Ricarica pubblica: diffusione, costi e gestione dei guasti
Trovare una colonnina fuori servizio è possibile, ma non significa automaticamente restare a piedi. La gestione dell’imprevisto dipende soprattutto dal margine residuo nella batteria, dalla pianificazione e dall’uso corretto delle applicazioni degli operatori. A marzo 2025 la rete pubblica italiana conta quasi 66.000 punti di ricarica, sebbene la loro distribuzione territoriale e la disponibilità delle diverse potenze rimangano disomogenee.
Quasi 66.000 punti, ma con forti differenze territoriali
Secondo i dati aggiornati al 31 marzo 2025, il 57% dei punti di ricarica pubblici si trova nel Nord Italia, con una presenza rilevante in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte. Il Centro raccoglie il 20% della rete, soprattutto tra Toscana e Lazio, mentre il restante 23% è distribuito tra Sud e Isole. Campania, Sicilia e Sardegna risultano in crescita, ma ancora distanti dalla densità raggiunta nelle regioni settentrionali.
La parte più consistente dell’infrastruttura è costituita da circa 51.000 punti in corrente alternata, con potenze fino a 22 kW. Sono soluzioni adatte alle soste più lunghe presso parcheggi pubblici, supermercati, centri commerciali, hotel e ristoranti. A questi si aggiungono circa 10.800 punti in corrente continua, con potenze comprese tra 50 e 150 kW, e 4.200 punti HPC oltre i 150 kW, pensati per soste rapide in autostrada o presso nodi strategici.
Il numero complessivo ridimensiona l’idea che le colonnine siano assenti, ma non elimina le criticità. Una rete ampia non garantisce infatti che ogni punto sia libero, funzionante o adatto alla potenza richiesta dall’auto. Per chi viaggia, conta quindi conoscere non soltanto la posizione delle stazioni, ma anche il loro stato operativo, il prezzo e la presenza di alternative nelle vicinanze.
Quanto costa ricaricare sulle reti pubbliche
I costi medi indicati a marzo 2025 cambiano sensibilmente in base alla potenza. Nei calcoli proposti, la ricarica in AC viene valutata a 0,50 euro per kWh, quella in DC a circa 0,70 euro per kWh e la HPC a circa 0,80 euro per kWh. La maggiore velocità, dunque, ha un prezzo: quando non c’è fretta, una colonnina in corrente alternata può risultare economicamente più conveniente.
La Fiat Grande Panda elettrica viene presa come riferimento con un consumo medio indicato di circa 15 kWh ogni 100 km. Applicando le tariffe considerate, percorrere 100 km costa circa 7,50 euro ricaricando in AC, 10,50 euro in DC e 12 euro utilizzando una stazione HPC. Il confronto proposto con un’auto termica ipotizza un consumo di 6 litri ogni 100 km: con benzina a 1,80 euro al litro si spenderebbero 10,80 euro, mentre con gasolio a 1,70 euro al litro il costo sarebbe di 10,20 euro.
La ricarica pubblica può quindi collocarsi in linea con benzina e diesel, ma il risultato cambia in base alla colonnina scelta. In autostrada il quadro diventa meno favorevole: si ricorre soprattutto alle stazioni DC e HPC, con tariffe che possono arrivare a 0,95 euro per kWh, mentre la marcia a 130 km/h aumenta i consumi a causa della resistenza aerodinamica. Per una city car non particolarmente orientata ai lunghi trasferimenti autostradali, il vantaggio economico può così ridursi o scomparire.
Fiat Grande Panda elettrica: autonomia e ricarica
La Fiat Grande Panda elettrica dispone di una batteria da 44 kWh lordi, dei quali 40 kWh utilizzabili. L’autonomia dichiarata nel ciclo WLTP è indicata intorno ai 320 km, mentre nell’impiego esclusivamente cittadino la stima riportata sale a circa 350-400 km. In autostrada, al contrario, la percorrenza disponibile diminuisce.
In corrente alternata il modello supporta fino a 11 kW: collegandolo a una wallbox di pari potenza, una ricarica completa richiede circa quattro ore. In corrente continua, utilizzando una colonnina da 100 kW, il tempo indicato per raggiungere l’80% è di circa 35-40 minuti. Per l’uso urbano quotidiano può quindi bastare una ricarica AC, mentre la corrente continua diventa utile quando occorre contenere la durata della sosta.
Cosa fare quando una colonnina non funziona
Una stazione può essere fuori servizio per un problema tecnico, per una connessione dati assente oppure può semplicemente risultare occupata. Applicazioni come Nextcharge, PlugShare, Plenitude On the Road e JuicePass di Enel X consentono di verificare in tempo reale se un punto è libero, attivo o guasto. Possono inoltre mostrare potenza disponibile, costo e recensioni lasciate dagli utenti.
Se la ricarica non parte, il primo passaggio consiste nel controllare cavo e presa, quindi scollegare e ripetere il collegamento. Se il problema rimane, bisogna contattare l’assistenza del servizio utilizzato per avviare la sessione. Quando si adopera l’app di un operatore su una colonnina appartenente a un’altra rete, va chiamato il gestore dell’app, non necessariamente il numero riportato sulla stazione. L’operatore può tentare un riavvio da remoto oppure indicare un’alternativa.
La precauzione più importante è non attendere che la batteria scenda all’1%. In viaggio è consigliabile iniziare a cercare una ricarica intorno al 20%, così da conservare margine sufficiente per raggiungere un altro punto. Prima della partenza conviene inoltre individuare le stazioni lungo il tragitto e predisporre almeno un piano alternativo, controllando potenza e prezzo.
Quando i tempi lo permettono, preferire l’AC consente di contenere i costi; chi ricarica frequentemente fuori casa può invece valutare i pacchetti mensili offerti dagli operatori. Resta infine essenziale liberare lo stallo appena conclusa la sessione. Una colonnina guasta è un inconveniente reale, ma con un adeguato margine di batteria, informazioni aggiornate e un’alternativa già individuata diventa generalmente un problema gestibile.
Una domanda per voi
Quale intervento renderebbe la ricarica pubblica più affidabile: una rete più capillare, informazioni migliori sullo stato delle colonnine o assistenza più efficace?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=adu2C9kaOfY

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