

di Emanuele Oggioni
Crolla la produzione di auto tedesche in Cina
Il mercato cinese, che per anni ha sostenuto Volkswagen, BMW e Mercedes-Benz, si è trasformato nel loro principale punto debole. La domanda per i modelli tedeschi prodotti localmente è tornata ai livelli di dieci anni fa, mentre i marchi cinesi corrono su elettrico, software e prezzi.
La Cina non è più la “fabbrica della crescita” tedesca
Per l’industria automobilistica tedesca, la Cina non è più soltanto un mercato difficile: è diventata il simbolo di una perdita strutturale di competitività. Le ultime indicazioni raccolte lungo la filiera locale segnalano che Mercedes-Benz e BMW prevedono per il 2026 una domanda inferiore a 500 mila unità ciascuna per i modelli prodotti localmente in Cina, un livello che riporterebbe i due costruttori premium a volumi di circa un decennio fa. Questo aspetto penalizza la profittabilità, poiché gli impianti e le joint venture costruiti per servire la crescita cinese rischiano oggi di operare a una scala molto inferiore rispetto al passato.
https://elettronauti.it/audi-cina-e7x-a6l-e-tron/
Le vendite confermano il cambio di fase
I dati del secondo trimestre hanno messo in luce la portata della frenata. Volkswagen ha registrato in Cina un calo delle consegne del 36,6% nel Q2 e del 25,9% nel primo semestre; il gruppo ha chiuso il semestre con 4,1 milioni di consegne globali, in calo del 6,3%, ma con volumi fuori dalla Cina in aumento del 2%. Anche BMW ha registrato una forte flessione: nel secondo trimestre la regione Cina è scesa del 30,2% a 117.815 veicoli, mentre nel primo semestre il calo è stato del 20,4% a 261.773 unità. Per Mercedes-Benz Cars, le vendite in Cina sono diminuite del 30% nel Q2, a 98.600 unità, e del 28% nel semestre, a 210.200 veicoli.
Un mercato interno in caduta, ma sempre più elettrico
La difficoltà dei tedeschi si inserisce in un mercato cinese complessivamente debole. Secondo la China Passenger Car Association, a giugno le vendite retail domestiche di autovetture “narrow passenger vehicles” sono state pari a 1,602 milioni di unità, in calo del 23,2% su base annua; nel primo semestre il mercato è sceso del 20,2% a 8,701 milioni di unità. Ma in questa contrazione si nasconde un cambiamento ancora più rilevante: la penetrazione dei veicoli a nuova energia ha raggiunto il 62,8%, mentre le auto a combustione sono scese al 37,2% del mercato.
L’elettrico è il punto più debole dei marchi tedeschi
Il vero problema per Volkswagen, Audi, BMW, Mercedes-Benz e Porsche è che la Cina non si sta semplicemente riducendo: sta cambiando più velocemente di loro. Nel primo trimestre 2026, secondo i dati di Marklines riportati da Handelsblatt, i cinque grandi marchi tedeschi hanno immatricolato in Cina appena 19.230 auto elettriche a batteria, in calo del 55,6% su base annua. La loro quota congiunta nel più grande mercato elettrico del mondo è scesa all’1,6%, a un minimo storico.
Il vantaggio cinese: software, prezzo e velocità

La perdita di terreno non dipende solo dal rallentamento congiunturale o dalla crisi immobiliare cinese.
Il consumatore locale è cambiato: nelle fasce più giovani e tecnologiche, il valore del marchio tedesco pesa meno rispetto a fattori come i cockpit digitali, la guida assistita, gli aggiornamenti software, l’autonomia, il prezzo e la frequenza di rinnovo dei modelli.
I gruppi cinesi, da BYD a Nio, Xiaomi e Aito, hanno costruito un vantaggio industriale proprio su questi fattori: piattaforme elettriche dedicate, catene di fornitura integrate, sviluppo software più rapido e prezzi più aggressivi.
Nello stesso contesto in cui BMW e Mercedes diventano prudenti, Nio punta a una crescita del 40-50% nel 2026 e Xiaomi a circa 550 mila unità.
Volkswagen ridimensiona le ambizioni
Volkswagen è il caso più emblematico. Il gruppo, che per decenni ha dominato il mercato cinese attraverso le joint venture locali, ha già ridotto le proprie ambizioni: secondo quanto riportato da Reuters su Handelsblatt, il target di vendite in Cina al 2030 è stato abbassato a 3,2 milioni di veicoli annui, rispetto al precedente obiettivo di 4 milioni. Il gruppo avrebbe inoltre tagliato circa 1,5 milioni di unità di capacità produttiva in Cina dal 2023, vendendo, chiudendo o riconvertendo cinque impianti tra veicoli e motori, e riducendo la forza lavoro locale da circa 90 mila a 70 mila persone.
La risposta: “China for China”
La nuova strategia dei costruttori tedeschi passa attraverso modelli sviluppati più vicini al mercato cinese. Volkswagen ha intensificato la cooperazione con Xpeng e prepara nuovi modelli elettrici specifici per il Paese; Audi lavora con SAIC su una gamma elettrica pensata per la Cina; Mercedes-Benz punta su modelli a passo lungo, infotainment localizzato e sistemi di assistenza sviluppati con partner cinesi; BMW cerca un rilancio con la Neue Klasse e nuove versioni adattate al gusto locale. Il problema è il tempo: i concorrenti cinesi non aspettano e aggiornano i prodotti più rapidamente, competendo con prezzi che rendono difficile difendere i margini premium.

Anche l’export tedesco verso la Cina arretra
Il ridimensionamento non riguarda solo le fabbriche locali. I dati tedeschi sul commercio estero mostrano un indebolimento anche nei flussi dalla Germania alla Cina: nei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni tedesche di autoveicoli e componenti verso il mercato cinese sono scese a 4,7 miliardi di euro, con un calo del 26,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Fino al 2024, auto e componenti erano stati il principale bene esportato dalla Germania in Cina; ora sono stati superati dai macchinari e dalle apparecchiature elettriche.
Un problema per tutta la filiera europea
Se la produzione locale in Cina perde volumi, se l’export dalla Germania arretra e se la domanda premium si sposta verso marchi domestici, l’intera catena europea della componentistica rischia di vedere ridursi le commesse, la scala e i margini. Per anni la Cina è stata una valvola di crescita per l’auto tedesca; ora può diventare un acceleratore di ristrutturazioni, tagli di capacità e ripensamento industriale. Il crollo della produzione e della domanda dei modelli tedeschi in Cina non è una normale oscillazione ciclica. È il segnale che il baricentro dell’auto si è spostato: l’innovazione elettrica e digitale non è più guidata automaticamente dall’Europa, ma sempre più dai costruttori cinesi. I gruppi tedeschi godevano di un vantaggio costruito in decenni di motori termici e di qualità percepita; ora questi aspetti non bastano più, nel mondo che punta ai BEV.
La Cina sta vincendo nel settore dei BEV, sei d'accordo?

di
Emanuele Oggioni
Analista finanziario, curioso di natura, Tesla owner e appassionato di e-mobility.

