Salvini contro le elettriche per salvare l'industria automotive italiana, mentre Mavel decide di fornire la cinese Nio
Potremmo dire che sono parole che fanno scalpore, ma ormai le dichiarazioni "anti-elettriche" di Matteo Salvini non dovrebbero fare neanche notizia... se non fosse il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. Quindi ciò che dice purtroppo vale doppio. Questo è un estratto delle sue parole, durante un incontro con i simpatizzanti leghisti a Marina di Pisa di giovedì sera.
Il voto delle prossime elezioni europee è decisivo perché noi vogliamo salvaguardare l’Italia, perché se l’Europa impone le auto elettriche avvantaggia solo la Cina e manda sul lastrico le fabbriche italiane ed europee che lavorano nel settore.
Matteo Salvini, Ministro per i Trasporti e le Infrastrutture
Salvini dice che l'Europa impone le auto elettriche?
Diciamo che sia vero, come se nella legge che prevede il 2035 come limite massimo per la vendita di vetture con motore a scoppio non fossero previste deroghe per bio-fuel e carburanti sintetici, oltre che all'idrogeno.


Ora, premesso questo, ci piacerebbe sapere dal Ministro come penserebbe di incentivare le aziende automotive italiane? Facendo come fatto con Dr Automobiles? Un giro in fabbrica. Tanto orgoglio per un'azienda italiana che fa impresa in Italia, ma senza sapere da dove provengano tutti i componenti che vengono solo assemblati in Italia.
Perchè visto quello che è successo negli ultimi decenni in Italia con FIAT prima, Stellantis ora, non ci sembra che i governi abbiano fatto e stiano facendo un ottimo lavoro. Sempre più stabilimenti chiudono a favore di nuovi stabilimenti in Francia e di sempre più vetture "italiane" prodotte in Polonia a Tychy, o in Turchia a Tofas o direttamente nello stabilimento di FCA in Serbia.

Oltretutto di FIAT è la famosissima 500e, best seller europeo. L'auto elettrica per la città europea non voluta da Marchionne. E a differenza della sua controparte a motore termico che viene prodotta in Polonia, questa viene prodotta in Italia, presso lo stabilimento di Mirafiori.
Del gruppo FIAT fa parte anche Maserati, e la nuova Granturismo Folgore viene prodotta a Modena.
Poi c'è Mavel che decide di fornire la cinese Nio
Mavel è un'azienda italiana del vicentino, famosa per fornire articoli elettronici. È notizia di qualche giorno fa, che sarà lei a rifornire la startup cinese Nio del powertrain della sua prossima piattaforma elettrica.
Sì, perchè Mavel non è esattamente un'azienda alle prime armi. È già in contatto con aziende del calibro di Aston Martin, McLaren, Ducati ed Energica per quanto riguarda la fornitura dei motori elettrici.

Nio ha visto in Mavel non solo un'azienda capace, ma anche un'azienda che produce componenti di qualità e con brevetti che la pongono al top nel mondo. Quindi come sempre, quando si cerca la qualità, in Italia c'è sempre margine di crescita visto che siamo conosciuti nel mondo per questa caratteristica.
Conclusione
A conti fatti esiste un'Italia che vuole progredire, lo fa cercando di sfornare nuovi modelli elettrici e lo fa proprio in Italia, in stabilimenti italiani e con manodopera italiana. Poi esiste un'altra Italia che si sogna un futuro senza auto elettrica per paura "dell'invasione cinese", che però si perde per strada tutte le possibilità che questa rivoluzione sta dando.
E proprio il caso di Mavel, che è solo l'ultimo in ordine di tempo, è eclatante. Spesso si pensa che il cambiamento porterà alla perdita di posti di lavoro. In realtà, come ogni rivoluzione, porterà al cambiamento di alcuni lavori.
Una volta c'era il cavallo. L'automobile avrà fatto perdere il posto a molti maniscalchi, ma qualcuno avrà pur dovuto assemblare queste automobili. Una volta c'erano Nokia, Motorola ed Ericsson che era il sinonimo di telefono cellulare. Ora ci sono Apple, Samsung, Huawei e molti altri. Ogni rivoluzione si porta con sé un cambiamento a livello lavorativo e di competenze.
Magari chi oggi fa pistoni e bielle un domani potrebbe assemblare batterie e powertrain. In Italia.
Ha ragione il Ministro Salvini a prendere le distanze dagli "invasori" e dell'Europa o le aziende nostrane che nascono per l'elettrico o decidono di rivolgersi al mercato emergente delle auto elettriche?

di
Federico Fumagalli
Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!

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