Porsche Macan elettrica, la prova dei 1.000 km fermata da traffico e ricarica
La prova autostradale da 1.000 km della Porsche Macan elettrica non ha permesso di valutare fino in fondo consumi, soste e prestazioni di ricarica. Il test è stato interrotto prima da un grave problema di viabilità e poi dal malfunzionamento di un'intera stazione Free To X nell'area di Roncadelle, in provincia di Brescia. Il risultato è diventato così un caso concreto delle difficoltà che un automobilista elettrico può incontrare quando molti stalli dipendono dalla stessa infrastruttura.
La prova si interrompe dopo circa 100 km
La 1.000 km prevede un percorso prevalentemente autostradale affrontato a 130 km/h, con l'obiettivo di mettere alla prova l'auto in condizioni impegnative e verificare anche il peso delle soste di ricarica. In questo caso, però, dopo circa 100 km un veicolo contromano ha portato alla chiusura di un tratto autostradale nella zona di Peschiera. Per ritrovare un accesso all'autostrada è stata necessaria circa un'ora e mezza di coda, rendendo impossibile proseguire il programma previsto.
Dopo avere rinunciato alla percorrenza completa, il test è proseguito soltanto con un giro dedicato ai consumi della Porsche Macan e con il ritorno verso il punto di partenza. La breve esperienza non consente quindi di trarre conclusioni definitive sull'efficienza autostradale del modello. Durante le manovre, tuttavia, le quattro ruote sterzanti si sono mostrate utili nel rendere la Macan particolarmente agile rispetto alle sue dimensioni percepite.
Dieci stalli disponibili, ma nessuna ricarica
Il problema più rilevante è emerso al momento di ricaricare. Nell'area erano presenti quattro colonnine con otto stalli, ai quali se ne aggiungevano altri due: dieci punti di ricarica complessivi, ma nessuno è riuscito ad avviare una sessione. I tentativi sono stati effettuati attraverso applicazioni e tessere differenti, comprese quelle di Enel X e Plenitude e la carta fornita con la Porsche.
La procedura arrivava regolarmente all'autenticazione e alla selezione del connettore CCS, ma si interrompeva durante la preparazione della sessione. Il messaggio sullo schermo chiedeva quindi di scollegare il connettore. Non si trattava apparentemente di un problema limitato alla Macan: nella stessa area anche una Mercedes-Benz EQS SUV, una Polestar 2 e una Audi Q4 e-tron avevano provato senza successo, prima di lasciare la stazione.
Per escludere ulteriormente un'incompatibilità specifica dell'auto, la procedura è stata ripetuta con una Tesla Model Y. Anche in questo caso la sessione non è partita. La colonnina rilevava però correttamente lo stato di carica della Tesla, pari al 79%, segnale che almeno una parte della comunicazione tra automobile e infrastruttura stava avvenendo. Il guasto sembrava quindi collocarsi in una fase successiva, ma dall'esperienza sul campo non è stato possibile identificarne la causa.
Reset e avvio da remoto non risolvono il problema
L'assistenza Free To X ha risposto rapidamente e ha avviato un primo reset delle colonnine, indicando anche di contattare il fornitore del servizio di ricarica. L'operatrice di Plenitude ha quindi tentato di avviare la sessione da remoto, senza però superare lo stesso errore. Anche un successivo reset più approfondito dell'infrastruttura non ha cambiato la situazione.
L'interfaccia delle colonnine Alpitronic è risultata chiara e facile da usare, con la possibilità di scegliere la lingua e seguire in modo comprensibile i diversi passaggi. La semplicità del terminale, tuttavia, non può compensare un problema che impedisce l'avvio della ricarica a prescindere dall'applicazione, dalla tessera o dall'automobile utilizzata.
Tra cambi di stallo, prove con più credenziali e telefonate ai servizi di assistenza, è trascorso circa un'ora senza riuscire a erogare energia. La Porsche Macan conservava comunque il 45% di batteria, sufficiente per evitare una situazione di emergenza. Con un livello residuo molto basso, invece, il guasto avrebbe richiesto di lasciare l'autostrada e raggiungere una stazione alternativa.
Più app e tessere aiutano, ma non bastano sempre
L'episodio suggerisce alcune precauzioni pratiche. Disporre di più applicazioni consente di tentare l'attivazione attraverso circuiti differenti, mentre una tessera RFID può essere utile quando lo smartphone o la connessione dati creano difficoltà. In questa occasione, però, né le app né le due tessere disponibili hanno risolto il problema, perché il blocco interessava apparentemente l'intera stazione.
Una soluzione più uniforme potrebbe arrivare dalla diffusione del Plug & Charge, che permette all'auto e alla colonnina di riconoscersi senza richiedere ogni volta applicazioni o carte. Non tutte le automobili e le infrastrutture, però, offrono ancora questa possibilità. Inoltre, anche l'autenticazione automatica non eliminerebbe un guasto tecnico capace di rendere indisponibili tutti gli stalli.
Problemi di questo tipo sono stati descritti come rari nell'esperienza maturata in cinque anni, ma resta frequente la necessità di cambiare colonnina o affrontare qualche passaggio aggiuntivo. La criticità principale non è quindi il singolo inconveniente, che può capitare a qualsiasi infrastruttura, bensì l'assenza di una vera alternativa nello stesso sito quando tutti i punti di ricarica smettono contemporaneamente di funzionare.
Una domanda per voi
Quale livello di ridondanza dovrebbe garantire una stazione di ricarica per evitare che un guasto renda inutilizzabili tutti gli stalli?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=jBfFidIpa0k

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