
Dalla COP29 alle batterie: opportunità e ostacoli della transizione energetica
La transizione energetica globale avanza attraverso progetti molto diversi tra loro: grandi impianti rinnovabili, nuove filiere per le batterie, reattori nucleari sperimentali e programmi pubblici per l’efficienza. Allo stesso tempo, la dipendenza dai combustibili fossili, le accuse di corruzione e i danni ambientali mostrano quanto il percorso rimanga complesso. Le iniziative annunciate dall’Azerbaijan durante la COP29, il parco agrivoltaico cinese da 3 GW e l’accordo tra Stellantis e Novonix sono alcuni dei casi che descrivono questa situazione.
L’Azerbaijan cerca una nuova identità energetica
L’Azerbaijan, paese storicamente legato all’estrazione di petrolio e gas, ha ospitato la COP29 nella capitale Baku presentando un piano per rafforzare il proprio ruolo nelle energie rinnovabili. L’obiettivo dichiarato è arrivare entro il 2030 a produrre il 30% dell’elettricità attraverso fonti rinnovabili.
La strategia comprende una centrale solare, nuovi impianti eolici e fotovoltaici e l’impiego di tecnologie per la cattura del carbonio. Nel percorso delineato, il gas naturale continuerebbe a essere utilizzato come fonte di transizione. Un altro elemento determinante sarà la capacità di attrarre investimenti esteri, considerati necessari per accelerare la diversificazione di un sistema energetico ancora fortemente associato alle fonti fossili.
Il piano mette in evidenza una delle principali contraddizioni della transizione: anche un grande produttore di idrocarburi può puntare sulle rinnovabili, ma gli obiettivi annunciati devono confrontarsi con infrastrutture, interessi economici e filiere costruite nel tempo attorno a petrolio e gas.
Agrivoltaico e politiche pubbliche per le rinnovabili
In Cina è stato avviato un progetto agrivoltaico da 3 GW, pensato per combinare la produzione solare su larga scala con le coltivazioni. Secondo i dati riportati, l’impianto potrà generare 5,7 miliardi di kWh di energia pulita ogni anno e alimentare due milioni di abitazioni. I pannelli saranno installati sopra le aree coltivate, così da ottimizzare l’impiego del terreno e sfruttare l’ombreggiamento per favorire la resa agricola.
Il progetto comprende anche sistemi avanzati di accumulo, chiamati a compensare la variabilità della produzione fotovoltaica e a rendere più continua la fornitura di energia. L’aspetto centrale dell’agrivoltaico è proprio la possibilità di assegnare una doppia funzione alla stessa superficie, evitando che produzione elettrica e agricoltura siano necessariamente alternative.
Su scala più locale, la Regione Friuli-Venezia Giulia e l’Arma dei Carabinieri hanno sottoscritto un accordo triennale da 1,6 milioni di euro. Il programma prevede impianti fotovoltaici, interventi di efficienza energetica sulle infrastrutture, sistemi di monitoraggio ambientale e attività formative rivolte anche a scuole e comunità locali. La riduzione stimata supera 214.000 kg di CO2, mentre i fondi arriveranno da risorse regionali e contributi europei.
Il ruolo delle politiche pubbliche emerge anche dal caso di una regione messicana, dove tra il 2016 e il 2023 la capacità rinnovabile installata è passata da 67 MW a oltre 1.400 MW e gli impianti operativi sono cresciuti da tre a undici. La persistente dipendenza dall’estrazione del carbone e l’assenza di politiche considerate sufficientemente efficaci continuano però a rallentare una transizione più completa.
Grafite sintetica e piccoli reattori per le nuove filiere energetiche
Stellantis e Novonix hanno siglato un accordo per la fornitura di grafite sintetica destinata ai produttori di celle per batterie in Nord America. L’intesa prevede fino a 115.000 tonnellate nel periodo compreso tra il 2026 e il 2032. La grafite sintetica viene indicata come un materiale capace di offrire vantaggi sul fronte della densità energetica e delle prestazioni delle batterie, anche se con costi maggiori.
Novonix sta sviluppando processi produttivi a minore impatto ambientale e ha ricevuto dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti un finanziamento da 203 milioni di dollari. Per Stellantis l’accordo rappresenta un passaggio nella costruzione di una catena di approvvigionamento locale, considerata strategica per sostenere l’elettrificazione e ridurre la dipendenza da forniture esterne.
Negli Stati Uniti, Kairos Power ha invece ottenuto dalla Nuclear Regulatory Commission l’autorizzazione a costruire due reattori sperimentali. La tecnologia utilizza uranio rivestito in carbonio e ceramica, con un sistema di raffreddamento basato su sali fusi di fluoruro che operano a bassa pressione. L’obiettivo dichiarato è aumentare sicurezza ed efficienza rispetto ai reattori tradizionali, riducendo al tempo stesso il costo dell’energia nucleare.
Google dovrebbe utilizzare parte dell’energia prodotta per alimentare i propri data center. Il progetto mostra come la crescita dei consumi elettrici delle infrastrutture digitali stia spingendo le aziende tecnologiche a valutare fonti programmabili da affiancare alle rinnovabili.
Corruzione, danni ambientali e costi umani
La crescita delle energie pulite non è priva di rischi industriali e finanziari. Adani Green, coinvolta nello sviluppo di un progetto rinnovabile da 50 GW entro il 2030, è al centro negli Stati Uniti di accuse relative a presunte irregolarità nei contratti di approvvigionamento e nella gestione di finanziamenti pubblici. La società nega le contestazioni, ma il titolo ha registrato un calo del 36% e TotalEnergies ha sospeso momentaneamente il proprio coinvolgimento. L’esito delle indagini potrebbe avere conseguenze più ampie, considerato il peso di Adani Green nel settore.
In Piemonte, intanto, un amministratore torinese è stato denunciato dopo la scoperta di una discarica abusiva nei pressi di un torrente. Nell’area erano stati abbandonati solventi, vernici e altri rifiuti chimici pericolosi. Le indagini hanno portato all’individuazione del presunto responsabile, mentre sono in corso le operazioni per ripristinare la zona.
A ricordare l’urgenza del problema climatico è infine uno studio del Max Planck Institute. Se il riscaldamento globale proseguisse al ritmo attuale, entro il 2100 il caldo estremo e l’inquinamento atmosferico potrebbero causare complessivamente circa 30 milioni di morti ogni anno. Le stime indicate arrivano a 10,8 milioni di decessi annuali legati al caldo e 19,5 milioni associati all’inquinamento. Sono proiezioni che collegano direttamente le decisioni energetiche di oggi alle condizioni di salute delle prossime generazioni.
Una domanda per voi
Gli obiettivi sulle rinnovabili possono trasformare davvero un’economia ancora legata ai combustibili fossili senza politiche pubbliche e investimenti adeguati?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=PeLg6xi_49A

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