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BYD Flash Charge alla prova: Denza Z9 GT dal 12 al 97% in 9 minuti
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BYD Flash Charge alla prova: Denza Z9 GT dal 12 al 97% in 9 minuti

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Una Denza Z9 GT è passata dal 12% al 97% in 9 minuti durante una sessione con il sistema BYD Flash Charge. Il risultato è stato ottenuto senza preriscaldare la batteria, con l'auto appena prelevata dal magazzino e una temperatura esterna prossima ai 39 °C. La prova mostra però soltanto una parte del progetto: dietro il distributore di ricarica c'è un'infrastruttura dotata di accumuli, elettronica di potenza e raffreddamento dedicato.

Gli accumuli BES riducono la potenza richiesta alla rete

Il cuore dell'installazione è costituito da due sistemi di accumulo BES, acronimo di Battery Energy Storage System. All'interno sono presenti complessivamente quattro pacchi da 400 V, collegati con una configurazione serie-parallelo. La capacità utilizzabile dichiarata è di circa 185 kWh, ottenuta con celle Blade Battery 2.0 LFP analoghe a quelle impiegate sulla Denza.

Gli accumuli si occupano di fornire i picchi di potenza richiesti dall'auto. In questo modo non è necessario dimensionare l'allacciamento alla rete sulla massima potenza erogabile dal distributore. Per questa architettura viene indicato come sufficiente un collegamento da 100 kW, mentre l'installazione sperimentale utilizzata nel test prelevava al massimo 40 kW da una linea trifase a 400 V. In precedenza aveva funzionato anche in isola, alimentata direttamente dal fotovoltaico.

La presenza delle batterie tampone punta quindi a rendere più semplice l'installazione anche dove non è disponibile una connessione da oltre un megawatt. Il progetto può inoltre combinare rete e produzione solare. L'architettura è modulare, anche se la configurazione mostrata prevede un cabinet di gestione, due BES e un distributore con due prese.

⚡ Leggi anche: BYD Flash Charging, la ricarica da 1 MW passa dagli accumuli tampone

Due prese, 2,2 MW complessivi e cavi raffreddati

Il sistema utilizza due linee DC separate, collegate agli accumuli e gestite dall'elettronica di potenza. Ogni BES dispone di un proprio BMS e di un circuito di raffreddamento indipendente. La logica cerca di distribuire il carico nel modo più equilibrato possibile, così da mantenere vicini lo stato di carica e lo stress di scarica dei due sistemi.

Le prese sono certificate per 800 A, ma in modalità boost possono raggiungere 1.500 A. Con tensioni nell'ordine di 1.000-1.200 V, la potenza teorica arriva a circa 1,5 MW per porta. L'impianto limita tuttavia l'erogazione complessiva a 2,2 MW: collegando contemporaneamente due veicoli, la disponibilità sarebbe quindi nell'ordine di 1,1 MW per presa.

Correnti tanto elevate richiedono un controllo termico specifico. I cavi sono raffreddati internamente con glicole e il distributore integra un radiatore con scambiatore termico. La sezione inferiore ospita l'elettronica, mentre quella superiore è dedicata al raffreddamento. Durante la sessione, nonostante il caldo e l'esposizione diretta al sole, cavo e connettore non hanno mostrato un aumento anomalo della temperatura percepita.

Il distributore può essere collocato fino a 100 metri dai BES, lasciando una certa libertà nella disposizione di batterie e parcheggi. La presa, pur essendo grande, è risultata maneggevole grazie al cavo mobile. Display e connettore sono collocati a un'altezza accessibile ed è presente anche un terminale POS per il pagamento con carta.

La curva di ricarica della Denza Z9 GT

La Denza Z9 GT impiegata nel test dispone di una batteria indicata in 122 kWh, senza distinzione disponibile tra capacità lorda e netta. La vettura non era stata preparata per la sessione: non era stata impostata la colonnina sul navigatore e non era stato attivato il preriscaldamento automatico.

Dopo 1 minuto e 57 secondi lo stato di carica aveva già raggiunto il 34%. In 5 minuti e 29 secondi era arrivato al 74%, mentre dopo circa 6 minuti aveva superato l'80%. Nella prima parte della curva sono stati osservati picchi superiori a 1.000 kW, indicativamente intorno a 1.120 kW, seguiti da una riduzione progressiva della potenza verso la parte finale.

La sessione si è conclusa automaticamente al 97%. Secondo i calcoli citati da BYD, il margine residuo del 3% serve a lasciare spazio all'energia recuperata attraverso la frenata rigenerativa. Il dato centrale resta il tempo complessivo: 85 punti percentuali recuperati in 9 minuti senza precondizionamento.

⚡ Leggi anche: BYD Denza Z9GT sorprende tutti, ricarica fino al 97% in 12 minuti anche a -30°C

Blade Battery 2.0 anche sui modelli più piccoli

La tecnologia Blade Battery 2.0 LFP è accreditata di una capacità di carica e scarica pari a 10C. Rispetto alla prima generazione, che durante il test è stata ricordata per potenze di ricarica nell'ordine dei 100 kW, il salto è sostanziale. L'interesse non riguarda soltanto una vettura come la Denza Z9 GT: la stessa tecnologia è destinata, secondo quanto riferito, anche alle prossime revisioni di modelli BYD come Dolphin, Atto 2 e Atto 3.

⚡ Leggi anche: BYD Atto 3 2026 debutta a Pechino con ricarica Flash Charging

Un'infrastruttura simile non potrà essere disponibile ovunque, ma l'impiego degli accumuli cambia il problema: la potenza di picco viene separata da quella prelevata istantaneamente dalla rete. Restano necessari spazio, batterie tampone, gestione termica ed elettronica dedicata, ma la sperimentazione mostra come una ricarica nell'ordine del megawatt possa essere realizzata senza un allacciamento della stessa potenza.

Una domanda per voi

Gli accumuli BES possono rendere la ricarica al megawatt praticabile anche nelle aree dove la rete non offre potenze altrettanto elevate?

Nota sulla redazione

Questo articolo è stato controllato dall'intelligenza artificiale

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=4ZigU2hmVtU

Matteo Valenza

https://bit.ly/m/MatteoValenza

Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!