Colonnine guaste, uptime e multe: il nodo della manutenzione
Installare nuove colonnine non basta: l'infrastruttura deve essere attivata in tempi ragionevoli e rimanere realmente disponibile agli automobilisti. Il problema dell'affidabilità delle reti pubbliche di ricarica torna al centro del confronto con una proposta nata in Australia, dove un'associazione di utenti dell'auto elettrica chiede di obbligare gli operatori a garantire un uptime del 99%, prevedendo sanzioni quando il servizio non raggiunge il livello stabilito.
Il tema riguarda direttamente anche l'Italia. Le esperienze raccolte sul campo comprendono stazioni installate ma non operative per mesi, punti di ricarica fuori servizio e infrastrutture danneggiate, con cavi o display inutilizzabili. In molti casi sono gli stessi utenti a segnalare il guasto, mentre manca la percezione di un sistema uniforme di verifiche periodiche, tempi di ripristino e responsabilità chiaramente definite.
Un uptime del 99% non basta senza regole chiare
La soglia del 99% punta a trasformare la disponibilità delle colonnine in un requisito misurabile. Tuttavia, il modo in cui l'uptime viene calcolato è decisivo. Secondo quanto emerso nel confronto, in Australia e Canada il dato dichiarato dagli operatori può essere riferito all'intero sito: se in una stazione rimane attiva una sola colonnina, il sito può risultare online anche con numerosi punti di ricarica indisponibili.
Un sistema del genere rischia di restituire un'immagine migliore rispetto al servizio effettivamente accessibile. Tesla, invece, viene indicata come esempio di calcolo riferito al singolo stallo. Per un automobilista la distinzione è sostanziale: sapere che il sito è formalmente online serve a poco se gran parte delle prese non può essere utilizzata.
Un eventuale obbligo dovrebbe quindi definire non soltanto una percentuale minima, ma anche l'unità sulla quale misurarla. Il dato dovrebbe riflettere la disponibilità di ogni punto di ricarica, evitando che un impianto parzialmente fuori servizio continui a essere classificato come pienamente operativo.
Controlli periodici e tempi certi per il ripristino
La manutenzione preventiva è l'altro elemento centrale. Nel materiale discusso vengono citati algoritmi sviluppati anche attraverso l'intelligenza artificiale, secondo i quali un piccolo intervento, un controllo o un aggiornamento ogni 40 giorni potrebbe ridurre drasticamente i costi di manutenzione della singola stazione. Il principio è quello di intervenire prima che un'anomalia si trasformi in un guasto prolungato.
L'ipotesi avanzata è introdurre controlli periodici obbligatori, accompagnati da una sanzione quando non vengono eseguiti. A questo si dovrebbe aggiungere uno SLA, cioè un tempo prestabilito entro il quale l'operatore deve riportare la colonnina in funzione. Una penalità legata ai giorni di indisponibilità renderebbe economicamente sconveniente lasciare un impianto fermo per settimane o mesi.
Il tema diventa ancora più rilevante quando le installazioni sono sostenute da fondi pubblici o europei. Se una rete beneficia di risorse destinate allo sviluppo della mobilità elettrica, la sola posa dell'hardware non può rappresentare il risultato finale: servono l'allaccio, il collaudo, l'attivazione e una continuità di servizio verificabile. Nel confronto viene ipotizzato un termine massimo di tre mesi per avere la stazione collegata, funzionante e testata, seguito da penali per ogni giorno di fermo.
Il guasto non dipende sempre dalla colonnina
Le criticità non sono necessariamente riconducibili all'hardware. Durante le esperienze di ricarica, le unità Alpitronic hanno lasciato un'impressione generalmente positiva, ma anche una colonnina considerata affidabile può diventare inutilizzabile per problemi del software di gestione, dei server dell'operatore o dell'allaccio alla rete elettrica. Il risultato per l'utente, però, non cambia: la ricarica non è disponibile.
Tra gli esempi citati figurano installazioni Eviva ad alta potenza rimaste ferme per mesi nonostante le strutture fossero già state realizzate. A Torino è stata inoltre riportata un'esperienza con otto colonnine, sette delle quali non operative. Si tratta di osservazioni sul campo e non di una rilevazione statistica, ma mostrano quanto una singola stazione con molti punti indisponibili possa compromettere la fiducia nella rete.
Anche il valore economico delle installazioni rende difficile giustificare lunghi periodi di inattività. Nel confronto viene stimato un costo compreso tra 50.000 e 100.000 euro per alcune colonnine, mentre un progetto con quattro unità può arrivare a circa 400.000 euro. A queste cifre si aggiunge la complessità delle autorizzazioni necessarie per realizzare l'infrastruttura e portare i collegamenti sul posto.
Dalla quantità delle installazioni alla qualità del servizio
La questione non è premiare o penalizzare un singolo operatore, ma spostare l'attenzione dal numero delle colonnine installate alla qualità del servizio erogato. Enel X, Plenitude, Free To X e gli altri gestori citati hanno contribuito alla diffusione dell'infrastruttura, ma la disponibilità effettiva deve diventare parte integrante della valutazione.
Un sistema credibile richiederebbe metriche calcolate sul singolo punto di ricarica, verifiche periodiche, tempi massimi per l'attivazione e il ripristino, oltre a conseguenze concrete in caso di indisponibilità prolungata. È stata avanzata anche l'idea di consentire la ricarica gratuita quando il problema riguarda i sistemi di autenticazione o pagamento, evitando che un disservizio informatico impedisca l'accesso a un'infrastruttura tecnicamente funzionante.
Per chi viaggia in elettrico, l'affidabilità vale quanto la presenza della colonnina sulla mappa. Una rete ampia ma imprevedibile obbliga a pianificare alternative e riduce la fiducia nell'intero ecosistema. Regole sull'uptime e sulla manutenzione avrebbero quindi senso soltanto se costruite attorno all'esperienza reale dell'utente, non a indicatori capaci di considerare operativo un sito che lo è solo in minima parte.
Una domanda per voi
Le penali per il downtime dovrebbero essere calcolate sulla disponibilità del singolo punto di ricarica o sull'intera stazione?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=Y3Mwe70Upbc

https://bit.ly/m/MatteoValenza
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