Scambio sul posto verso la fine: scadenze e alternative per l’energia condivisa
Il 2025 segna l’avvicinarsi della fine dello scambio sul posto, il meccanismo che per oltre 16 anni ha permesso ai proprietari di impianti rinnovabili di compensare l’energia immessa in rete con quella successivamente prelevata. Il cambiamento apre una fase nuova per il fotovoltaico italiano: ritiro dedicato, sistemi di accumulo, autoconsumo e comunità energetiche sono destinati ad assumere un peso crescente nelle scelte di famiglie, imprese ed enti locali.
Le scadenze per lo scambio sul posto
Introdotto nel 2008 e aggiornato nel 2012, lo scambio sul posto ha contribuito a ridurre le bollette degli utenti dotati di impianti alimentati da fonti rinnovabili. Fino al 29 settembre 2025 sarà ancora possibile presentare una domanda di accesso, ma esclusivamente per impianti entrati in esercizio entro il 29 maggio dello stesso anno. Dopo questa soglia, i nuovi impianti non potranno più beneficiare del meccanismo.
La transizione è in realtà già cominciata. Dalla fine del 2024, gli impianti con convenzioni di scambio sul posto attive da più di 15 anni non hanno più potuto rinnovare l’accordo. Per gli utenti diventa quindi necessario valutare modalità differenti di valorizzazione dell’energia prodotta e non consumata immediatamente.
Tra le alternative indicate figura il ritiro dedicato, che permette di vendere al gestore l’energia in eccesso. Un’altra strada è rappresentata dall’accumulo, utile a conservare parte della produzione e utilizzarla quando l’impianto non genera abbastanza elettricità. Resta inoltre centrale l’ottimizzazione dell’autoconsumo, cioè lo spostamento dei consumi nelle ore in cui l’impianto produce.
Comunità energetiche, nuove regole e ritardi italiani
Le comunità energetiche rinnovabili possono offrire una risposta collettiva alla fine dello scambio sul posto, incentivando la condivisione locale dell’energia generata. Dal Key Energy 2025 sono emerse modifiche alle regole di accesso al contributo a fondo perduto del PNRR pari al 40%, destinato ai piccoli comuni. L’obiettivo dichiarato è superare le criticità riscontrate nei mesi precedenti e semplificare l’accesso agli incentivi.
Il termine per presentare le domande è stato spostato dal 31 marzo al 30 novembre 2025. Il limite demografico dei comuni beneficiari potrebbe inoltre salire dagli attuali 5.000 a 30.000 abitanti, arrivando a coinvolgere oltre 7.600 amministrazioni locali. Il provvedimento comprende anche consorzi ed enti di bonifica, inizialmente esclusi, e introduce maggiore flessibilità per l’autoconsumo a distanza, praticabile fino a giugno 2026.
Il quadro resta però complesso. Secondo i dati richiamati da Legambiente e Banca d’Italia, il Paese sarebbe in ritardo di otto anni rispetto agli obiettivi europei della transizione energetica. Le cause indicate sono burocrazia, pianificazione insufficiente e investimenti limitati. Per raggiungere il traguardo del 2030 servirebbe una crescita annuale delle rinnovabili tre volte superiore a quella attuale, insieme a procedure autorizzative più semplici per i nuovi impianti.
Dalle rotatorie al mare: nuovi spazi per produrre energia
La ricerca di nuovi modelli energetici riguarda anche l’impiego di infrastrutture e risorse già disponibili. Un progetto propone di trasformare le rotatorie stradali in piccoli centri di produzione, integrando pannelli fotovoltaici, turbine eoliche verticali e sistemi di accumulo. L’obiettivo è generare energia senza consumare altro suolo. La stima presentata attribuisce a dieci rotatorie una produzione di circa 20 MW di elettricità al giorno, equivalenti a 7.300 MWh all’anno.
Il progetto ipotizza anche di utilizzare l’acqua piovana come refrigerante in un processo termoelettrico. Anelli termoelettrici trasformerebbero le differenze di temperatura in energia. L’idea amplia le possibili funzioni delle infrastrutture urbane, ma lascia aperte questioni concrete sulla fattibilità dell’installazione e soprattutto sulla manutenzione nel lungo periodo.
La startup molisana Innovation sta invece lavorando sulle risorse marine, come moto ondoso e correnti, e su un sistema solare a concentrazione. Rispetto ai pannelli fotovoltaici tradizionali, questa tecnologia utilizza specchi o lenti per concentrare i raggi su una superficie ridotta, aumentando la temperatura del punto di raccolta. Il calore ottenuto può essere destinato alla produzione elettrica, a processi industriali o a sistemi per la desalinizzazione dell’acqua marina, con possibili applicazioni nelle aree costiere e insulari.
Riciclo e circolarità delle tecnologie rinnovabili
La crescita delle fonti rinnovabili rende sempre più urgente affrontare il fine vita di pannelli, pale eoliche e batterie. Per le pale, i ricercatori del National Renewable Energy Laboratory hanno sviluppato una resina chiamata PECAN, progettata per consentirne il riciclo completo. Nel fotovoltaico, Solar Cycle dichiara di riuscire a recuperare fino al 90% dei materiali, mentre l’italiana Nine Tech sta sviluppando processi per estrarre argento e silicio mediante acidi organici anziché sostanze chimiche tossiche.
Anche le batterie rappresentano una riserva di materie prime. Litio, cobalto e nichel possono essere recuperati e reimpiegati: Redwood Materials opera già su larga scala e fornisce componenti riciclati e nuovi a Tesla, Ford e BMW. Le normative che richiedono una quota minima di materiale riciclato nelle batterie al litio stanno spingendo il settore verso un modello più circolare, nel quale il fine vita diventa una nuova fase della catena produttiva.
La stessa logica interessa gli scarti locali. Nelle Madonie sono previsti 5 milioni di euro per tre impianti destinati alla produzione di pellet green attraverso biomassa legnosa e residui agricoli. A Ivrea, invece, le arance utilizzate durante il carnevale vengono trasformate in compost e biometano. Il biogas ottenuto può servire per generare elettricità o alimentare mezzi pubblici, mostrando come anche un rifiuto organico stagionale possa essere inserito in una filiera energetica.
In questo scenario, la fine dello scambio sul posto non coincide con la fine del sostegno alla produzione distribuita, ma con un cambio di strumenti. La convenienza per gli utenti dipenderà sempre più dalla capacità di consumare direttamente l’energia, accumularla oppure condividerla. Il passaggio potrà favorire soluzioni più evolute, ma richiederà regole accessibili e un quadro sufficientemente stabile da permettere investimenti consapevoli.
Una domanda per voi
Accumulo e comunità energetiche possono sostituire efficacemente i vantaggi economici garantiti finora dallo scambio sul posto?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=cDLvWdbMsoY

Ciao sono Marta, ma per gli amici elettronauti Tammar! Tammar nasce da un mix di curiosità e voglia di mettersi in gioco, che mi hanno guidata verso il mondo della mobilità elettrica!

