
Donut Lab, ricarica all’80% in 4,5 minuti: il nodo è la temperatura
La batteria allo stato solido di Donut Lab ha superato un primo esame indipendente sulla velocità di ricarica, raggiungendo l’80% in quattro minuti e mezzo. Il risultato conferma che la cella può sostenere potenze molto elevate, ma il test porta in primo piano una criticità altrettanto concreta: la temperatura superficiale è arrivata a 63 °C persino utilizzando due dissipatori.
La prova dimostra quindi la fattibilità della ricarica ultrarapida a livello di singola cella, ma non certifica ancora che la tecnologia sia pronta per essere installata su un’auto. Il passaggio dalla validazione di laboratorio a un intero pacco batteria richiederà infatti un sistema termico capace di controllare il calore generato senza compromettere sicurezza, durata, prestazioni e complessità dell’impianto.
Che cosa ha certificato il test indipendente
La validazione è stata condotta dal VTT Technical Research Centre of Finland su una cella Donut Lab da 26 Ah. Il passaggio dallo 0 all’80% è avvenuto in quattro minuti e mezzo, applicando un tasso di ricarica di 11C: un regime particolarmente intenso, nel quale la corrente di carica è pari a undici volte la capacità nominale espressa in ampere-ora.
La prova è stata effettuata con strumentazione PEC ACT0550 e con un protocollo a corrente e tensione costante, fino a 4,3 V. Si tratta dunque di un risultato misurato attraverso una procedura definita e da un soggetto indipendente, non soltanto di una dichiarazione del produttore.
Il dato più rilevante, tuttavia, riguarda il comportamento termico. Con due dissipatori la superficie della cella ha raggiunto 63 °C. Ripetendo il test con un solo dissipatore, la temperatura è salita fino a 90 °C, soglia alla quale la prova è stata interrotta. La capacità di ricevere rapidamente energia è quindi stata confermata, ma insieme a una produzione di calore che dovrà essere gestita con grande attenzione.
Dalla singola cella al pacco batteria
In un veicolo elettrico le celle vengono assemblate in moduli e pacchi, dove gli spazi disponibili, la vicinanza tra gli elementi e la necessità di contenere peso e ingombri rendono il raffreddamento più complesso. Replicare una ricarica a 11C richiederebbe pertanto una gestione termica adeguata non soltanto a smaltire il calore, ma anche a mantenere temperature uniformi tra le diverse celle.
Questo aspetto separa il risultato sperimentale da un’applicazione automobilistica già matura. L’esperimento non dimostra ancora quale sistema di raffreddamento sarebbe necessario in un pacco completo, quanta energia consumerebbe e quali conseguenze avrebbe sul dimensionamento complessivo. Il test va quindi letto come una conferma importante della velocità di ricarica, non come la validazione definitiva di una batteria pronta per la produzione.
Restano inoltre da verificare altre promesse associate alla tecnologia. Il rapporto non ha certificato la densità energetica dichiarata, né l’obiettivo dei 100.000 cicli. Numeri di questa portata rappresenterebbero un cambiamento sostanziale per il settore, ma richiedono prove indipendenti specifiche e verifiche di lunga durata prima di poter essere considerati acquisiti.
Anche il litio-metallo cerca la ricarica ultrarapida
La velocità di ricarica è al centro anche di una ricerca sudcoreana sulle batterie al litio-metallo. Il Korea Advanced Institute of Science and Technology ha lavorato sul problema dei dendriti, strutture aghiformi che possono formarsi durante la ricarica, attraversare l’elettrolita e provocare cortocircuiti e degrado accelerato.
La soluzione sperimentata introduce nell’elettrolita un componente capace di creare uno strato protettivo e di riorganizzare dinamicamente la propria struttura elettronica durante il passaggio degli ioni. In questo modo la superficie dell’anodo si adatta al flusso di carica, favorendo una deposizione più uniforme del litio e limitando la crescita dei dendriti.
I test indicano ricariche complete in circa 12 minuti e una compatibilità con catodi diffusi come LFP, LCO e NMC. Anche in questo caso, però, resta decisiva la validazione su larga scala e su cicli prolungati: una buona prestazione iniziale non è sufficiente a dimostrare stabilità, durata e possibilità di industrializzazione.
Le altre tecnologie della transizione energetica
Sul fronte della produzione elettrica, nel 2025 l’Africa ha installato circa 4,5 GW di nuova capacità solare, con una crescita superiore al 50% rispetto all’anno precedente. La riduzione dei costi di pannelli e componenti permette ai piccoli impianti fotovoltaici di competere, in diversi contesti, con i generatori a gasolio. La quota del solare nel mix continentale rimane però limitata, mentre gas e carbone continuano a svolgere un ruolo rilevante.
In Italia l’idroelettrico conserva invece una funzione strategica per la stabilità e la regolazione della rete. Secondo i dati riportati da Terna, al 31 dicembre 2024 erano operativi 4.907 impianti, dei quali 3.986 nel Nord. La maggioranza è costituita da impianti ad acqua fluente, che sfruttano il naturale salto di quota dei corsi d’acqua. In un sistema con una presenza crescente di fotovoltaico e accumuli, la capacità di regolazione dell’idroelettrico resta un elemento importante.
Tra i materiali sostenibili emerge infine una ricerca sul chitosano derivato dalla chitina, presente anche nei gusci dei gamberetti. A differenza di numerose bioplastiche che si indeboliscono in condizioni umide, il materiale studiato si rafforza a contatto con l’acqua. Le possibili prime applicazioni riguardano agricoltura e imballaggi, con prospettive anche in campo medicale. Come per le batterie di nuova generazione, il potenziale dovrà comunque confrontarsi con la scalabilità industriale.
Una domanda per voi
Una ricarica in pochi minuti può diventare davvero utile sulle auto se richiede sistemi termici più complessi per controllare la temperatura?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=kBIEnSfpXEc

Ciao sono Marta, ma per gli amici elettronauti Tammar! Tammar nasce da un mix di curiosità e voglia di mettersi in gioco, che mi hanno guidata verso il mondo della mobilità elettrica!