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Hormuz, il disastro ambientale del petrolio arriva sulle coste dell’Oman
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Federico Fumagalli

di Federico Fumagalli

Hormuz, il disastro ambientale del petrolio arriva sulle coste dell’Oman

3 min.

Lo Stretto di Hormuz è al centro di un nuovo allarme ambientale. Una gigantesca chiazza di greggio fuoriuscita dalla petroliera Caroline Bezengi ha infatti raggiunto le coste dell’Oman, trasformando una vicenda legata alla guerra e alla sicurezza energetica internazionale in un potenziale disastro ambientale di proporzioni enormi.

La petroliera, appartenente alla cosiddetta “flotta fantasma” russa, si è incagliata nei pressi dell’isola disabitata di al-Qibiliyyah, a circa 50 chilometri dalla costa omanita. La perdita era stata individuata già all'inizio di luglio, ma nelle settimane successive il greggio ha continuato a fuoriuscire, mentre le operazioni di contenimento sono state ostacolate anche dalle condizioni meteorologiche e dal contesto bellico.

La situazione è particolarmente preoccupante perché l'area interessata non è un tratto di mare qualsiasi. Al-Qibiliyyah fa parte di una riserva naturale caratterizzata da una ricca biodiversità, con tartarughe, megattere e una barriera corallina particolarmente preziosa.

L'isola di al-Qibiliyyah e gli animali a rischio | Elettronauti.it

Una chiazza di petrolio in continua espansione

Le dimensioni dello sversamento rendono evidente la gravità del problema. Secondo Greenpeace, la superficie della chiazza è passata dai circa 45 chilometri quadrati rilevati alla fine di luglio a 600 chilometri quadrati il 5 agosto. Altre valutazioni riportate da Avvenire indicano un'estensione potenzialmente arrivata a circa 2.000 chilometri quadrati, mentre le autorità omanite hanno successivamente fornito una stima inferiore.

Il rischio più grave, però, potrebbe ancora materializzarsi. La Caroline Bezengi trasportava circa 800.000 barili di petrolio e, se la struttura della nave dovesse cedere completamente, fino a 160.000 tonnellate di greggio potrebbero disperdersi in mare. Una quantità che, secondo John Amos di SkyTruth, potrebbe rendere questo episodio paragonabile alla storica fuoriuscita della Exxon Valdez del 1989.

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La petroliera Exxon Valdez continua a far fuoriuscire petrolio anche a 30 anni di distanza dall'incidente | Elettronauti.it

Il petrolio rappresenta una minaccia particolarmente seria per gli ecosistemi marini perché può contaminare acqua, sedimenti e coste, danneggiando organismi che entrano direttamente in contatto con gli idrocarburi. Una volta raggiunte le aree costiere e le barriere coralline, le conseguenze possono protrarsi ben oltre la fase iniziale dello sversamento.

Guerra ed energia, un'altra conseguenza ambientale

Il caso di Hormuz dimostra inoltre come energia, geopolitica e ambiente siano strettamente collegati. La petroliera aveva lasciato il Mar Nero con il proprio carico ad aprile e, dopo aver attraversato il Canale di Suez, aveva subito un'esplosione al largo dello Yemen l'8 giugno. Le cause non sono state chiarite e nessuno ha rivendicato l'eventuale attacco. Successivamente la nave si è arenata davanti alle coste dell'Oman il 30 giugno.

Il contesto della guerra ha quindi complicato ulteriormente la gestione dell'emergenza. Secondo quanto riportato, l'IOPC Funds ha ritenuto l'incidente riconducibile a un atto di guerra, non partecipando alle operazioni di pulizia. Nel frattempo, gli esperti chiedono di intervenire rapidamente con barriere galleggianti, stabilizzando la petroliera e trasferendo il greggio ancora presente a bordo.

Questo nuovo disastro ambientale rappresenta anche un ulteriore promemoria dei rischi legati alla dipendenza dai combustibili fossili. Una parte consistente dell'economia mondiale continua a dipendere dal trasporto marittimo di petrolio e gas, concentrando enormi quantità di energia in poche rotte strategiche. Quando queste rotte vengono coinvolte in conflitti, incidenti o emergenze, le conseguenze possono quindi estendersi rapidamente dall'economia all'ambiente.

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La transizione verso sistemi energetici più sostenibili non elimina ogni rischio, ma può contribuire a ridurre progressivamente la dipendenza da combustibili che, oltre alle emissioni generate durante il loro utilizzo, possono provocare danni ambientali enormi anche durante estrazione, trasporto e stoccaggio.




Secondo voi, episodi come il disastro ambientale di Hormuz dovrebbero accelerare la transizione verso energie rinnovabili e mobilità elettrica?

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Federico Fumagalli

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Federico Fumagalli

Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!

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