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Crisi energetica e costi auto: perché l’elettrico amplia il vantaggio
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Crisi energetica e costi auto: perché l’elettrico amplia il vantaggio

6 min.

La crisi che interessa lo Stretto di Ormut sta mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento dei combustibili fossili, con effetti già visibili sui prezzi alla pompa. Anche l’elettricità può risentire dell’aumento del gas, ma il confronto sui costi di percorrenza mostra un vantaggio ancora ampio per l’auto elettrica, soprattutto quando la ricarica avviene a casa o attraverso un impianto fotovoltaico.

Lo Stretto di Ormut e la pressione sui carburanti

Lo Stretto di Ormut è un corridoio marittimo largo circa trenta chilometri attraverso il quale passa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, iniziati il 28 febbraio, il traffico navale nell’area si è praticamente azzerato. Circa un migliaio di imbarcazioni risulterebbe bloccato, comprese quelle destinate al trasporto di petrolio e GNL.

Alla riduzione dei transiti si aggiunge il problema assicurativo: i premi legati al rischio di guerra e i costi di noleggio delle navi sono aumentati. Anche in caso di rapido rientro della crisi, la riattivazione delle catene logistiche richiederebbe tempo. Per l’Italia il tema è particolarmente delicato, considerando che il 45% del GNL importato arriva dal Qatar. Due importanti siti produttivi del Paese risultano danneggiati e avrebbero bisogno di almeno un mese per tornare a pieno regime.

La situazione si intreccia con la necessità europea di riempire gli stoccaggi di gas tra primavera ed estate, con l’obiettivo di raggiungere almeno il 90% entro il primo ottobre. Un’eventuale crescita della domanda asiatica sul mercato internazionale, per esempio verso il GNL statunitense, aumenterebbe la competizione con gli acquirenti europei e potrebbe spingere ulteriormente i prezzi.

Sul fronte dei carburanti sono stati segnalati prezzi del diesel superiori a 2,50 euro al litro in alcune stazioni autostradali e nelle grandi città. Il gasolio starebbe crescendo più della benzina anche per la maggiore complessità del processo di raffinazione e per la collocazione asiatica di molti impianti coinvolti. La maggiore spesa stimata arriva fino a 186 euro all’anno per automobilista.

Benzina, diesel ed elettrico: il costo ogni 100 km

Il confronto prende come riferimento tre vetture di segmento medio. Un’auto a benzina con un consumo di 6,5 litri ogni 100 km e carburante a 1,78 euro al litro richiede 11,57 euro per percorrere 100 km. Un modello diesel equivalente, con 5,5 litri ogni 100 km e gasolio a 1,97 euro al litro, si ferma a 10,84 euro.

Per un’auto elettrica con un consumo di 16 kWh ogni 100 km, ricaricata a casa a 0,28 euro per kWh, la spesa scende a 4,48 euro. Il costo è quindi inferiore alla metà rispetto ai due veicoli termici considerati. Con energia autoprodotta da un impianto fotovoltaico, la stima indicata è di circa 1,50 euro ogni 100 km.

La convenienza si riduce utilizzando esclusivamente le infrastrutture pubbliche, ma non scompare. Una ricarica AC lenta, come quelle disponibili presso supermercati o uffici, viene calcolata con prezzi compresi tra 0,40 e 0,55 euro per kWh: il costo di percorrenza varia così da 6,40 a 8,80 euro ogni 100 km. Con una ricarica DC fino a 150 kW, tra 0,55 e 0,70 euro per kWh, la spesa sale in un intervallo compreso tra 8,80 e 11,20 euro.

Anche le reti ad alta potenza possono diventare più competitive attraverso gli abbonamenti. Per accedere alla rete Tesla Supercharger viene indicato un costo di 9,99 euro al mese oppure 100 euro all’anno, indipendentemente dal possesso di una Tesla. Formule mensili inferiori a 10 euro vengono citate anche per altri operatori, tra cui Ionity. Questi costi fissi vanno naturalmente rapportati alla frequenza con cui si utilizza la ricarica pubblica.

La diversificazione energetica riduce l’esposizione

L’elettricità può subire rincari quando aumenta il prezzo del gas, ma non dipende da una sola fonte. Il mix comprende anche solare, eolico e idroelettrico. All’inizio di marzo 2026 le rinnovabili hanno coperto quasi il 33% della domanda elettrica e il 40% della produzione nazionale, secondo i dati citati. Benzina e diesel rimangono invece legati integralmente alla rispettiva catena fossile.

Per gli utenti domestici l’impatto dipende inoltre dal contratto di fornitura. Una tariffa fissa protegge nell’immediato dagli aumenti del mercato, mentre una tariffa indicizzata può trasferire più rapidamente i rincari, in funzione della durata della crisi e dell’andamento dell’energia all’ingrosso. Il fotovoltaico offre la maggiore protezione: anche un impianto da 3 kW senza accumulo può coprire una parte rilevante della ricarica, programmando la wallbox nelle ore di produzione.

Il risparmio non riguarda soltanto l’energia

Il costo del pieno è solo una parte del confronto. Un’auto elettrica non richiede cambi d’olio, candele, cinghia di distribuzione o frizione, mentre la frenata rigenerativa riduce l’usura dei freni. Le stime riportate indicano costi di manutenzione inferiori del 30-50% rispetto a un’auto termica, con un beneficio che può diventare rilevante nell’arco di cinque o sei anni.

Nello scenario di 15.000 km all’anno, con il 70% dell’energia ricaricata a casa e il restante 30% alle colonnine, il risparmio energetico annuo supera 800 euro rispetto a un’auto a benzina e si colloca tra 500 e 600 euro rispetto a un diesel. Aggiungendo la manutenzione, la stima complessiva nell’arco di cinque anni arriva tra 6.000 e 8.000 euro. Questi calcoli erano stati elaborati con prezzi precedenti alla crisi di Ormut: l’aumento dei carburanti tende quindi ad ampliare ulteriormente il divario.

La variabile decisiva resta il modo in cui si ricarica. L’accesso alla rete domestica e, ancora di più, al fotovoltaico rende l’elettrico molto meno esposto alle oscillazioni del petrolio. Chi dipende quasi esclusivamente dalle colonnine rapide conserva invece un margine più contenuto e deve valutare con attenzione tariffe e abbonamenti. La crisi evidenzia così un vantaggio che non è soltanto ambientale: poter ricorrere a fonti energetiche diverse riduce anche il rischio economico legato a una singola catena di approvvigionamento.

Una domanda per voi

Quanto pesa la possibilità di ricaricare a casa o con il fotovoltaico nella convenienza reale di un’auto elettrica?

Nota sulla redazione

Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=cvSPaJXN8Mg

Matteo Valenza

https://bit.ly/m/MatteoValenza

Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!