Fotovoltaico domestico, come gestire accumulo e ricarica delle auto
Produrre energia con un impianto fotovoltaico è soltanto il primo passaggio. Per sfruttarla davvero servono un inverter, un accumulo correttamente dimensionato e un sistema capace di assegnare in tempo reale la potenza disponibile alla casa, alle batterie e alle auto elettriche. Un impianto domestico Daze da 18 kW permette di osservare concretamente questa logica, mostrando anche perché la modalità di ricarica scelta può cambiare consumi, costi e ricorso alla rete.
Un impianto da 18 kW con 30 kWh di accumulo
L'installazione esaminata utilizza pannelli da circa 450 W, per una potenza fotovoltaica complessiva di 18 kW. A gestire la produzione è un inverter da 11 kW, collegato a due stringhe fotovoltaiche e a due batterie da 15 kWh ciascuna. La capacità totale di accumulo arriva quindi a 30 kWh.
Il compito dell'inverter non si limita a trasformare l'energia prodotta dai pannelli. Il sistema deve alimentare innanzitutto i consumi istantanei dell'abitazione, indirizzare l'eventuale eccedenza verso le batterie e, quando la produzione solare non basta, prelevare energia dall'accumulo oppure dalla rete. A questa architettura si aggiunge l'IMS di Daze, il sistema di controllo che coordina pannelli, casa, batterie e wallbox.
La gestione deve reagire rapidamente a condizioni variabili. La potenza fotovoltaica può scendere in pochi istanti per il passaggio di una nuvola, mentre l'accensione di un forno o di un altro elettrodomestico aumenta improvvisamente il fabbisogno domestico. In questi casi il sistema riduce la potenza destinata all'auto per preservare l'alimentazione della casa, senza richiedere un intervento manuale.
Ricarica solare, autoconsumo e modalità Boost
La ricarica esclusivamente solare segue la produzione disponibile. Durante la prova la potenza è passata, per esempio, da circa 10 kW a 5,9 kW in seguito alla copertura del sole. Il vantaggio è la possibilità di utilizzare l'energia generata sul posto, ma la velocità di ricarica non rimane costante e dipende inevitabilmente dalle condizioni di produzione.
Un elemento rilevante riguarda il passaggio automatico dalla ricarica trifase a quella monofase. Quando la potenza disponibile diventa troppo bassa per proseguire in trifase, la wallbox può utilizzare una sola fase invece di interrompere completamente la sessione. Questa soluzione consente di sfruttare anche livelli ridotti di produzione fotovoltaica, limitando gli arresti e le successive ripartenze.
La modalità autoconsumo introduce invece una gerarchia precisa. L'energia viene assegnata prima ai carichi della casa, poi alle batterie e infine all'auto elettrica. La ricarica del veicolo parte quindi dopo il riempimento dell'accumulo. Se l'auto non riesce ad assorbire tutta la produzione residua, l'ulteriore eccedenza viene ceduta alla rete. Le batterie installate possono caricarsi a 1C, corrispondente in questo caso a 15 kW per ciascun modulo da 15 kWh.
La modalità Boost risponde a un'esigenza opposta: ricaricare l'auto alla massima potenza consentita dalla wallbox e dal caricatore di bordo, combinando fotovoltaico, accumulo e rete. In una delle condizioni osservate, con circa 8 kW prodotti dai pannelli, la wallbox ha raggiunto 10,9 kW prelevando 0,9 kW dalla rete e una parte dell'energia dalle batterie. Il limite finale resta comunque quello accettato dall'auto: una wallbox da 22 kW non può trasferire quella potenza a un veicolo con caricatore AC da 11 kW.
Il controllo tramite app e i brevi prelievi dalla rete
L'applicazione Daze permette di controllare produzione fotovoltaica, consumi domestici, accumulo e potenza della wallbox. Registra inoltre le sessioni di ricarica e offre grafici giornalieri, mensili e annuali. Inserendo i costi dell'energia riportati in bolletta, il sistema può anche elaborare una stima economica dei consumi.
Le modalità possono essere cambiate a distanza e la wallbox recepisce immediatamente il comando. Questo consente, per esempio, di lasciare l'auto in ricarica solare e attivare successivamente il Boost quando diventa necessario recuperare energia più velocemente. Nei momenti in cui la domanda cambia bruscamente o la produzione solare oscilla, l'inverter può effettuare brevi prelievi dalla rete per mantenere stabile il sistema. Il ricorso all'autoconsumo non va quindi interpretato come una separazione assoluta e permanente dalla rete.
Backup e dimensionamento dei carichi prioritari
L'accumulo può svolgere anche una funzione di backup in caso di interruzione della fornitura. Non è però necessario sostenere indistintamente ogni utenza domestica: in fase di progettazione è possibile individuare i carichi prioritari, come frigorifero, freezer, illuminazione, riscaldamento o pompa di calore, separandoli da quelli considerati non essenziali.
Questa scelta deve essere affrontata con l'installatore prima di realizzare l'impianto, perché determina la capacità di accumulo necessaria. Un carico particolarmente energivoro richiede risorse molto diverse rispetto al mantenimento dei soli servizi essenziali. L'esempio da 18 kW è di grandi dimensioni, ma la stessa logica di gestione può essere applicata anche a impianti più piccoli: ciò che conta è coordinare produzione, consumi, batterie e ricarica in base alle esigenze reali dell'abitazione.
Una domanda per voi
Nella gestione del fotovoltaico domestico conviene dare priorità all'accumulo di casa o alla ricarica immediata dell'auto elettrica?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=eu2ldUaveHg

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