NEXT Future Mobility, il trasporto urbano diventa elettrico e modulare
Ridurre traffico ed emissioni nei centri urbani attraverso veicoli elettrici capaci di unirsi e separarsi in funzione del percorso. È l'obiettivo di NEXT Future Mobility, progetto nato a Padova intorno all'idea di Tommaso Gecchelin: un sistema di pod modulari destinato al trasporto di persone, ma adattabile anche alla logistica e alle consegne.
Il concetto è stato sviluppato a partire dal 2012 e presentato per la prima volta a Dubai nel febbraio 2018. Al momento dell'incontro, la società aveva già sperimentato i veicoli a Padova, anche su strada pubblica con operazioni di aggancio e sgancio, e disponeva di altri sette moduli impiegati nei test a Dubai e presenti anche all'Expo. L'obiettivo dichiarato allora era completare l'omologazione entro la fine dell'anno e avviare la produzione di serie.
Pod che si uniscono e cambiano destinazione
La caratteristica centrale di NEXT è la modularità. Ogni unità può circolare autonomamente oppure collegarsi ad altri pod, fino a formare una composizione di 15 elementi. Il collegamento può essere fisico e rigido oppure virtuale: in quest'ultimo caso, il sistema denominato Virtual Link mantiene i moduli coordinati, variandone leggermente la distanza in base alla strada e alle condizioni del traffico.
Questa architettura consente di ridistribuire i passeggeri e riorganizzare il servizio durante il percorso. Più unità possono condividere una parte del tragitto e poi separarsi per raggiungere destinazioni differenti. Il principio combina quindi alcuni elementi tipici di un convoglio con la flessibilità di veicoli indipendenti, evitando che l'intera composizione debba seguire sempre lo stesso itinerario.
Il singolo modulo misura 2,67 metri in lunghezza, 2,35 metri in larghezza e 2,90 metri in altezza. Può ruotare su se stesso di 360 gradi, una possibilità pensata per aumentare la manovrabilità negli spazi urbani. La configurazione mostrata dispone di sei sedili, uno dei quali riservato inizialmente al conducente, mentre con un allestimento prevalentemente in piedi la capacità indicata arriva a circa 15 passeggeri per unità.
L'abitacolo è climatizzato e dispone di porte scorrevoli frontali e laterali. L'accesso può essere gestito tramite una prenotazione effettuata con l'app oppure mediante la scansione di un codice QR. Le ampie superfici vetrate puntano invece a migliorare la luminosità interna e il rapporto visivo tra passeggeri e ambiente circostante.
Batterie modulari e sostituzione in due minuti
Il progetto prevede due configurazioni della propulsione elettrica. La versione di base può raggiungere 70 km/h e affrontare pendenze dell'8%, mentre l'alternativa da 100 kW arriva, secondo i dati illustrati, a 90 km/h e può superare pendenze del 15%. In entrambi i casi le ruote motrici sono due.
La capacità della batteria parte da 20 kWh e può salire, come opzione, fino a 60 kWh. Nella configurazione più capiente viene dichiarata un'autonomia massima di 300 chilometri. Gli accumulatori possono essere ricaricati a bordo oppure all'esterno del veicolo: NEXT ha infatti previsto stazioni per la sostituzione manuale del pacco, con un tempo indicato di circa due minuti per lo smontaggio e il montaggio.
La possibilità di cambiare la batteria separa i tempi di ricarica da quelli di utilizzo del mezzo. Per un servizio pubblico o logistico significa, almeno sul piano progettuale, poter mantenere i pod operativi sostituendo l'accumulatore scarico con uno già carico. L'efficacia concreta dipenderebbe però dalla disponibilità delle stazioni e dall'organizzazione dell'infrastruttura.
La guida autonoma resta legata alle regole
NEXT è stato concepito come un sistema autonomo, ma la versione destinata all'omologazione è stata semplificata per adeguarsi ai vincoli normativi. In particolare, al momento della sperimentazione la guida autonoma non era ancora legalizzata e i sistemi steer-by-wire risultavano difficili da omologare. Per questo il progetto prevedeva la presenza di un conducente nel modulo di testa.
L'impostazione tecnologica comprende comunque diversi sistemi di assistenza e navigazione, tra cui radar a lungo raggio, sensori di avvicinamento e GPS. La prospettiva indicata da Gecchelin era arrivare, nell'arco di cinque o dieci anni, a un quadro nel quale l'automazione potesse liberare tutte le potenzialità della piattaforma modulare. Si tratta però di una previsione progettuale, non di una scadenza normativa certa.
Dal trasporto pubblico alle consegne
I pod non sono pensati esclusivamente come minibus urbani. Tra gli impieghi considerati figurano le navette aeroportuali, il trasporto di merci, le consegne legate all'e-commerce e i servizi postali. La stessa piattaforma potrebbe quindi essere configurata in modo diverso in base alla missione, mantenendo la logica dell'aggregazione e della separazione tra moduli.
Dubai rappresentava il primo cliente e il mercato ritenuto più vicino a un'applicazione pratica, anche grazie alla collaborazione avviata con Careem, servizio di prenotazione diffuso negli Emirati Arabi. Parallelamente, i test condotti a Padova alimentavano l'ipotesi di un'implementazione italiana.
A Padova era stata inoltre avviata una piccola partnership con il Gruppo Volkswagen, in particolare attraverso una concessionaria locale. L'idea era creare una sinergia tra mobilità pubblica e privata: utilizzare un servizio come NEXT per gli spostamenti quotidiani e ricorrere all'auto privata per esigenze differenti, come i viaggi del fine settimana. Più che eliminare completamente l'automobile, il progetto immagina dunque una diversa ripartizione dei suoi impieghi.
La proposta di NEXT mette insieme elettrificazione, servizio su richiesta, modularità e automazione. Il nodo decisivo non riguarda soltanto il funzionamento dei singoli pod, ma la capacità di integrarli nella rete urbana, costruire l'infrastruttura per le batterie e ottenere le necessarie omologazioni. È su questi passaggi che un prototipo tecnologicamente articolato può trasformarsi in un sistema di trasporto utilizzabile su larga scala.
Una domanda per voi
Un sistema di pod elettrici capaci di unirsi e separarsi potrebbe rendere il trasporto urbano più flessibile rispetto alle linee tradizionali?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=T3R6VvXW8qs

https://bit.ly/m/MatteoValenza
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