

di Federico Fumagalli
La Cina nell’automotive europeo, una strategia tecnologica pensata per il futuro
Quando si parla dell'avanzata cinese nel mercato automobilistico europeo, l'attenzione si concentra spesso sui prezzi competitivi delle auto elettriche o sull'aumento dei marchi provenienti dal Paese asiatico. In realtà, il fenomeno è molto più profondo. La Cina sta costruendo da anni una presenza nell'automotive europeo che non passa soltanto dalla vendita di automobili, ma anche dal controllo di tecnologie, componentistica, batterie e competenze industriali.
Secondo un'inchiesta di SportMediaset, dalla metà degli anni 2000, Pechino ha investito in oltre 130 aziende europee della componentistica automotive. Un'espansione confermata anche da analisi più recenti del Financial Times, secondo cui, queste aziende cinesi hanno acquisito società europee soprattutto in Germania e Francia.

Il punto interessante, però, non è soltanto quante aziende siano state acquistate. È ciò che queste operazioni permettono di costruire nel lungo periodo.
Dalla produzione alla tecnologia
Uno dei principali vantaggi delle aziende cinesi consiste nella capacità di integrare diverse competenze all'interno dello stesso ecosistema industriale. Batterie, elettronica di potenza, motori elettrici, software, sistemi di assistenza alla guida e piattaforme digitali vengono sempre più considerati parti di un unico prodotto.
È proprio questo uno dei motivi per cui il vantaggio cinese nell'automotive non può essere valutato esclusivamente osservando il prezzo finale dell'automobile.
Lo studio pubblicato nel 2026 su Progress in Economic Geography analizza proprio il percorso di BYD e CATL, evidenziando come la loro crescita sia stata costruita attraverso investimenti anticipati nelle batterie agli ioni di litio, sviluppo di competenze proprietarie, capitali, partnership e acquisizione di conoscenze tecnologiche. In altre parole, il successo non deriva soltanto dal sostegno industriale dello Stato, ma anche da anni di investimenti tecnologici effettuati dalle singole aziende.
BYD rappresenta perfettamente questo approccio. Nel 2026 l'azienda ha presentato la seconda generazione della Blade Battery insieme alla tecnologia FLASH Charging, dichiarando la possibilità di passare dal 10 al 97% in circa nove minuti con potenze fino a 1.500 kW. La tecnologia è destinata anche al mercato europeo attraverso i modelli Denza.

L'automobile diventa sempre più un prodotto tecnologico
Il vero elemento di discontinuità potrebbe però essere rappresentato dal software.
Le nuove aziende cinesi non provengono necessariamente dal mondo dell'automobile tradizionale. Alcune hanno costruito la propria esperienza nell'elettronica, nelle telecomunicazioni, nell'intelligenza artificiale o nei dispositivi consumer, per poi entrare nell'industria automobilistica.

Questo cambia il modo di progettare un'automobile. Il veicolo diventa una piattaforma tecnologica aggiornabile, nella quale batteria, infotainment, sistemi ADAS, connettività e software possono evolvere nel corso della vita dell'auto.
Anche la componentistica sta seguendo questa direzione. CATL, ad esempio, non si limita più alla produzione di celle e batterie: attraverso CAIT ha sviluppato una piattaforma di telaio elettrico e nel 2026 ha avviato una collaborazione con Togg per lo sviluppo di una nuova famiglia di veicoli destinati anche ai mercati europei.
La strategia è quindi molto più ampia della semplice esportazione di automobili.
Una strategia che guarda ai prossimi dieci anni
È proprio qui che emerge la differenza più interessante rispetto a una parte dell'industria europea.
Le aziende cinesi sembrano ragionare sempre più sull'intera catena del valore dell'automotive, dalla materia prima alla batteria, dalla piattaforma elettronica al software, fino alla produzione del veicolo e alla rete di vendita.

Questo non significa che i costruttori europei siano tecnologicamente arretrati. L'Europa conserva competenze enormi nella progettazione, nella sicurezza, nella dinamica del veicolo, nei motori, nei materiali e nel segmento premium. Il problema è piuttosto la velocità con cui queste competenze vengono integrate in un nuovo modello industriale.
La presenza cinese potrebbe quindi diventare una sfida non soltanto commerciale, ma industriale e tecnologica.
L'Europa rischia infatti di trovarsi nella situazione in cui alcune automobili continuano a essere progettate e vendute da marchi europei, ma utilizzano componenti, piattaforme o tecnologie sviluppate da aziende cinesi. La collaborazione tra CATL e BMW sul battery passport e sulla decarbonizzazione della catena di fornitura rappresenta già un esempio concreto di questa interdipendenza tecnologica.
Il futuro dell'automotive europeo, quindi, potrebbe non essere determinato semplicemente da chi venderà più automobili. Sarà determinante capire chi controllerà le tecnologie fondamentali dell'auto del futuro.
La Cina sembra aver iniziato a rispondere a questa domanda con largo anticipo. E proprio per questo la sua espansione in Europa potrebbe essere soltanto all'inizio.
Secondo voi l'industria europea riuscirà a recuperare il vantaggio tecnologico cinese, oppure nei prossimi dieci anni saranno proprio le aziende cinesi a guidare l'evoluzione dell'automotive mondiale?

di
Federico Fumagalli
Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!

