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Gigafactory di Sunderland e nuove tecnologie: investimenti e ostacoli della transizione energetica
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Gigafactory di Sunderland e nuove tecnologie: investimenti e ostacoli della transizione energetica

5 min.

Una nuova gigafactory per batterie nel Regno Unito, un supercondensatore sviluppato in Corea del Sud e un sistema di dissalazione che sfrutta la pressione delle profondità oceaniche. Sono alcuni dei progetti che mostrano quanto la transizione energetica dipenda dall'incontro tra ricerca, infrastrutture e investimenti industriali. Sullo sfondo restano però forti incognite politiche, a partire dai possibili tagli statunitensi ai fondi per rinnovabili ed elettrificazione.

A Sunderland una gigafactory per 100.000 veicoli elettrici

Nel polo industriale di Sunderland, nel Regno Unito, AESC prepara un nuovo impianto per la produzione di batterie destinate ai veicoli elettrici. Il progetto prevede un investimento complessivo di 1,16 miliardi di euro, sostenuto attraverso una combinazione di fondi pubblici e privati.

Secondo i dati presentati, la fabbrica dovrebbe diventare operativa entro il 2025 e raggiungere una capacità sufficiente ad alimentare fino a 100.000 veicoli elettrici ogni anno. L'entrata in funzione dell'impianto moltiplicherebbe per sei l'attuale capacità produttiva britannica nel settore delle batterie.

La rilevanza del progetto non riguarda soltanto la disponibilità di celle per l'industria automobilistica. Sono attesi anche circa 1.000 nuovi posti di lavoro qualificati, con un impatto diretto sull'economia locale. Il caso di Sunderland evidenzia così il ruolo del sostegno pubblico e del capitale privato nella costruzione di una filiera nazionale legata alla mobilità elettrica.

Supercondensatori e dissalazione nelle profondità marine

Sul fronte della ricerca, un gruppo sudcoreano ha sviluppato un supercondensatore avanzato al quale viene attribuita una densità energetica di 418 W/kg, contro un valore tipico indicato intorno a 270 W/kg per questa categoria di dispositivi. Il risultato è stato ottenuto impiegando fibre composite, nanotubi di carbonio a parete singola e un polimero conduttivo a basso costo.

Nei test di laboratorio il dispositivo avrebbe mantenuto prestazioni stabili per oltre 100.000 cicli di ricarica. La durata operativa è un parametro particolarmente importante per i supercondensatori, chiamati ad accumulare e rilasciare energia molto rapidamente e a sopportare un numero elevato di cicli.

Un approccio altrettanto particolare arriva dalla dissalazione sottomarina. Ocean Web ha progettato pod alti 13 metri da installare a più di 400 metri sotto il livello del mare. A quella profondità la pressione idrostatica supera i 40 bar e può spingere l'acqua attraverso membrane semipermeabili, separandola dal sale senza ricorrere alle pompe ad alta energia impiegate negli impianti convenzionali.

La soluzione punta a ridurre consumi e impatto ambientale rispetto agli impianti tradizionali, ai quali viene attribuito un fabbisogno di circa 3 kWh per ogni metro cubo d'acqua prodotto, oltre alla generazione di salamoia ad alta concentrazione salina. Con più di 21.000 impianti di dissalazione attivi nel mondo, soprattutto in Medio Oriente e Nord Africa, tecnologie di questo tipo potrebbero assumere particolare importanza nelle regioni colpite da siccità prolungate.

Dalle comunità energetiche alle infrastrutture locali

In Italia proseguono diversi interventi dedicati alla produzione e alla condivisione locale di energia. A Roana, sull'Altopiano di Asiago, il 21 maggio è previsto un incontro pubblico per presentare la nascente comunità energetica, con il coinvolgimento di cittadini, imprese e istituzioni. L'obiettivo è produrre e condividere energia rinnovabile, favorendo una maggiore autonomia del territorio.

Sull'isola siciliana di Mozia è stato invece attivato un elettrodotto che la collega alla rete elettrica regionale, sostituendo il precedente generatore a gasolio. L'opera, realizzata da E-Distribuzione con un investimento regionale di 2,5 milioni di euro, punta a garantire una fornitura più stabile e a ridurre le emissioni, preservando al tempo stesso il patrimonio ambientale e archeologico dell'isola.

In provincia di Rovigo, un'area contaminata è stata bonificata attraverso la rimozione di 160 tonnellate di amianto e destinata a un impianto fotovoltaico da 4,1 MW. A Busto Arsizio, invece, un sistema di teleriscaldamento ha sostituito una vecchia centrale a carbone, fornendo energia termica ed elettrica a basso impatto ambientale. Il Comune di Schio ha inoltre avviato un progetto idroelettrico basato su impianti a basso impatto lungo i corsi d'acqua locali, con l'intento di coprire una parte del fabbisogno energetico comunale.

Accordi industriali e incognite politiche

Enel ha indicato l'obiettivo di arrivare entro il 2030 a una produzione energetica a zero emissioni, accelerando la dismissione delle centrali a carbone e gli investimenti in fonti come solare e idroelettrico. La strategia comprende anche tecnologie per la gestione intelligente della rete, necessarie per migliorare efficienza e affidabilità del sistema elettrico.

Iliad ha firmato un contratto decennale con Metlen Energy & Metals per la fornitura di elettricità rinnovabile a partire dal 1° gennaio 2026. L'energia proverrà da un parco fotovoltaico in provincia di Latina con una potenza di picco di 15,2 MW e quasi 25.000 pannelli, indicato come sufficiente a coprire il consumo medio annuale di oltre 7.400 famiglie. Si tratta del secondo Power Purchase Agreement sottoscritto da Iliad in Italia: l'azienda punta a coprire con fonti rinnovabili il 50% dei consumi diretti entro il 2035 e a ridurre del 90% le emissioni entro il 2050.

Eviso, società piemontese attiva nell'intelligenza artificiale applicata alla gestione dell'energia, ha invece avviato una collaborazione con la rete di imprese Double Bridge. L'accordo prevede condizioni dedicate al personale delle aziende affiliate per forniture di elettricità rinnovabile e gas a ridotto impatto ambientale.

A complicare il quadro internazionale è lo scontro politico negli Stati Uniti. La Camera dei rappresentanti, controllata dalla maggioranza repubblicana, ha proposto pesanti tagli ai fondi dell'Inflation Reduction Act destinati a energie rinnovabili ed elettrificazione. Nel mirino sono finiti anche gli interventi per ridurre il metano nelle strutture petrolifere, monitorare i gas serra e sostenere porti, scuole e comunità a basso reddito, oltre agli incentivi per solare ed eolico. Un arretramento di queste politiche potrebbe incidere sulla velocità e sulla direzione della transizione energetica ben oltre i confini statunitensi.

Una domanda per voi

Quanto può incidere il sostegno pubblico nella creazione di una filiera nazionale delle batterie per veicoli elettrici?

Nota sulla redazione

Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=b5fjvh4JiNk

Matteo Valenza

https://bit.ly/m/MatteoValenza

Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!