Tesla Model 3, Autopark alla prova tra parcheggi riconosciuti e spazi ignorati
L'Autopark della Tesla Model 3 riesce a completare in autonomia manovre anche piuttosto impegnative, ma prima deve individuare correttamente lo spazio disponibile. È proprio questa fase di riconoscimento a essere risultata meno costante durante la prova: una volta accettato il parcheggio, il sistema si è generalmente mostrato preciso; in diversi casi, però, ha ignorato posti apparentemente utilizzabili.
Come si attiva il parcheggio automatico
La funzione testata è inclusa nel pacchetto Autopilot Avanzato. Procedendo lentamente accanto agli spazi disponibili, la Model 3 segnala sullo schermo il parcheggio riconosciuto attraverso una lettera P. A quel punto è necessario inserire la retromarcia, selezionare l'avvio della procedura e lasciare il freno: sterzo e movimenti necessari alla manovra vengono quindi gestiti dalla vettura.
Nel corso del test l'Autopark ha effettuato gli ingressi in retromarcia. Il sistema ha inoltre mostrato di tenere conto del traffico circostante: durante una manovra, all'arrivo di un'altra automobile, la Model 3 si è fermata prima di riprendere l'operazione. È un comportamento importante in un ambiente reale, dove pedoni e veicoli possono attraversare improvvisamente l'area di manovra.
La precisione emerge negli spazi tra due auto
I risultati migliori sono arrivati quando il posto era compreso tra due veicoli. In questa configurazione la vettura ha individuato più facilmente lo spazio e ha portato a termine parcheggi giudicati ben centrati. L'impressione emersa è che le automobili ai lati forniscano riferimenti più chiari rispetto alle sole linee tracciate a terra.
Una delle prove più significative riguardava un parcheggio stretto, con un piccolo marciapiede e una lieve salita all'ingresso. Nonostante la difficoltà aggiuntiva, l'Autopark ha completato correttamente la manovra. In un'altra situazione la presenza di un avvallamento nella strada non ha interrotto l'operazione: il sistema ha continuato fino a collocare l'auto nello spazio previsto.
Anche il controllo esterno della posizione finale ha restituito indicazioni generalmente positive. In un caso la Model 3 è rimasta a circa 30 centimetri dal marciapiede, pur non risultando perfettamente inserita tra tutte le linee. In un altro parcheggio la vettura è apparsa ben centrata, lasciando un po' più di spazio sul lato del guidatore, una scelta utile per consentire l'apertura della portiera.
La precisione non implica necessariamente una manovra rapida o eseguita in un solo movimento. In uno dei tentativi sono stati necessari diversi passaggi per completare l'ingresso. L'esito, tuttavia, è stato positivo e con distanze adeguate sia davanti sia dietro.
Il limite principale è il riconoscimento dello spazio
La criticità più evidente non riguarda quindi il controllo dell'auto, ma la capacità di capire dove parcheggiare. Il primo spazio affiancato a una Mercedes non è stato rilevato. Poco dopo, invece, un altro posto sulla destra è stato riconosciuto e utilizzato senza problemi. Questa discontinuità si è ripetuta in più aree.
La Model 3 ha ignorato una serie di cinque o sei posti liberi delimitati non da vere strisce, ma da una diversa pavimentazione. Il comportamento suggerisce che questo tipo di separazione non abbia offerto al sistema riferimenti sufficientemente chiari. Tuttavia, anche alcuni parcheggi ordinati e delimitati da linee visibili non sono stati proposti sullo schermo.
Un ulteriore tentativo in discesa non ha prodotto alcun riconoscimento, neppure dopo un piccolo arretramento per cambiare la posizione dell'auto rispetto allo spazio. Al contrario, un posto vicino ad alcuni paletti è stato rilevato e utilizzato correttamente. La presenza di ostacoli laterali, dunque, non ha impedito di per sé il funzionamento della procedura.
Parcheggi a lisca di pesce e aspetti da migliorare
La configurazione a lisca di pesce si è rivelata più problematica. Un primo spazio non è stato riconosciuto; in un tentativo successivo, tra due vetture, il sistema ha invece proposto il parcheggio ma ha iniziato una traiettoria non coerente con il posto scelto. La procedura è stata quindi considerata fallita.
In un parcheggio particolarmente stretto l'Autopark si è annullato quando la manovra era quasi conclusa. Sarebbe bastato arretrare ancora leggermente per completare l'operazione, ma la vettura ha preferito interrompere l'automatismo. Anche in questo caso era stato lasciato più spazio sul lato del guidatore, mentre la distanza dall'auto sul lato opposto risultava molto ridotta.
Durante le manovre non è stato osservato l'inserimento automatico degli indicatori di direzione, elemento segnalato come una possibile mancanza nell'uso quotidiano. La valutazione complessiva resta comunque positiva: quando individua correttamente il posto, la Model 3 si muove con buona precisione e sa gestire pendenze leggere, irregolarità del fondo e spazi stretti. Il punto meno affidabile rimane la selezione iniziale, soprattutto con posti vuoti, delimitazioni poco convenzionali o geometrie a lisca di pesce.
Rispetto a una precedente esperienza, nella quale la maggior parte dei parcheggi non veniva rilevata, il comportamento è apparso migliorato. Durante la prova è stata avanzata l'ipotesi che un aggiornamento software possa avere affinato la funzione, ma il materiale disponibile non consente di attribuire con certezza il cambiamento a una specifica versione.
Una domanda per voi
Per rendere davvero utile un sistema di parcheggio automatico conta di più la precisione della manovra o la capacità di riconoscere ogni spazio disponibile?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=4LjlvZLA5bk

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