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Incendi delle auto elettriche, come funziona il container di Bolzano
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Incendi delle auto elettriche, come funziona il container di Bolzano

5 min.

La gestione di un’auto elettrica coinvolta in un incendio non si esaurisce con lo spegnimento delle fiamme visibili. Se il calore ha raggiunto la batteria, è necessario controllarne la temperatura e prevenire nuovi inneschi. Per questo i Vigili del Fuoco di Bolzano dispongono di un container nel quale la vettura può essere isolata e parzialmente immersa nell’acqua.

L’incendio dell’auto e quello della batteria

Il primo passaggio è distinguere l’incendio della vettura dal coinvolgimento del pacco batteria. Plastiche, pneumatici, paraurti e altri componenti combustibili sono presenti tanto sulle auto elettriche quanto su quelle termiche. Nella fase iniziale, quindi, le squadre intervengono con le procedure adottate per un incendio automobilistico convenzionale.

La batteria richiede invece attenzione quando presenta punti particolarmente caldi o danni capaci di innescare il thermal runaway. Con questa espressione si indica una reazione a catena nella quale una cella, superata una determinata temperatura, trasferisce calore a quelle vicine. La propagazione può interessare una parte crescente del pacco, ma tempi e conseguenze dipendono anche dall’entità del danno subito.

Secondo le statistiche svedesi citate durante la visita, la probabilità di innesco di un’auto elettrica risulterebbe inferiore del 20-30% rispetto a quella di una vettura a combustione. È stato inoltre sottolineato che un incendio su un veicolo elettrico non comporta automaticamente il coinvolgimento della batteria, progettata per essere protetta e isolata. Le celle LFP sono state indicate come particolarmente resistenti all’innesco.

Come lavora il container antincendio

Il container non sostituisce il primo intervento. Le fiamme vengono inizialmente domate sul posto; successivamente le telecamere a infrarossi permettono di cercare eventuali hotspot sulla batteria. Se il pacco è stato riscaldato abbastanza da far temere una riaccensione, l’auto viene trasferita nel modulo e mantenuta in quarantena.

Una vettura ancora movimentabile può essere caricata con un verricello o con un’imbragatura. Se pneumatici e altri componenti sono già distrutti, è possibile utilizzare una gru dotata di ragno. Il container viene quindi chiuso e il sistema sprinkler interno interviene anche sulle parti convenzionali eventualmente ancora in fiamme.

L’acqua non deve riempire completamente il contenitore. È sufficiente raggiungere il livello della batteria, collocata nel pianale: nell’esempio illustrato bastano circa 30-40 centimetri. Lo scopo principale dell’immersione è sottrarre calore al pacco, interrompere la propagazione termica e mantenere sotto controllo la vettura con una quantità d’acqua confinata.

Il sistema nasce, secondo quanto riferito, da una soluzione impiegata durante lo sviluppo della Porsche Taycan: le vetture sottoposte ai test potevano essere trascinate nel container e immerse fino all’altezza della batteria. A Bolzano il modulo può essere caricato su una motrice in circa due minuti, evitando di dedicare permanentemente un veicolo a un’attrezzatura utilizzata soltanto in circostanze particolari.

Le alternative per raffreddare il pacco

L’immersione non è l’unica procedura disponibile. In assenza di un container, l’auto può essere sollevata su due ruote mentre un getto frazionato viene diretto dal basso verso la batteria. Questa tecnica consente di raffreddare il pacco, ma richiede molta più acqua perché il liquido non rimane confinato attorno al veicolo.

Un’altra attrezzatura prevede una lancia abbinata a materiale abrasivo, capace di perforare dall’abitacolo la parte superiore della batteria e immettere acqua al suo interno. Il vantaggio è agire con poca acqua direttamente sul punto critico; il limite è lasciare il pacco perforato. La scelta della procedura dipende quindi dalle condizioni dell’auto e dalle necessità operative.

L’esperienza sul campo resta ancora limitata. Il responsabile intervenuto, pur lavorando da circa trent’anni nel settore, ha dichiarato di non aver mai dovuto spegnere un incendio di un’auto elettrica. Sono stati invece affrontati incendi di accumulatori per biciclette, in particolare batterie modificate e non originali.

Sicurezza elettrica e organizzazione modulare

Dopo un impatto, il relè centrale della batteria viene scollegato automaticamente, separando il pacco dal resto dell’abitacolo. Questo non elimina la necessità di procedure specifiche: all’interno della batteria rimane infatti una tensione che, nel caso descritto, può arrivare a 400 volt. Il controllo termico e la messa in sicurezza restano quindi passaggi distinti dallo spegnimento iniziale.

Il container per le auto è parte di una logica più ampia basata su moduli intercambiabili. La caserma dispone anche di un sistema per le gallerie capace di movimentare 400.000 metri cubi d’aria all’ora, orientando il flusso per facilitare l’evacuazione dei fumi, e di un serbatoio con 3.000 litri di schiuma destinato agli incendi di liquidi. In quest’ultimo caso la schiuma forma una copertura che limita l’apporto di ossigeno, mentre l’acqua da sola rischierebbe di far tracimare il combustibile e ampliare l’area interessata.

Il principio organizzativo è evitare di mantenere sempre in movimento mezzi specializzati impiegati raramente. Quando serve, la motrice preleva il container adatto e raggiunge la squadra che ha già iniziato l’intervento. Nel caso di un’auto elettrica, questa sequenza consente di trattare subito le fiamme convenzionali e di aggiungere in seguito il confinamento necessario per monitorare e raffreddare la batteria.

Una domanda per voi

Il container a immersione dovrebbe diventare una dotazione più diffusa per gestire il rischio di riaccensione delle batterie dopo un incendio?

Nota sulla redazione

Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=pT_Qb4FBRmM

Matteo Valenza

https://bit.ly/m/MatteoValenza

Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!