Mercedes-Benz eConic, la raccolta rifiuti completa il turno senza ricariche
Una flotta di 18 Mercedes-Benz eConic completamente elettrici sta svolgendo i servizi di raccolta dei rifiuti di una città tedesca senza bisogno di ricariche intermedie. I primi risultati indicano che anche un impiego gravoso, caratterizzato da numerose fermate e ripartenze, può essere coperto utilizzando soltanto una parte dell'energia disponibile.
Gli eConic consumano il 35% della batteria durante il turno
Entrati in servizio dalla fine di settembre, i 18 camion elettrici hanno sostituito i mezzi diesel nella raccolta dell'indifferenziato, della carta e dei rifiuti ingombranti. Ogni percorso quotidiano misura circa 80 chilometri e comprende una sessantina di fasi di stop and go, una condizione che consente di sfruttare frequentemente la frenata rigenerativa.
La batteria ha una capacità dichiarata di 112 kWh, dei quali 97 kWh effettivamente utilizzabili. Nei primi test gli eConic hanno concluso il turno consumando soltanto il 35% dell'energia disponibile, rientrando quindi in deposito con il 65% di carica residua. Non è stata necessaria alcuna sosta di ricarica durante la giornata.
Il risultato è particolarmente rilevante per un servizio urbano che richiede mezzi pesanti, percorsi ripetitivi e decine di fermate. In questo scenario la rigenerazione in decelerazione contribuisce a recuperare energia, mentre il rientro quotidiano in deposito permette di concentrare la ricarica fuori dal turno operativo. Per l'intera flotta viene indicato un risparmio di circa 1.200 tonnellate di CO2 all'anno.
Dalla pioggia al fotovoltaico pieghevole
Sul fronte della ricerca energetica, un gruppo dell'Università di Aeronautica e Astronautica di Nanchino ha sviluppato un generatore triboelettrico galleggiante capace di ricavare energia dall'impatto delle gocce di pioggia. Il dispositivo utilizza una pellicola che, quando viene colpita, trasferisce la carica all'acqua sottostante sfruttando gli ioni disciolti e impiegando il liquido come elettrodo conduttivo.
Rispetto ai sistemi tradizionali, questa architettura ridurrebbe il peso dell'80% e i costi del 50%. Si tratta di un approccio ancora legato alla ricerca, ma interessante perché punta a semplificare la struttura dei generatori alimentati dalla pioggia.
In Svizzera è stato invece inaugurato quello che viene presentato come il più grande tetto solare pieghevole al mondo. Installato sopra l'impianto di depurazione delle acque del lago di Thun, il sistema Horizon di DHP Technology impiega moduli sospesi su cavi leggeri. Un meccanismo brevettato, ispirato alle funivie, permette di estendere o ritrarre la copertura in base alle condizioni meteorologiche e alle esigenze operative della struttura sottostante.
La soluzione nasce per produrre energia su superfici già occupate da impianti industriali o infrastrutture senza limitarne l'utilizzo. Lo stesso principio potrebbe trovare applicazione anche in parcheggi, aree logistiche e stazioni di servizio.
In Mongolia è stato inoltre completato il test di un aquilone energetico da 5.000 metri quadrati, sviluppato nell'ambito di un programma cinese per l'eolico d'alta quota. Portato a circa 300 metri, il sistema mette in trazione cavi collegati a un generatore a terra. I dati presentati indicano fino al 90% di materiali in meno e una riduzione del 95% della superficie occupata rispetto a un impianto convenzionale. Un impianto da 10 MW potrebbe produrre quasi 20 milioni di kWh all'anno.
Riciclo del PET e nuove regole per il solare
Un gruppo dell'Università Metropolitana di Tokyo ha messo a punto un processo per depolimerizzare il PET presente in bottiglie e tessuti. Il metodo utilizza un catalizzatore economico a base di cloruro ferrico, combinato con piccole quantità di ammina, e lavora con alcoli a temperature comprese tra 120 e 180 °C. Non richiede acidi o basi corrosivi e ha ottenuto rese tra il 99,7 e il 99,9% nella conversione del materiale in monomeri, anche in prove su decine di grammi.
In Italia si prepara intanto una semplificazione per il fotovoltaico nei centri storici. La modifica al Testo Unico Rinnovabili ha superato il passaggio nelle commissioni parlamentari e dovrebbe essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale. La nuova disciplina dovrebbe consentire di installare impianti fino a 12 MW come interventi di edilizia libera, a condizione che siano integrati nelle coperture e non risultino visibili, o lo siano solo in minima parte, dagli spazi pubblici.
Comunità energetiche, industria e idrogeno verde
La nuova comunità energetica rinnovabile di Monte Gridolfo adotterà un modello che combina impianti fotovoltaici locali e strumenti digitali per l'autoconsumo collettivo. Il progetto coinvolge cittadini e imprese attraverso una piattaforma dedicata al monitoraggio, alla condivisione dell'energia e all'ottimizzazione dei flussi di produzione e consumo.
Ad Alassio sono invece previsti nuovi impianti fotovoltaici sulla piscina comunale e sul parcheggio pluripiano di via Pera, abbinati a sistemi di accumulo. Il parcheggio sarà collegato all'Istituto MM Ollandini mediante un cavidotto dedicato, così da alimentare parte dei consumi scolastici con energia solare locale. Il finanziamento coprirà il 70% dei costi.
Sul versante industriale, Rovagnati ha dichiarato di avere coperto nel 2024 oltre il 67% del proprio fabbisogno elettrico attraverso impianti di autoproduzione, raggiungendo complessivamente l'80% di energia da fonti rinnovabili. L'azienda ha inoltre gestito e trattato secondo criteri ambientali oltre 2,5 milioni di chilogrammi di fanghi provenienti dalla depurazione delle acque reflue, pari al 90% del totale prodotto.
A Rosignano è infine partita la costruzione di una Hydrogen Valley sostenuta da 16 milioni di euro del PNRR. Il progetto recupera un'area industriale dismessa e prevede un elettrolizzatore da 5 MW alimentato da un parco fotovoltaico da 10 MW. L'avvio è previsto a metà 2026, con una produzione stimata di 756 tonnellate annue di idrogeno rinnovabile e una riduzione attesa del 15% delle emissioni dello stabilimento interessato.
Una domanda per voi
L'autonomia dimostrata nei turni urbani può rendere i camion elettrici la scelta principale per la raccolta dei rifiuti?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=DlBiNCv9OkM

Ciao sono Marta, ma per gli amici elettronauti Tammar! Tammar nasce da un mix di curiosità e voglia di mettersi in gioco, che mi hanno guidata verso il mondo della mobilità elettrica!

