Tesla apre alcuni Supercharger agli altri marchi: il test con Nissan Ariya
L’apertura di alcuni Tesla Supercharger italiani alle auto elettriche di altri marchi aggiunge una nuova possibilità per chi viaggia senza guidare una Tesla. Il funzionamento è stato verificato sul campo presso il Supercharger V3 vicino all’aeroporto di Parma, utilizzando una Nissan Ariya. Il test ha permesso di valutare la procedura attraverso l’app Tesla, i costi applicati, la velocità effettiva della sessione e una criticità concreta: la compatibilità tra la posizione della presa sull’auto e i cavi relativamente corti delle colonnine.
Come si avvia la ricarica dall’app Tesla
L’accesso per i veicoli di altri costruttori passa dall’applicazione Tesla, disponibile gratuitamente per iPhone e Android. Dopo la registrazione è necessario inserire una carta di pagamento e selezionare la funzione dedicata alla ricarica di un veicolo non Tesla. La mappa mostra quindi le stazioni compatibili: al momento dell’apertura il servizio interessava circa una decina di siti italiani, non l’intera rete.
La disponibilità limitata ad alcune località e ad alcuni stalli può dipendere da diversi fattori. Tra quelli indicati figurano il livello di congestione delle stazioni e le condizioni contrattuali legate agli spazi occupati dagli impianti, che possono trovarsi presso centri commerciali o altre aree di proprietà di soggetti terzi. Per sapere dove è possibile ricaricare bisogna quindi verificare direttamente la mappa aggiornata nell’app.
Una volta scelta la stazione, l’applicazione riporta il numero di stalli disponibili, la potenza massima e i servizi presenti nelle vicinanze. A Parma erano installati Supercharger V3 con potenza massima dichiarata di 250 kW per stallo. Per iniziare la sessione è stato sufficiente collegare il connettore CCS2 Combo alla Nissan Ariya, selezionare nell’app il codice riportato sulla colonnina — nel caso del test, 2A — e premere il comando di avvio.
Tariffe, abbonamento e risultati della prova
Le tariffe mostrate per il Supercharger di Parma cambiavano in base all’orario. Dalla mezzanotte alle 16 il prezzo indicato era di 0,74 euro per kWh, mentre tra le 16 e le 20 saliva a 0,83 euro per kWh, per poi tornare a 0,74 euro fino a mezzanotte. Era inoltre prevista una tariffa per l’occupazione dello stallo dopo la fine della ricarica, fino a un euro al minuto. I prezzi possono variare da una stazione all’altra.
Per gli utenti non Tesla era disponibile anche un abbonamento facoltativo da 12 euro al mese. Presso la stazione utilizzata, l’adesione riduceva la tariffa da 0,74 a 0,60 euro per kWh nella prima fascia indicata e da 0,83 a 0,67 euro per kWh tra le 16 e le 20. Senza abbonamento rimane comunque possibile effettuare una singola ricarica pagando il prezzo ordinario.
All’avvio della sessione è stata richiesta una preautorizzazione di 10 euro sulla carta. La ricarica è partita senza difficoltà e l’app ha inizialmente mostrato una potenza di 98 kW, rimasta poi sostanzialmente stabile intorno ai 100 kW. La potenza realmente accettata dipende naturalmente dalle possibilità del veicolo e dalle sue condizioni durante la sessione, anche se lo stallo può arrivare a un valore superiore.
La Nissan Ariya è passata dal 17% al 47% di carica, guadagnando 30 punti percentuali. L’app Tesla ha contabilizzato 25 kWh in 15 minuti e 36 secondi, per una spesa complessiva di 20,75 euro. Nel confronto tra i valori visualizzati dall’auto e quelli addebitati è emersa una differenza stimata in circa 1,1 kWh, attribuita durante il test alle dispersioni: in questa specifica sessione tale quantità non è risultata addebitata. Si tratta però di un’osservazione relativa a una singola ricarica, non di una regola generale.
Il limite pratico dei cavi e della posizione delle prese
L’aspetto più delicato dell’apertura riguarda la disposizione fisica degli stalli. Le Tesla hanno la presa di ricarica nella parte posteriore sinistra e i Supercharger sono stati progettati intorno a questa configurazione. Le auto di altri marchi possono invece avere la presa davanti, sul lato destro o in altre posizioni. Il cavo del Supercharger utilizzato è apparso lungo circa un metro, una misura che può rendere difficile raggiungere la presa senza parcheggiare in modo diverso da quello previsto.
Con la Nissan Ariya, dotata di presa sul parafango anteriore destro, il collegamento è avvenuto facilmente. Un veicolo con presa posteriore destra potrebbe invece dover occupare uno spazio non corrispondente alla colonnina selezionata, sottraendo di fatto uno stallo a un altro utente. Prima di iniziare la manovra conviene quindi osservare la posizione del connettore, il codice della colonnina e il percorso del cavo.
Non tutti gli stalli della stazione di Parma erano accessibili alle auto non Tesla: solo una parte risultava dedicata al servizio aperto agli altri marchi. Questa scelta può contenere il rischio di saturazione per i clienti Tesla, ma richiede attenzione da parte di chi utilizza l’app per la prima volta. L’apertura della rete amplia comunque le alternative disponibili nei viaggi elettrici e permette a Tesla di vendere energia anche a nuovi utenti, portandoli allo stesso tempo all’interno del proprio ecosistema digitale.
Una domanda per voi
I cavi corti e la diversa posizione delle prese possono diventare il principale limite dei Supercharger aperti alle auto di altri marchi?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=UwJsEixCZwE

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