
Dai canali solari al Nord Stream, le nuove frontiere dell’energia
La transizione energetica procede lungo percorsi molto diversi: recupero di aree inutilizzate, fotovoltaico integrato nelle infrastrutture, nuovi sistemi di accumulo, energia mareomotrice e mobilità a idrogeno. Sullo sfondo resta però il nodo del gas, riaperto dalle discussioni su una possibile riattivazione del Nord Stream. Le iniziative più recenti mostrano quindi un settore ricco di sperimentazioni, ma ancora condizionato da scelte industriali e geopolitiche.
Fotovoltaico senza nuovo consumo di suolo
Tra i progetti annunciati figura un impianto fotovoltaico da realizzare in un’ex cava dismessa, con una produzione indicata come sufficiente per circa 11.000 famiglie. Il punto più interessante non è soltanto la capacità energetica: riutilizzare un’area già compromessa permette di aumentare la generazione rinnovabile senza occupare nuovo territorio. Anche otto uffici postali saranno dotati di pannelli solari nell’ambito di un’iniziativa rivolta a rendere più sostenibili gli edifici pubblici, riducendone sia la dipendenza dalla rete sia i costi operativi.
Un approccio ancora più integrato è quello sperimentato in California con Project Nexus, che prevede la copertura dei canali di irrigazione mediante pannelli fotovoltaici. La stessa infrastruttura svolge così più funzioni: produce elettricità, limita l’evaporazione dell’acqua e non richiede ulteriore consumo di suolo. L’acqua che scorre sotto i moduli contribuisce inoltre al loro raffrescamento. La California Solar Canal Initiative punta ora a individuare i siti nei quali il modello possa essere replicato su scala più ampia.
Anche grandi utenze e amministrazioni locali stanno adottando soluzioni analoghe. L’accordo tra Gardaland ed ENGIE prevede un impianto da 7.000 pannelli e 3 MW, destinato a coprire oltre il 25% del fabbisogno energetico del parco e a ridurre le emissioni di circa 800 tonnellate di CO2 all’anno. A Brindisi è stato invece avviato un progetto per installare pannelli in più aree e favorire la nascita di comunità energetiche basate sull’autoproduzione e sullo scambio locale dell’energia. A Nocera Superiore, infine, il municipio ha ricevuto un impianto da 45 kW: il risparmio stimato supera 3.600 euro, con una quota di autoconsumo del 43%.
Litio-zolfo, sabbia e sale fuso per accumulare energia
L’accumulo rimane uno dei passaggi decisivi per gestire fonti intermittenti come sole e vento. Le batterie al litio-zolfo, a lungo considerate poco affidabili per problemi chimici e strutturali, stanno mostrando progressi nei laboratori. All’Università di Adelaide sono state sviluppate celle con una ricarica indicata in cinque minuti, mentre alcuni esperimenti in Corea del Sud prospettano tempi di 12 minuti. Sono risultati ancora legati alla ricerca, ma l’industria sta già preparando il passaggio di scala: un’azienda californiana sta costruendo in Nevada una gigafactory da 10 GW con l’obiettivo di portare la tecnologia sul mercato entro pochi anni.
Il litio-zolfo viene osservato con interesse per il potenziale in termini di costi, sostenibilità e prestazioni, ma la strada verso una reale alternativa agli ioni di litio è ancora lunga. Su un principio completamente diverso lavorano le cosiddette batterie di sabbia, che sfruttano la capacità termica del materiale per conservare energia rinnovabile e rilasciarla gradualmente. Il sistema punta a immagazzinare per periodi prolungati il calore prodotto utilizzando energia solare o eolica, per poi convertirlo attraverso scambiatori termici.
In Cina viene sperimentata anche una soluzione solare a concentrazione, o CSP, basata su 12.000 specchi e sull’impiego di sale fuso. Gli specchi concentrano il calore, mentre il sale consente di accumulare energia termica e continuare a produrre anche durante la notte. Rispetto a un impianto fotovoltaico tradizionale, il vantaggio centrale è dunque la possibilità di separare almeno in parte il momento della raccolta dell’energia solare da quello del suo utilizzo.
Maree e idrogeno ampliano il ventaglio tecnologico
Il progetto francese NH1 punta sull’energia mareomotrice e ha ottenuto un finanziamento europeo di 31,3 milioni di euro. In Normandia saranno installate quattro turbine ad asse orizzontale, con una produzione prevista di 34 GWh all’anno, indicata come sufficiente per 15.000 abitazioni. La regolarità delle maree potrebbe offrire una produzione più stabile rispetto ad altre fonti rinnovabili, mentre il progetto dichiara un impatto limitato sugli ecosistemi marini e ricadute occupazionali locali.
In Italia, il debutto del primo treno a idrogeno previsto sulla linea Brescia-Iseo-Edolo è stato rinviato di circa un anno rispetto al 2025 inizialmente indicato. I convogli progettati da Alstom impiegano celle a combustibile, nelle quali la reazione tra idrogeno e ossigeno genera energia e produce acqua come scarto. Potranno trasportare fino a 240 passeggeri, con un’autonomia dichiarata superiore a 600 chilometri e quattro punti di rifornimento lungo la tratta. L’obiettivo è sostituire i treni diesel oggi utilizzati sulla linea, ma il ritardo conferma quanto il passaggio dalla sperimentazione all’esercizio regolare possa essere complesso.
Il ritorno del Nord Stream divide l’Europa
Mentre avanzano le tecnologie rinnovabili, tra Washington e Mosca si è riaperto il dialogo sulla possibile riattivazione del Nord Stream, il gasdotto che prima del conflitto in Ucraina contribuiva a rifornire l’Europa con il 40% del suo gas. Da Bruxelles è arrivata una posizione contraria: l’Unione Europea intende interrompere definitivamente la dipendenza dal gas russo entro il 2027. Anche Berlino mantiene una linea di resistenza, sebbene alcune forze politiche tedesche stiano valutando scenari differenti.
La questione supera il semplice costo dell’energia. Una riattivazione potrebbe essere considerata una risposta alle difficoltà di approvvigionamento, ma rischierebbe anche di ricostruire una dipendenza che la strategia europea vuole eliminare. Il confronto sul Nord Stream mette così in evidenza la distanza tra soluzioni di breve periodo e obiettivi strutturali: investire in produzione rinnovabile, accumulo e infrastrutture richiede tempo, mentre il gas continua a pesare sulle decisioni immediate.
Una domanda per voi
La riattivazione del Nord Stream sarebbe una risposta temporanea alla crisi energetica o un ostacolo all’indipendenza europea dal gas russo?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=BBilkEj5s-w

Ciao sono Marta, ma per gli amici elettronauti Tammar! Tammar nasce da un mix di curiosità e voglia di mettersi in gioco, che mi hanno guidata verso il mondo della mobilità elettrica!