Tesla Cybertruck Cyberbeast, tecnologia radicale e limiti concreti
Il Tesla Cybertruck Cyberbeast non è soltanto un grande pickup elettrico dalla forma inconsueta. Il primo contatto con l’esemplare impegnato in un tour italiano ha permesso di osservare una serie di soluzioni che interessano costruzione, architettura elettronica, sterzo e gestione dell’energia. Accanto alle innovazioni emergono però anche alcuni limiti pratici, mentre il design continua a provocare reazioni potenzialmente rischiose da parte degli altri utenti della strada.
Esoscheletro, acciaio e cablaggio di rete
La carrozzeria in acciaio inossidabile è l’elemento più evidente, ma non tutte le parti esterne appartengono all’esoscheletro: alcuni componenti vengono applicati in modo più simile a quanto avviene su un’automobile tradizionale. La struttura è realizzata ricorrendo alle Gigapress prodotte da Idra, azienda del Bresciano. I pannelli hanno dimostrato di poter fermare anche un proiettile da 9 mm, ma questo non rende l’intero veicolo antiproiettile: in particolare, i vetri non offrono la stessa protezione.
La parte più interessante è probabilmente quella meno visibile. Al posto dei chilometri di cablaggi normalmente presenti in un veicolo, il Cybertruck impiega un numero ridotto di cavi, in larga parte assimilabili a cavi di rete. Le informazioni vengono trasferite attraverso un flusso basato sul protocollo TCP/IP, mentre alcune centraline distribuiscono i comandi ai diversi componenti. L’obiettivo è semplificare l’architettura elettrica ed elettronica, riducendo la complessità del cablaggio tradizionale.
Steer-by-wire e quattro ruote sterzanti
Il Cybertruck non utilizza un collegamento meccanico diretto tra volante e ruote. Lo steer-by-wire trasforma il movimento impartito dal conducente in un comando elettronico e adatta dinamicamente la risposta alla velocità. In manovra il sistema rende più incisiva la sterzata senza richiedere ampie rotazioni del volante; alle velocità superiori, invece, la risposta diventa più progressiva per mantenere un comportamento percepito come naturale.
A questa soluzione si aggiungono le quattro ruote sterzanti. Durante il primo contatto, la combinazione dei due sistemi ha restituito l’impressione di un veicolo molto più maneggevole di quanto suggeriscano dimensioni superiori ai cinque metri. Il confronto emerso è quello con una Tesla Model 3, soprattutto per la facilità con cui il grande pickup sembra poter affrontare parcheggi e svolte strette. Non essendo stata effettuata una prova dinamica su strada europea, si tratta comunque di una valutazione preliminare.
Cassone, alimentazione esterna e abitabilità
Il cassone misura 1,85 metri in lunghezza e 1,30 metri in larghezza. Dispone di punti di fissaggio bullonati, illuminazione a LED e un foro di drenaggio, utile per eliminare acqua e liquidi. La copertura è azionata elettricamente sia in apertura sia in chiusura. Nel vano sono presenti anche prese elettriche in formato statunitense: è la funzione vehicle-to-load, attraverso la quale l’energia della batteria può alimentare utensili e dispositivi esterni, una caratteristica particolarmente coerente con l’impiego operativo di un pickup.
Gli interni seguono l’impostazione minimalista di Tesla, portandola ancora più all’estremo. Dietro resta molto spazio per le gambe anche per occupanti alti 1,90 metri e oltre. Le sedute posteriori lasciano libero il volume sottostante e possono essere sollevate per aumentare ulteriormente la capacità di carico interna. È presente anche un display posteriore utilizzabile per contenuti multimediali e videogiochi, con connessione per joystick e auricolari Bluetooth.
Aerodinamica e criticità del progetto
Nonostante la sezione frontale quasi verticale e le superfici spigolose, il progetto integra soluzioni dedicate alla gestione dei flussi, tra cui air curtain laterali e una griglia anteriore attiva. Il consumo indicato nell’analisi è di circa 20 kWh ogni 100 km sulle strade statunitensi, un valore da considerare nel relativo contesto d’uso e non verificato attraverso una prova diretta. Al momento del contatto, infatti, il Cybertruck non poteva essere guidato sulle strade europee.
Alcune scelte restano perfettibili. Il grande tergicristallo singolo non raggiunge completamente la parte inferiore del parabrezza, lasciando una porzione bagnata in caso di pioggia intensa. Sull’esemplare osservato era inoltre visibile la soluzione adottata per il problema al rivestimento del pedale dell’acceleratore, fissato con un rivetto. Le superfici in acciaio, prive di maniglie tradizionali, raccolgono facilmente impronte, anche se per un mezzo destinato almeno idealmente a fango e percorsi difficili l’aspetto estetico potrebbe avere un peso relativo.
La criticità più insolita non riguarda però una componente tecnica. L’aspetto del Cybertruck attira l’attenzione al punto da spingere automobilisti e passanti a fermarsi, affiancarlo o riprenderlo con il telefono. Il rischio nasce quindi dalla distrazione generata da un oggetto ancora rarissimo e immediatamente riconoscibile. È l’altra faccia di un progetto capace di trasformare ogni apparizione pubblica in un evento, ma anche di alterare il comportamento di chi lo incontra nel traffico.
Una domanda per voi
Lo steer-by-wire e le quattro ruote sterzanti possono rendere davvero gestibile nell’uso quotidiano un pickup delle dimensioni del Cybertruck?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=GjR0pgO_o34

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