Skip to main content
Polestar 4 Performance, prova del crossover elettrico senza lunotto
Pubblicato il
Aggiornato il

Polestar 4 Performance, prova del crossover elettrico senza lunotto

5 min.

La Polestar 4 mette insieme prestazioni elevate, grande abitabilità e una scelta progettuale che cambia il rapporto con la visibilità posteriore: al posto del lunotto utilizza una telecamera collegata allo specchietto digitale. Dopo oltre 5.000 km percorsi in circa un mese, l'impressione complessiva è quella di un'elettrica curata e piacevole da guidare, capace di passare dall'impiego quotidiano a una risposta decisamente sportiva. Non mancano però compromessi, soprattutto nei consumi e in alcune soluzioni dell'interfaccia.

Dimensioni importanti e molto spazio a bordo

La Polestar 4 misura 4,83 metri in lunghezza e 1,54 metri in altezza, con un passo di 2,99 metri. Il peso dichiarato nel test è di circa 2.305 kg, un valore rilevante che contribuisce a spiegare almeno in parte i consumi riscontrati. Il bagagliaio offre 526 litri, dispone di un doppio fondo e supera i 1.500 litri abbattendo gli schienali posteriori frazionati 60:40. Davanti è presente anche un piccolo vano da circa 15 litri, sufficiente almeno per ospitare un cavo.

L'assenza del lunotto ha consentito ai designer di inclinare maggiormente il montante posteriore senza sacrificare l'abitabilità. Dietro rimane molto spazio per gambe e testa, mentre gli schienali reclinabili permettono di aumentare il comfort dei passeggeri. Il tetto panoramico elettrocromatico contribuisce alla luminosità dell'abitacolo e può essere oscurato per limitare l'ingresso della luce.

La visuale posteriore è affidata a una telecamera dotata di un sistema automatico di pulizia e allo specchietto centrale digitale. La soluzione elimina gli angoli ciechi generati da montanti, passeggeri e bagagli, ma richiede un breve adattamento: spostando lo sguardo dalla strada al display, l'occhio deve cambiare messa a fuoco. Durante l'uso quotidiano questa operazione è risultata inizialmente meno immediata, per poi diventare naturale nel giro di pochi giorni. Lo specchietto può comunque essere commutato nella modalità riflettente tradizionale per osservare l'abitacolo.

Batteria CATL, ricarica e due configurazioni

Il pacco batteria CATL utilizza una chimica NCM 811, 110 celle prismatiche e un'architettura a 400 volt. La capacità nominale è di 100 kWh, dei quali 94 kWh utilizzabili, con una garanzia indicata in 8 anni o 160.000 km. La ricarica arriva a 200 kW in corrente continua e a 11 kW in alternata; per passare dal 10 all'80% sono dichiarati circa 31 minuti.

La versione Long Range a trazione posteriore eroga 272 CV e 343 Nm, accelera da 0 a 100 km/h in 7,4 secondi e raggiunge 180 km/h, con un'autonomia dichiarata di 610 km. La Dual Motor a trazione integrale sale a 544 CV, copre lo 0-100 km/h in 3,8 secondi e arriva a 200 km/h, mentre l'autonomia dichiarata scende a 580 km.

Nell'esperienza sul campo la configurazione più potente ha mostrato un'accelerazione molto intensa. Una misurazione al banco ha registrato oltre 1.000 Nm di coppia, dato che aiuta a descrivere la risposta immediata dei due motori, ma anche il consumo giudicato piuttosto elevato. In inverno, con pneumatici stagionali e cerchi da 22 pollici, è stata stimata una perdita di almeno 50-60 km rispetto al dato dichiarato, variabile in funzione dello stile di guida.

Il pacchetto Performance punta sull'assetto

Il pacchetto Performance non modifica la potenza rispetto alla Long Range Dual Motor. Interviene invece sull'assetto, aggiungendo cerchi da 22 pollici, cinture gialle e sospensioni specifiche regolabili. Sterzo, ammortizzatori, acceleratore ed erogazione possono essere impostati su più livelli: nella configurazione più rigida la Polestar 4 è apparsa precisa e molto reattiva, mentre con le tarature più morbide conserva il comfort necessario per l'impiego giornaliero.

La potenza è accompagnata da un impianto frenante Brembo che, durante la prova, ha offerto una frenata efficace e un pedale ben calibrato, né spugnoso né eccessivamente duro. Anche la rigenerazione è convincente: al livello massimo permette una guida a un pedale ben modulabile e riduce notevolmente la necessità di ricorrere ai freni meccanici.

Interni curati, pochi tasti e software ancora migliorabile

L'abitacolo segue una filosofia minimalista, con materiali riciclati, superfici in similpelle e rivestimenti intrecciati che integrano parte dell'illuminazione interna. Le plastiche rigide sono concentrate soprattutto nella zona inferiore delle portiere. Dopo oltre 5.000 km non sono emersi scricchiolii, mentre assemblaggi, comfort e qualità percepita hanno lasciato un'impressione positiva.

Il sistema infotainment centrale, basato su Android, utilizza uno schermo orizzontale di circa 13 pollici ed è affiancato da un head-up display essenziale. L'interfaccia è risultata abbastanza intuitiva, ma la cornice inutilizzata attorno al pannello e la finitura grigia ne riducono la pulizia visiva. Il software ha inoltre mostrato qualche piccolo bug, nonostante due aggiornamenti over the air ricevuti nel periodo della prova abbiano già introdotto miglioramenti.

Quasi tutte le funzioni passano dallo schermo, comprese le regolazioni di volante e specchietti e i comandi del portellone. Le scorciatoie sul volante consentono però di cambiare rapidamente modalità di guida, disattivare l'avviso acustico del superamento dei limiti e modificare la frenata rigenerativa. Meno convincenti i numerosi comandi aptici sulle razze: la vibrazione di conferma non restituisce la stessa immediatezza di pulsanti fisici o joystick tradizionali.

La dotazione comprende infine numerose telecamere, radar e guida assistita di livello 2. Nel complesso la Polestar 4 Performance emerge come un'elettrica spaziosa, costruita con attenzione e capace di prestazioni notevoli. L'efficienza non è il suo punto di forza e la centralità del touchscreen richiede qualche compromesso, ma comfort, dinamica di guida e qualità dell'abitacolo compongono una proposta tecnicamente solida.

Una domanda per voi

La telecamera posteriore può sostituire davvero il lunotto senza penalizzare comfort visivo e immediatezza durante la guida?

Nota sulla redazione

Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=cqVYbCaGOGk

Matteo Valenza

https://bit.ly/m/MatteoValenza

Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!