
Energia europea tra nuove tecnologie e il peso dell’accordo sui combustibili fossili
La transizione energetica europea si trova davanti a una contraddizione sempre più evidente. Da una parte avanzano tecnologie per produrre, accumulare e utilizzare meglio l’energia rinnovabile; dall’altra, l’accordo annunciato da Donald Trump con l’Unione Europea prevede acquisti di gas e petrolio statunitensi per 750 miliardi di dollari. Una cifra che solleva interrogativi sulla compatibilità tra nuovi impegni fossili, Green Deal e decarbonizzazione.
L’accordo da 750 miliardi e il rischio di un ritorno al fossile
Il piano annunciato prevede che l’Unione Europea acquisti petrolio e gas dagli Stati Uniti per 250 miliardi di dollari l’anno, per tre anni consecutivi. Il confronto riportato con il 2024 è significativo: in quell’anno la spesa europea per l’energia fossile americana sarebbe stata inferiore a 65 miliardi di dollari. Per raggiungere l’obiettivo, l’Europa dovrebbe quindi aumentare drasticamente i volumi e destinare agli Stati Uniti circa l’85% della propria spesa per le fonti fossili.
Le conseguenze potenziali non riguardano soltanto le importazioni. Il progetto privilegerebbe anche nuove infrastrutture fossili, tra terminal per il gas e oleodotti, affiancate da finanziamenti destinati a sostenere le esportazioni statunitensi. Secondo le analisi citate, questa impostazione potrebbe ridurre la competitività delle rinnovabili e rallentare l’attuazione del Green Deal. Il rischio è vincolare risorse a infrastrutture di lunga durata proprio mentre l’Europa prova a ridurre le emissioni.
Resta inoltre aperta la questione della reale sostenibilità economica e operativa dei numeri annunciati, molto superiori ai flussi registrati nell’anno precedente. Anche qualora gli obiettivi non venissero raggiunti integralmente, il segnale politico favorirebbe comunque l’industria fossile americana. Le ricadute potrebbero estendersi al costo dell’energia, alla decarbonizzazione e, indirettamente, alla mobilità elettrica.
Dal grafene alla geotermia: produrre calore con meno energia
Sul fronte tecnologico, l’italiana Bimensional ha brevettato una pittura riscaldante al grafene. Il rivestimento viene applicato su pareti o soffitti e collegato a elettrodi in rame: grazie all’effetto Joule, il materiale conduttivo trasforma l’elettricità in calore e rende la superficie un elemento radiante uniforme, silenzioso e nascosto alla vista. Sopra lo strato funzionale può essere applicata una normale finitura colorata.
Il sistema, sottoposto a verifiche anche presso l’Università di Genova, avrebbe un consumo medio di 35 W per metro quadrato e consentirebbe una riduzione dei consumi del 40% rispetto ai termosifoni. Tra i vantaggi indicati figurano l’assenza di manutenzione, la modularità e un maggiore comfort percepito, dovuto al riscaldamento diretto delle superfici interne. In cucine e bagni potrebbe inoltre contribuire a limitare muffa e condensa.
Una fonte già disponibile in modo continuo è invece la geotermia. Nel polo di Larderello, Enel Green Power sfrutta il calore del sottosuolo attraverso una rete di centrali collegate a pozzi profondi fino a 4.000 metri. La potenza installata supera gli 800 MW e il sistema non produce soltanto elettricità: parte del calore viene distribuita attraverso reti destinate a impieghi industriali e residenziali.
Fotovoltaico integrato, galleggiante e riqualificato
Next Energy Technologies ha installato a Santa Barbara, in California, una facciata commerciale composta da vetri fotovoltaici organici trasparenti. I sei pannelli coprono complessivamente 9 metri quadrati e permettono alle finestre di produrre energia continuando a lasciar passare la luce. La soluzione punta a integrare il fotovoltaico direttamente nell’architettura, senza ricorrere al silicio o a materiali critici importati.
Per le aree in cui lo spazio a terra è limitato è stata sviluppata anche una piattaforma fotovoltaica galleggiante capace di resistere a raffiche superiori a 160 km/h e a onde alte fino a due metri. Il sistema Hydrolock stabilizza la struttura riempiendola d’acqua, eliminando la necessità di zavorre in cemento o metallo. Nei test svolti in Belgio e Francia le piattaforme avrebbero affrontato condizioni estreme senza subire danni.
In Italia, Green Arrow Capital e Recurrent Energy hanno invece avviato un piano di revamping per impianti fotovoltaici nel Lazio e in Puglia. Il revamping sostituisce moduli, inverter e altri componenti ormai poco efficienti, aumentando la produttività senza realizzare un impianto completamente nuovo. L’intervento punta a portare l’efficienza dal 14% al 22% e a raddoppiare la produzione degli impianti interessati. Un sistema di monitoraggio predittivo basato sull’intelligenza artificiale supporterà la manutenzione di oltre 90 MW installati.
Nuove strade per accumulo e condivisione dell’energia
In Finlandia è entrata in funzione una batteria di sabbia destinata ad accumulare l’energia rinnovabile in eccesso sotto forma di calore. Resistenze elettriche portano la sabbia silicea fino a 500 °C; l’energia viene poi recuperata tramite scambiatori termici e utilizzata nelle reti di teleriscaldamento. L’efficienza del ciclo viene indicata intorno al 90%. È una soluzione pensata per servizi termici, scalabile e integrabile con impianti eolici e solari.
Anche l’elettrochimica guarda a materiali più accessibili. Il gruppo giapponese Azul Energy ha sviluppato un catalizzatore a base di ferro ispirato alla struttura dell’emoglobina, con l’obiettivo di sostituire il platino nelle celle a combustibile. Applicato a una batteria zinco-aria, il catalizzatore ha permesso di raggiungere una tensione di 2,25 V e una densità di potenza indicata come inedita per il settore.
La transizione passa infine dalla condivisione locale. A Genova è nata una comunità energetica solidale basata su un impianto fotovoltaico condiviso da 200 kW, installato su edifici pubblici e destinato a coinvolgere famiglie a basso reddito e realtà del terzo settore. Sistemi intelligenti di bilanciamento distribuiscono l’energia tra i membri e massimizzano l’autoconsumo collettivo. È un esempio concreto di come l’innovazione energetica possa affiancare agli obiettivi ambientali anche una funzione sociale.
Una domanda per voi
L’Europa può aumentare gli acquisti di combustibili fossili senza rallentare gli investimenti necessari per rinnovabili e decarbonizzazione?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=Gcmvas305io

https://bit.ly/m/MatteoValenza
Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!