Ricarica Ionity ad Affi, cinque stalli in crisi e un appuntamento perso
Una sosta programmata presso la stazione Ionity di Affi si è trasformata in 95 minuti di attesa, cinque tentativi di ricarica e un appuntamento ospedaliero perso. L’esperienza mette in evidenza un problema decisivo per la mobilità elettrica: una colonnina può essere presente, libera e formalmente attiva, ma risultare comunque quasi inutilizzabile se la potenza erogata è molto inferiore a quella attesa.
Da una sosta di 20 minuti a cinque tentativi
Il viaggio verso Trento era iniziato con circa il 30% di batteria. La chiusura dell’ingresso dell’autostrada A22 ad Affi, causata dal ribaltamento di un camion, aveva già imposto una deviazione. Arrivata nella zona di Peschiera con il 10% residuo, la Lotus elettrica è stata quindi portata alla stazione Ionity di Affi, scelta per il numero di punti di ricarica e per la potenza dichiarata di 360 kW.
Il programma prevedeva una pausa di circa 20 minuti prima di ripartire verso l’ospedale di Trento, dove era fissato alle 15 un appuntamento atteso da quattro mesi. Il primo stallo ha avviato regolarmente la sessione, ma la potenza è scesa rapidamente: da 50 kW per pochi secondi a 40, poi 30 e infine circa 20 kW.
Lo spostamento su altri punti non ha risolto il problema. Complessivamente sono stati provati cinque stalli. Dopo 56 minuti il display indicava appena 19 kWh erogati; al termine della permanenza, durata 95 minuti, l’energia accumulata era di circa 32 kWh. Una prestazione incompatibile con l’esigenza di una sosta rapida, soprattutto partendo da uno stato di carica così basso.
Anche l’ergonomia dei connettori ha mostrato margini di miglioramento. L’assenza di una maniglia rendeva difficile inserire la presa, oltre a costringere a maneggiare direttamente parti esposte allo sporco. È un dettaglio che diventa ancora più importante pensando agli utenti con mobilità o forza ridotte. La tettoia, inoltre, non impediva alla pioggia di raggiungere l’area di ricarica.
Assistenza disponibile, ma senza una soluzione immediata
Il servizio clienti Ionity si è mostrato cortese e ha seguito la procedura di verifica per circa 16 minuti. L’operatore ha controllato le curve di erogazione e rilevato problemi sui diversi caricatori provati. Tra le possibili cause è stata indicata la temperatura esterna, che durante la sosta era passata da circa 9 a 7 gradi.
Questa spiegazione, tuttavia, non è risultata convincente nell’esperienza sul campo. La stessa auto era stata ricaricata il giorno precedente a 250 kW con una temperatura di 4 gradi. Anche l’operatore ha giudicato anomala una limitazione fino a circa 20 kW e ha comunicato l’apertura di un’indagine.
Le alternative disponibili nell’area non hanno permesso di recuperare il ritardo. Una colonnina meno potente era occupata, mentre i punti Tesla presenti ad Affi non erano accessibili all’auto utilizzata. Con 58 minuti di strada ancora da percorrere e una batteria aumentata soltanto di pochi punti percentuali, arrivare in tempo era ormai impossibile. L’ospedale non ha potuto accettare un ritardo di circa mezz’ora e ha rinviato l’appuntamento al 31 gennaio.
La prova successiva esclude un limite evidente dell’auto
Una successiva sessione presso un’altra stazione ha fornito un confronto diretto. La Lotus, con batteria al 21% e non preriscaldata, ha iniziato a ricevere 120 kW, salendo quasi subito a 176 kW. La potenza si è poi mantenuta nell’ordine di 160-180 kW durante una parte della sessione.
In 8 minuti e 20 secondi sono stati trasferiti 18,38 kWh. Dopo 20 minuti il contatore segnava 50 kWh, con stato di carica al 66% e una potenza ancora pari a 145 kW. Pur non essendo una prova tecnica controllata, il confronto ravvicinato con la stessa vettura rende poco plausibile che il rallentamento di Affi dipendesse esclusivamente dall’auto o dalla temperatura.
L’affidabilità conta quanto la potenza dichiarata
Il caso di Affi non riguarda soltanto la velocità di ricarica. Il punto centrale è la prevedibilità del servizio: chi pianifica un viaggio deve poter sapere se una colonnina funziona davvero e quale potenza è realisticamente disponibile. Altri utenti presenti sul posto hanno riferito prestazioni abituali intorno a 70 kW e, nelle condizioni più favorevoli, circa 90 kW. Si tratta di testimonianze raccolte sul posto, non di una misurazione sistematica, ma contribuiscono a descrivere una criticità che potrebbe non essere isolata.
In cinque anni di utilizzo dell’auto elettrica, questa è stata la prima situazione nella quale un problema di ricarica non ha potuto essere gestito con un cambio di stallo o di stazione. Proprio per questo l’episodio è significativo: anche un guasto raro può avere conseguenze concrete quando si verifica nel momento sbagliato e non esistono alternative immediatamente accessibili.
Per rendere affidabile l’infrastruttura pubblica non basta installare colonnine con valori di picco elevati. Servono monitoraggio continuo, segnalazioni chiare quando un punto non funziona correttamente e tempi di intervento molto rapidi. Tra i riferimenti proposti dall’esperienza emerge la necessità di accordi sul livello di servizio capaci di portare assistenza sul posto in tempi vicini ai 30 minuti e di garantire una disponibilità paragonabile a quella richiesta ai servizi digitali critici.
La diffusione della mobilità elettrica dipende anche dalla fiducia. Se un caricatore indicato come attivo eroga soltanto una frazione della potenza necessaria e il problema non viene comunicato prima dell’arrivo, l’utente perde la possibilità di pianificare. L’infrastruttura deve quindi essere valutata non soltanto per quantità e potenza nominale, ma per la capacità di offrire un servizio realmente disponibile quando serve.
Una domanda per voi
La rete di ricarica dovrebbe privilegiare nuove installazioni o investire prima sull’affidabilità e sul monitoraggio delle colonnine esistenti?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=F4OP2XcW1Io

https://bit.ly/m/MatteoValenza
Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!

