carreggiata è stata ampliata di circa 2,2 centimetri per lato senza modificare lo spazio interno.

Anche il posteriore è stato ritoccato con uno spoiler più lungo di circa mezzo centimetro, pensato per aumentare la stabilità. Restano invece puramente estetiche le due feritoie laterali. I cerchi Velarium utilizzano coperture in plastica sviluppate in galleria del vento: secondo i dati riportati, permettono di ridurre la resistenza aerodinamica di circa 4,4 chilogrammi, migliorare l'efficienza dell'1,6% e aumentare quasi del 6% la ventilazione dei dischi.

Tre motori e controllo attivo della coppia

La Plaid mantiene la configurazione a tre motori, uno anteriore e due posteriori. La potenza indicata per questa evoluzione è di circa 1.032-1.033 CV, contro i 1.020 CV della versione precedente. Il motore anteriore non dispone di un sistema meccanico di disconnessione: può ridurre il proprio contributo in Range Mode, ma viene riattivato quando servono trazione o stabilità.

I due motori posteriori consentono un torque vectoring attivo. In curva la coppia viene distribuita diversamente tra le due ruote, anziché ricorrere soltanto alla frenatura di quella interna. Il controllo di trazione interviene fino a un migliaio di volte al secondo e, durante la prova, si è distinto per la capacità di gestire con precisione la potenza anche in condizioni di aderenza limitata.

La batteria passa dai precedenti 98 kWh lordi a 100 kWh lordi, con circa 95 kWh utilizzabili. Rimangono le celle Panasonic 18650 con chimica nichel-cobalto-alluminio, organizzate in un pacco da circa 7.900 elementi. La ricarica arriva a 250 kW in corrente continua e a 11 kW in corrente alternata, mentre la garanzia indicata è di otto anni o 240.000 chilometri.

Sospensioni più morbide e una guida ormai matura

Lo schema sospensivo comprende un quadrilatero alto anteriore con geometria antilift e un multilink posteriore a cinque leve. Le molle ad aria a doppia camera lavorano con ammortizzatori controllati elettronicamente. Rispetto alla precedente Palladium 2 è però scomparsa la regolazione separata e dettagliata di compressione e ritorno: dal menu Dinamiche si può scegliere l'altezza preferita e impostare il controllo degli ammortizzatori su Comfort, Standard o Sport.

Sono disponibili anche tre livelli per il peso dello sterzo, le impostazioni Soft e Plaid per l'accelerazione, la modalità Dragstrip e, sulla versione a tre motori, la modalità Track. Quest'ultima permette di modificare il raffreddamento e le curve di erogazione, compresa una configurazione orientata alla durata della prestazione in pista.

Nell'esperienza su strada, la gestione integrata di sospensioni, controllo di trazione, stabilità e trasferimenti di carico è risultata uno dei punti di forza principali. In modalità Comfort la vettura assorbe le irregolarità mantenendo stabile il corpo dell'auto anche alle velocità autostradali. Lo sterzo è stato leggermente ammorbidito e utilizza ingranaggi rivisti, mentre acceleratore e freno offrono una risposta progressiva e priva delle incertezze percepibili sulle Model S meno recenti.

L'impianto frenante standard è adeguato all'impiego quotidiano, ma mostra i propri limiti quando deve rallentare ripetutamente una vettura con questa potenza. Il sistema stima la temperatura dei freni sulla base delle decelerazioni precedenti e avvisa il conducente quando cresce il rischio di surriscaldamento. Per l'impiego in circuito è previsto il Track Pack, disponibile anche con dischi carboceramici che riducono la massa complessiva di circa 16,4 chilogrammi.

Comfort, silenziosità e criticità dell'abitacolo

Gli spazi rimangono quelli delle precedenti generazioni Palladium, così come cofano anteriore, bagagliaio e vani laterali. I nuovi sedili della Plaid hanno un'impostazione più contenitiva, ma conservano un buon supporto lombare e un comfort adatto ai lunghi viaggi. La seduta non è estensibile e, per un guidatore particolarmente alto, lascia una parte delle cosce senza sostegno. È emersa inoltre la sensazione di un punto di seduta leggermente più alto rispetto alla variante precedente.

La silenziosità beneficia della cancellazione attiva del rumore: alcuni microfoni rilevano i suoni provenienti dall'esterno e il sistema genera onde opposte attraverso altoparlanti collocati vicino alle orecchie dei passeggeri anteriori. Tra le altre novità figurano una luce ambientale disattivabile, che diventa quasi invisibile nella finitura quando è spenta, e un indicatore luminoso dell'angolo cieco integrato nei tweeter dei montanti.

Tra le rinunce restano l'assenza del tetto apribile, sostituito dal pannello fisso in vetro, e la rimozione del logo posteriore. Sono dettagli secondari rispetto al risultato complessivo, ma significativi su un modello arrivato alla propria evoluzione conclusiva. La Model S Plaid 2026 chiude così il percorso di Stella Bianca non con una rivoluzione, ma con il perfezionamento di un'architettura che, durante il test, si è mostrata ancora coerente, veloce e sorprendentemente confortevole.

Una domanda per voi

Tesla dovrebbe riportare la Model S su una piattaforma completamente nuova o lasciare che Stella Bianca chiuda qui la propria storia?

Nota sulla redazione

Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=Ue-TQMxmDM0

Matteo Valenza

https://bit.ly/m/MatteoValenza

Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!