
Ricarica off-grid, microreattori e fabbriche elettriche: le nuove frontiere dell’energia
Portare la ricarica rapida dove la rete elettrica non è pronta, sviluppare microreattori destinati anche alle aree più remote e costruire fabbriche alimentate senza combustibili fossili: la transizione energetica sta producendo soluzioni molto diverse, accomunate dalla ricerca di maggiore flessibilità. Le novità arrivano dagli Stati Uniti e dall’Italia e riguardano mobilità, produzione industriale, fonti rinnovabili, fusione nucleare ed efficienza energetica.
SparkCharge porta la ricarica rapida fuori dalla rete
A East Boston, SparkCharge ha inaugurato insieme al Massachusetts Clean Energy Center e alla società di car sharing Zipcar quello che viene presentato come il primo hub mobile di ricarica rapida in corrente continua e off-grid del nord-est degli Stati Uniti. Il progetto nasce per installare capacità di ricarica nei luoghi in cui un potenziamento della rete richiederebbe lavori lunghi e costosi.
Il sistema utilizza un rimorchio alimentato a batteria, descritto come un grande powerbank mobile, capace di erogare fino a 320 kW in corrente continua. La batteria viene ricaricata gradualmente sfruttando l’energia già disponibile nel sito di Zipcar. In questo modo il prelievo può essere distribuito nel tempo, evitando di richiedere alla rete locale tutta la potenza necessaria durante le sessioni di ricarica rapida.
L’obiettivo operativo è mantenere cariche e disponibili le auto condivise, sia per gli utenti del servizio sia per i conducenti che impiegano i veicoli Zipcar nel ride sharing. La soluzione non elimina la necessità di prelevare energia, ma separa temporalmente il prelievo dalla ricarica dei veicoli: il trailer accumula lentamente e restituisce l’energia ad alta potenza quando serve. È un approccio potenzialmente utile anche per installazioni temporanee o siti penalizzati da connessioni elettriche insufficienti.
Microreattori compatti per aree remote e applicazioni spaziali
Sul fronte nucleare, Antares ha chiuso un finanziamento da 96 milioni di euro per accelerare lo sviluppo del microreattore R1. Il sistema è progettato per fornire elettricità stabile in aree remote della Terra e in future applicazioni spaziali, con una potenza prevista compresa tra 100 kW e 1 MW.
Uno degli elementi centrali è il combustibile TRISO, formato da minuscole sfere di carbonio e ceramica che racchiudono l’uranio e sono concepite per resistere a temperature estreme. Questa soluzione è considerata funzionale alla realizzazione di reattori compatti. Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha selezionato Antares per un programma pilota dedicato ai reattori avanzati. L’azienda punta a una dimostrazione operativa nel 2026 e a un prototipo completo nel 2027.
Anche l’Italia rafforza il proprio coinvolgimento nella ricerca nucleare, entrando nello steering committee dell’infrastruttura europea in costruzione a Granada per lo studio dei materiali destinati ai futuri reattori a fusione. Il progetto produrrà un flusso di neutroni ad altissima intensità, necessario per verificare come i materiali reagiscano a condizioni termiche e meccaniche estreme. L’obiettivo è sviluppare componenti affidabili e longevi, con possibili applicazioni della struttura anche nella medicina e nella fisica delle particelle.
Eolico, fotovoltaico e incentivi per ridurre i consumi
In Italia prosegue intanto l’espansione delle fonti rinnovabili. I progetti eolici di Carlentini e Greci Montaguto, sviluppati in collaborazione con ERG, prevedono il rinnovamento di due parchi per una potenza complessiva di 141 MW. A Carlentini sono previsti 97 MW totali, con 81 MW interessati da una ricostruzione completa, mentre il nuovo impianto di Greci Montaguto raggiungerà 44 MW.
In Veneto una multiutility ha acquisito due impianti fotovoltaici da 7,61 e 7,41 MW, superando complessivamente i 15 MW. La produzione attesa è vicina a 25.000 MWh all’anno, indicata come sufficiente per più di 9.000 famiglie, con una riduzione stimata di circa 6.000 tonnellate di CO2 equivalente ogni dodici mesi.
Sul versante degli incentivi, la Regione Lombardia ha stanziato contributi per imprese e comuni destinati a fotovoltaico, batterie di accumulo e riqualificazione degli impianti. I finanziamenti possono coprire fino al 50% dell’investimento e prevedono controlli sui rendimenti effettivi a due anni dall’installazione. Il MIMIT ha invece assegnato 262 milioni di euro alle imprese del Sud per impianti fotovoltaici dedicati all’autoproduzione, sistemi di accumulo e inverter intelligenti, con contributi fino al 45% dell’investimento.
In Valtellina il bando Green Heat riguarda sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento alimentati da biomassa certificata, geotermia superficiale e solare termico. Sono finanziabili progettazione, reti primarie, sistemi avanzati di controllo e accumulatori termici, questi ultimi importanti per rendere più continuo il servizio anche quando la produzione e la domanda non coincidono.
La fabbrica ferroviaria net-zero e il recupero delle reti da pesca
Negli Stati Uniti, lo stabilimento Hitachi Rail nel Maryland rappresenta un’applicazione industriale della decarbonizzazione. La fabbrica è completamente elettrica ed è stata realizzata con un investimento di 100 milioni di dollari, dei quali oltre 30 milioni dedicati alla digitalizzazione. Può produrre fino a 20 carrozze al mese per le metropolitane di Washington, Baltimora e Philadelphia.
Un impianto fotovoltaico da 1,8 MW copre oltre il 70% dei consumi, mentre la quota restante viene soddisfatta con energia certificata rinnovabile. Il sito opera senza combustibili fossili, monitora continuamente i consumi e punta a una maggiore autosufficienza attraverso futuri sistemi di accumulo. La produzione integra inoltre stampa 3D, robot, droni e una rete privata 5G, mentre la gestione dei materiali ha già raggiunto la modalità zero rifiuti.
Un progetto sperimentale guarda infine al mare, recuperando vecchie reti da pesca e integrandole in moduli flessibili capaci di convertire il movimento ondoso in elettricità attraverso materiali piezoelettrici. I prototipi galleggianti hanno superato i primi test in mare, mostrando resistenza e stabilità. La proposta unisce così due obiettivi: produrre energia dal moto ondoso e recuperare parte delle plastiche marine.
Una domanda per voi
La ricarica rapida mobile a batteria può diventare un’alternativa concreta nei luoghi dove potenziare la rete è troppo lento o costoso?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=GuwnvL9CW8s

Ciao sono Marta, ma per gli amici elettronauti Tammar! Tammar nasce da un mix di curiosità e voglia di mettersi in gioco, che mi hanno guidata verso il mondo della mobilità elettrica!