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Fotovoltaico su tutti i tetti italiani: il potenziale c’è, ma non basta contare le superfici
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Fotovoltaico su tutti i tetti italiani: il potenziale c’è, ma non basta contare le superfici

5 min.

Coprire di pannelli fotovoltaici i tetti italiani consentirebbe di produrre molta energia senza occupare nuovo suolo, ma non significa automaticamente poter soddisfare l’intero fabbisogno nazionale. Tra la radiazione solare che raggiunge gli edifici e l’elettricità effettivamente utilizzabile intervengono orientamento, ombreggiamento, caratteristiche degli impianti, vincoli locali e capacità della rete. Per questo una percentuale di tetti coperti non può essere trasformata direttamente in una stima energetica affidabile.

Perché i tetti sono una risorsa strategica

Il principale vantaggio del fotovoltaico sugli edifici riguarda l’uso di superfici già costruite. I grandi parchi solari ed eolici richiedono invece spazi dedicati e possono incontrare opposizioni locali, oltre a sollevare questioni ambientali e sociali. Installare i pannelli sui tetti riduce almeno una parte di questi conflitti, anche se restano possibili vincoli estetici e normativi.

Un secondo beneficio è l’autoconsumo: l’energia viene prodotta vicino al punto in cui è utilizzata. Quando produzione e domanda coincidono, diminuisce la necessità di trasportare l’elettricità attraverso livelli superiori della rete. La situazione cambia se la produzione locale supera il consumo: l’eccesso deve essere trasferito dalla bassa alla media tensione e, quando necessario, verso l’alta tensione. Un passaggio che l’infrastruttura attuale non rende sempre immediato.

Anche gli impianti elettrici degli edifici possono rappresentare un limite. In una parte delle abitazioni italiane, passare per esempio da 3 a 6 kW può richiedere verifiche o adeguamenti, perché l’impianto esistente potrebbe non essere dimensionato per gestire la maggiore potenza. La diffusione del fotovoltaico, quindi, non dipende soltanto dalla disponibilità del tetto.

Dal potenziale fisico a quello tecnico

Per valutare quanto possano produrre i tetti bisogna distinguere diversi livelli di potenziale. Alla base c’è quello fisico, legato alla quantità di radiazione solare che raggiunge una determinata superficie. Questo valore non coincide con l’energia producibile: entrano in gioco l’efficienza dei pannelli e le condizioni concrete nelle quali il sistema deve operare.

Il passaggio successivo è il potenziale tecnico, cioè ciò che uno specifico sistema può realmente generare in un determinato ambiente. La stima considera ciò che sarebbe fisicamente installabile, ma può ancora lasciare fuori i vincoli economici e di mercato. Anche con questa distinzione, uno studio condotto negli Stati Uniti non ha permesso di trasformare con certezza ipotesi come il 40, 50 o 60% dei tetti coperti in un dato energetico univoco.

Il problema è particolarmente evidente in Italia. Non tutti gli edifici hanno una falda orientata in modo favorevole, alcune superfici sono ombreggiate e la disponibilità di sole cambia sensibilmente tra le regioni. Nel confronto citato, per esempio, la Sardegna dispone di più sole rispetto alla Lombardia. Una semplice media nazionale rischierebbe quindi di nascondere differenze decisive.

Lo studio di Seoul mostra quanto si riduce il potenziale

Un’analisi dell’Università di Yonsei, svolta su uno dei 25 distretti di Seoul, aiuta a misurare la distanza tra energia solare disponibile ed elettricità producibile. Lo studio partiva dalle superfici, dalla configurazione geografica e dalla radiazione complessiva ricevuta dai tetti.

Il potenziale fisico annuale calcolato era pari a 9.287.982 MWh, mentre il potenziale tecnologico risultante arrivava a circa 1.130.000 MWh. In altri termini, soltanto il 12% del potenziale fisico poteva essere convertito in elettricità secondo le condizioni considerate. È un divario che mostra perché la superficie disponibile, da sola, non possa descrivere il contributo reale del fotovoltaico.

Nell’agosto 2016, il mese con il consumo più elevato nel periodo preso in esame, Seoul utilizzò 4,8 milioni di MWh. Secondo lo studio, il fotovoltaico sui tetti di un solo distretto avrebbe potuto coprire circa un quarto di quel fabbisogno cittadino. Il risultato segnala un potenziale rilevante, ma deriva da un contesto specifico e non può essere trasferito automaticamente all’Italia.

Il nodo resta l’equilibrio del sistema elettrico

Anche una grande disponibilità di tetti non elimina l’intermittenza della fonte. Quando il sole manca, la produzione si riduce e il sistema deve poter fornire comunque l’energia richiesta. Un’espansione molto rapida del fotovoltaico richiede quindi un’infrastruttura capace sia di ricevere gli eccessi nelle ore favorevoli sia di sostenere la domanda quando la generazione diminuisce.

Il tema diventa ancora più importante se i consumi elettrici continueranno a crescere. Oltre alla mobilità elettrica, aumentano i dispositivi e le tecnologie che utilizzano elettricità; tra gli esempi citati rientra anche l’intelligenza artificiale. La domanda da affrontare non è dunque soltanto quanti pannelli installare, ma come coordinare produzione distribuita, autoconsumo e rete.

Una possibile formula sarebbe finanziare l’installazione dei pannelli in cambio dell’immissione gratuita in rete dell’energia non autoconsumata, eventualmente associando all’utente una quantità annuale utilizzabile. È soltanto un’ipotesi, ma evidenzia il punto centrale: sfruttare davvero i tetti italiani richiederebbe non solo tecnologia, bensì anche regole e incentivi capaci di distribuire in modo chiaro costi e benefici.

Il fotovoltaico sugli edifici può quindi offrire un contributo importante e limitare la necessità di occupare nuove aree, ma i dati disponibili non consentono di affermare che possa soddisfare da solo il fabbisogno italiano. Prima di fissare un obiettivo nazionale servirebbe valutare la reale idoneità delle superfici, gli adeguamenti degli impianti e la capacità della rete di gestire una produzione molto più distribuita.

Una domanda per voi

Accettereste pannelli finanziati sul vostro tetto in cambio dell’immissione gratuita in rete dell’energia non autoconsumata?

Nota sulla redazione

Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=quKxxKeXn94

Matteo Valenza

https://bit.ly/m/MatteoValenza

Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!