
Incendi e gas alternativi: tecnologie e mezzi speciali dei vigili del fuoco
Benzina, metano e idrogeno non presentano gli stessi rischi in caso d’incendio. Cambiano lo stato del combustibile, le condizioni necessarie alla combustione e persino la possibilità di vedere la fiamma. Di conseguenza cambiano anche le tecniche dei vigili del fuoco, chiamati a scegliere tra schiume, termocamere, ventilazione forzata e acqua nebulizzata ad alta pressione.
Accanto alla conoscenza dei combustibili entrano in gioco mezzi speciali progettati per gallerie, ambienti chiusi e fughe di sostanze pericolose. Alcuni impianti combinano grandi portate d’aria e goccioline d’acqua, mentre unità più compatte possono essere collocate davanti agli accessi degli appartamenti per evacuare i fumi e migliorare le condizioni operative delle squadre.
Benzina e metano richiedono approcci differenti
Nel caso della benzina non è direttamente il liquido a bruciare, ma i vapori che si sviluppano dalla sua superficie. Per questo la fiamma rimane sopra il carburante. Una delle tecniche di spegnimento consiste nell’applicare uno strato di schiuma: la copertura agisce come un tappo, separa il combustibile dall’ossigeno e ostacola la fuoriuscita dei vapori capaci di alimentare l’incendio.
Il metano si trova invece già allo stato gassoso e diventa infiammabile soltanto quando la sua concentrazione nell’aria rientra in un determinato intervallo. Nell’esempio illustrato durante l’approfondimento, concentrazioni del 3% o del 25% non innescano la combustione, mentre il campo indicativo considerato per il rischio di esplosione è compreso tra il 7% e il 14%. È dunque il rapporto tra gas e aria a determinare la condizione critica.
Questa caratteristica non rende innocua una fuga, ma chiarisce perché il monitoraggio della concentrazione sia essenziale. Un ambiente può infatti attraversare il campo di esplosività mentre il gas si accumula oppure durante l’aerazione. L’intervento non può quindi limitarsi a cercare una fiamma già visibile: deve considerare la miscela presente e il modo in cui essa può evolvere.
Idrogeno, il pericolo di una fiamma non visibile
L’idrogeno presenta un campo di esplosività descritto come molto più ampio rispetto a quello del metano. Per i soccorritori la criticità più evidente è però un’altra: la sua combustione può generare una fiamma non visibile. Non si osservano né la tradizionale colorazione rossa né quella blu tipicamente associata al metano, con il rischio di avvicinarsi inconsapevolmente a un dardo di fuoco e subire ustioni.
Le telecamere a infrarossi diventano quindi uno strumento decisivo per individuare la zona interessata dalla combustione prima dell’avvicinamento. È un passaggio operativo aggiuntivo rispetto agli scenari nei quali la fiamma può essere localizzata a vista e mostra quanto la diffusione di nuovi vettori energetici richieda non soltanto mezzi adeguati, ma anche procedure specifiche.
Metano liquido nei camion e serbatoi criogenici
Anche il modo in cui il metano viene stoccato sui veicoli influenza lo scenario d’emergenza. Sugli autobus possono essere impiegate bombole pesanti collocate sul tetto, mentre nei camion destinati al trasporto merci il peso delle bombole sottrarrebbe capacità al carico. Una soluzione descritta consiste nel raffreddare il metano fino a circa 180-190 gradi sotto zero, portandolo allo stato liquido e conservandolo in un serbatoio criogenico laterale, nella zona normalmente occupata dai serbatoi del gasolio.
Il contenitore funziona in modo simile a un grande thermos multistrato, necessario per mantenere la bassa temperatura. Se un impatto danneggia il serbatoio e compromette l’isolamento, il metano si riscalda. Un sistema di evacuazione convoglia allora il gas attraverso un condotto che termina sopra il mezzo. Qualora il veicolo sia coinvolto in un incendio, da quel punto può svilupparsi un dardo di fiamma: una direzione che i soccorritori devono conoscere prima di avvicinarsi.
Ventilazione e acqua nebulizzata per gallerie e spazi chiusi
Tra le attrezzature speciali rientra un grande ventilatore autonomo, alimentato da un generatore a gasolio e dotato di ugelli mobili per nebulizzare l’acqua. Il sistema è pensato soprattutto per gli interventi in galleria: il flusso d’aria favorisce l’aerazione, mentre le piccole gocce vengono trasportate verso l’area dell’incendio. Durante la dimostrazione la regolazione si è fermata a 55 Hz, ma l’impianto può arrivare a 110 Hz.
Un secondo sistema utilizza la nebulizzazione ad altissima pressione per generare un flusso più concentrato e limitare la dispersione dell’aria. Già prima di raggiungere la piena potenza, il getto mostrato copriva una distanza di circa 40 metri. Sono disponibili diverse configurazioni di erogazione e l’acqua necessaria viene trasportata direttamente dall’unità, rendendo il macchinario autonomo sul luogo dell’intervento.
L’impiego non si limita agli incendi in galleria. L’acqua nebulizzata può servire anche per abbattere una fuga di ammoniaca, per esempio in un magazzino ortofrutticolo dove questa sostanza viene utilizzata negli impianti frigoriferi. La possibilità di orientare il dispositivo in altezza e lateralmente permette di indirizzare il flusso verso la zona interessata senza avvicinare immediatamente gli operatori.
Negli appartamenti vengono invece usati ventilatori più piccoli, posizionabili davanti alle porte. La pressione generata spinge all’esterno il fumo, migliora la visibilità e contribuisce a evacuare i gas caldi ancora infiammabili. L’apertura di un accesso può introdurre nuovo ossigeno in un ambiente incendiato; la ventilazione deve quindi essere gestita come parte di una tattica coordinata, non come un semplice ricambio d’aria.
Una domanda per voi
La diffusione di carburanti come metano e idrogeno richiederà un aggiornamento più rapido delle attrezzature o soprattutto delle procedure di soccorso?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=uV1FVSrM_ww

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