
Progetto Batman, a Pollutri il primo hub italiano per il riciclo delle batterie
Il riciclo delle batterie compie un passo industriale importante in Italia con il progetto Batman, acronimo di Battery Treatment and Management. A Pollutri, in provincia di Chieti, è stato inaugurato il primo hub nazionale dedicato al trattamento su larga scala delle batterie al litio e alcaline giunte a fine vita. L'obiettivo è recuperare fino al 95% di materie prime critiche come litio, cobalto, nichel e grafite, riducendo contemporaneamente il consumo di acqua, energia e le emissioni legate all'approvvigionamento di nuovi materiali.
Come funziona il progetto Batman
Il progetto è stato finanziato dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica con 1,2 milioni di euro. L'impianto introduce processi idrometallurgici e un sistema di gestione pensato per separare e recuperare i materiali contenuti nelle batterie esauste, riportandoli potenzialmente all'interno dei cicli produttivi invece di destinarli allo smaltimento.
I numeri riportati indicano la dimensione crescente del problema: nel 2024 in Italia sono state raccolte 450 tonnellate di batterie al litio e oltre 1.200 tonnellate di batterie alcaline. Questi volumi sono destinati ad aumentare del 50% nei prossimi anni, rendendo necessaria una capacità nazionale adeguata sia per il trattamento dei rifiuti sia per il recupero delle risorse strategiche.
Rispetto all'estrazione primaria, i processi adottati dal progetto Batman puntano a ridurre del 95% i consumi idrici, del 30% le emissioni di CO2 e del 50% i consumi energetici. Il valore dell'impianto non dipende quindi soltanto dalla gestione delle batterie esauste: recuperare litio, nichel, cobalto e grafite può diminuire il ricorso a nuove attività estrattive e contenere l'impatto ambientale della filiera.
Produzione locale e nuovi obiettivi climatici
Sul fronte della generazione distribuita, a Roma sono state presentate le Vele del Campidoglio, impianti fotovoltaici con una potenza complessiva di diverse centinaia di kilowatt. Il progetto comprende sistemi di accumulo per rendere disponibile l'energia anche nelle ore serali e prevede la distribuzione della produzione attraverso comunità energetiche, con l'obiettivo di ridurre i costi per i cittadini e aumentare l'autonomia energetica urbana.
La progettazione delle strutture è stata orientata anche all'integrazione estetica con l'ambiente circostante. È un aspetto non secondario nei contesti urbani, dove la diffusione delle rinnovabili deve confrontarsi con spazi limitati, continuità del servizio, condivisione dell'energia e inserimento architettonico.
Anche l'Australia ha alzato le proprie ambizioni climatiche, indicando una riduzione delle emissioni di gas serra compresa tra il 62 e il 70% rispetto ai livelli del 2005. Il nuovo obiettivo supera il precedente impegno del 43% entro il 2030 e si inserisce nel percorso verso la neutralità climatica al 2050, in un Paese ancora fortemente dipendente da carbone e gas.
Dal ghiaccio salato all'aria liquida: le alternative per l'accumulo
La crescita di solare ed eolico rende sempre più importante immagazzinare l'energia prodotta nei momenti di abbondanza. Tra le soluzioni allo studio compare il ghiaccio salato, che sfrutta il cambiamento di fase dell'acqua salata per accumulare e rilasciare energia termica a temperature controllate. I test citati hanno mostrato un'efficienza di conversione superiore al 70%, con costi indicati come inferiori rispetto alle batterie elettrochimiche.
Un'altra strada è il Liquid Air Energy Storage, o LAES. Il sistema usa l'elettricità in eccesso per raffreddare e liquefare l'aria. Quando la rete richiede energia, l'aria viene riscaldata: espandendosi fino a 700 volte, aziona turbine che producono elettricità. Il progetto descritto è arrivato a produrre 10 tonnellate di aria liquida al giorno, utilizzando un turboespansore capace di superare i 100.000 giri al minuto e un contenitore isolato multistrato per mantenere le temperature criogeniche.
Rispetto al pompaggio idroelettrico o all'accumulo ad aria compressa, il LAES viene presentato come più flessibile dal punto di vista geografico, perché non richiede dighe o cavità. Può inoltre utilizzare calore di scarto per migliorare l'efficienza complessiva. Resta però da verificare quanto rapidamente questa tecnologia possa passare dai risultati tecnici a una diffusione operativa su scala significativa.
In Giappone è stata invece inaugurata una centrale che produce energia sfruttando la differenza di salinità tra acqua dolce e acqua marina. Membrane semipermeabili generano pressione osmotica, successivamente convertita in elettricità mediante turbine. La tecnologia offre una produzione continua e indipendente dalle condizioni atmosferiche, ma deve ancora affrontare i costi delle membrane e della manutenzione.
Rinnovabili, occupazione e domanda dei data center
Secondo l'analisi riportata, il settore europeo delle rinnovabili occupa circa 950.000 persone. Solare ed eolico rappresentano insieme metà dell'occupazione complessiva. La Germania guida soprattutto nell'eolico e nel fotovoltaico, mentre la Francia conta 86.000 addetti, sostenuti da bioenergia e idroelettrico. In Spagna e Italia è invece il solare a costituire la principale fonte di occupazione del comparto.
La domanda di energia pulita cresce anche per effetto dei data center. Google prevede un investimento di 5 miliardi di sterline nel Regno Unito e intende alimentare le proprie infrastrutture esclusivamente con energia rinnovabile. L'accordo descritto affida a Shell la gestione della fornitura e prevede contratti di lungo periodo collegati a impianti eolici e solari dedicati, per una capacità complessiva nell'ordine di diversi gigawatt.
Riciclo, generazione rinnovabile e accumulo stanno così diventando parti dello stesso sistema. Il progetto Batman affronta il tratto finale della vita delle batterie, mentre comunità energetiche e tecnologie come LAES cercano di rendere più gestibile una produzione elettrica sempre più distribuita. La sfida decisiva sarà trasformare progetti e sperimentazioni in infrastrutture industriali capaci di funzionare con continuità e su larga scala.
Una domanda per voi
Il recupero delle materie prime critiche può rendere il riciclo delle batterie un elemento centrale della filiera energetica italiana?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=dyrHH7v4jXk

Ciao sono Marta, ma per gli amici elettronauti Tammar! Tammar nasce da un mix di curiosità e voglia di mettersi in gioco, che mi hanno guidata verso il mondo della mobilità elettrica!