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BYD Dolphin Surf alla prova: tanta tecnologia, qualche limite dinamico
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BYD Dolphin Surf alla prova: tanta tecnologia, qualche limite dinamico

6 min.

La BYD Dolphin Surf entra nel ristretto gruppo delle elettriche lunghe meno di quattro metri, posizionandosi idealmente tra le proposte più economiche come Dacia Spring e Leapmotor T03 e modelli più costosi come Fiat Grande Panda e Renault 5. Dopo circa 350 km di prova, l'impressione emersa è quella di una cittadina elettrica concreta: offre molto spazio rispetto agli ingombri esterni, una dotazione tecnologica ricca e prestazioni vivaci, ma non nasconde alcuni compromessi nella dinamica di guida e nella gestione della frenata rigenerativa.

Dimensioni compatte, abitacolo sfruttato bene

La Dolphin Surf misura 3,99 metri in lunghezza, 1,72 in larghezza e 1,59 in altezza, con un passo di 2,50 metri. Proprio il passo relativamente lungo permette di ricavare un abitacolo ampio per la categoria. L'auto è omologata per quattro persone e, durante la prova, ha mostrato una buona disponibilità di spazio anche per occupanti alti circa 1,90 metri, sia davanti sia dietro.

I sedili sono risultati comodi e quelli posteriori mantengono una qualità costruttiva paragonabile agli anteriori. Il pavimento è completamente piatto, mentre gli attacchi ISOFIX sono presenti sui due posti posteriori e anche sul sedile del passeggero anteriore. Gli schienali posteriori possono essere abbattuti, ma rimane uno scalino indicato in almeno 20 centimetri. Il bagagliaio ha una bocca di accesso ampia e un doppio fondo utile per riporre i cavi; manca invece un vano anteriore.

La plancia utilizza prevalentemente plastiche rigide, alternate ad alcune superfici più morbide. Più della scelta dei materiali, a convincere sono stati gli assemblaggi e la sensazione di solidità, mantenuta anche nella zona posteriore. La versione provata dispone inoltre di sedili anteriori regolabili elettricamente, caricatore wireless e una console centrale con un ampio vano inferiore.

Batterie LFP, autonomia e prova di ricarica

La gamma prevede due batterie con chimica litio-ferro-fosfato: un accumulatore da 30 kWh e la Blade Battery da 42,3 kWh della versione Comfort. Le autonomie dichiarate sono rispettivamente di 220 e 322 km. I motori disponibili hanno potenze di 65 kW, equivalenti a circa 88 CV, e 115 kW, circa 156 CV, per la configurazione Comfort.

La porta CCS Combo 2 si trova sul lato anteriore destro ed è protetta da uno sportello ad apertura manuale. In corrente alternata il caricatore di bordo raggiunge 11 kW. In corrente continua BYD dichiara 65 kW per la batteria da 30 kWh e 85 kW per quella da 42,3 kWh.

La verifica alla colonnina ha fornito indicazioni positive sulla versione con batteria maggiore. Collegata al 5%, la Dolphin Surf ha iniziato a caricare a 56,4 kW; all'8% la potenza è salita a 78,7 kW. Dopo 5 minuti e 29 secondi, con la batteria al 20%, sono stati registrati 87 kW. A 10 minuti e 16 secondi dall'avvio, raggiunto il 33%, la potenza era scesa a 53,8 kW e l'energia caricata ammontava a 13,7 kWh. Si tratta di un test breve, ma il picco osservato è risultato sostanzialmente in linea con il valore dichiarato.

La chimica LFP viene presentata come particolarmente resistente alle alte temperature e alla perforazione, oltre a consentire un utilizzo frequente della carica completa. Il rovescio della medaglia è una densità energetica inferiore rispetto alle batterie NMC, con una massa più elevata a parità di energia immagazzinata. Nel comportamento della Dolphin Surf, questo peso si percepisce soprattutto durante i cambi di direzione più rapidi.

ADAS e infotainment sopra la media della categoria

La versione più ricca, proposta nel materiale di prova a una cifra intorno ai 23.000 euro, dispone di fari a LED, telecamere anteriori, posteriori e laterali, sensori di parcheggio, maniglie a scomparsa e sistema di visione a 360 gradi. La dotazione comprende inoltre frenata automatica d'emergenza anteriore e posteriore, cruise control adattivo e mantenimento attivo al centro della corsia.

Il sistema di guida assistita di livello 2 si è mostrato capace di seguire la corsia e affrontare le curve, richiedendo correttamente la supervisione e le mani sul volante. Più problematico il monitoraggio dell'attenzione: una telecamera a infrarossi controlla lo sguardo del conducente, ma durante il test gli avvisi sonori e vocali sono risultati troppo frequenti e invasivi. È un aspetto che potrebbe essere affinato attraverso aggiornamenti software.

Il display centrale può ruotare, secondo una soluzione già adottata da BYD, e il sistema è apparso sufficientemente reattivo. L'assistente vocale permette di gestire funzioni come finestrini, riscaldamento e sedili riscaldati. Il climatizzatore raffredda rapidamente il piccolo abitacolo ed è abbinato alla pompa di calore, ma non offre una tradizionale regolazione numerica della temperatura in gradi: il comando a schermo lavora invece lungo una scala tra freddo e caldo.

Prestazioni vivaci, assetto orientato al comfort

Il motore da 115 kW rende la Dolphin Surf brillante, soprattutto in accelerazione. Sono disponibili le modalità Eco, Normal e Sport. Anche selezionando quest'ultima rimane un leggero ritardo iniziale nella risposta dell'acceleratore, ma le prestazioni complessive sono apparse più che adeguate per una vettura pensata principalmente per la città.

L'assetto privilegia chiaramente il comfort. Le sospensioni morbide assorbono bene l'impiego urbano, ma nei curvoni più veloci la carrozzeria tende a muoversi sensibilmente. In accelerazione l'avantreno si alleggerisce e, accelerando in curva, gli pneumatici possono perdere aderenza prima dell'intervento del controllo di trazione. Non è un comportamento problematico alle normali velocità cittadine, ma invita a non confondere l'estetica sportiva con una reale impostazione dinamica.

La frenata rigenerativa rappresenta uno dei principali limiti emersi. Sono disponibili soltanto i livelli Standard e High, con una differenza poco marcata e una decelerazione contenuta anche nella modalità più intensa. Mancano inoltre le palette al volante per regolare rapidamente il recupero. Il sistema può recuperare fino a 50 kW durante la frenata, ma nell'uso quotidiano non restituisce l'efficacia e la modulabilità osservate su alcune concorrenti.

Nel complesso, la BYD Dolphin Surf può andare oltre il ruolo di seconda auto urbana. Lo spazio interno, il bagagliaio, la ricarica a 11 kW in corrente alternata e la dotazione di assistenza alla guida la rendono adatta anche a un impiego più ampio, purché quattro posti siano sufficienti. I punti da migliorare riguardano soprattutto la rigenerazione, l'invadenza del monitoraggio del conducente e un equilibrio dinamico penalizzato dalle sospensioni molto morbide.

Una domanda per voi

La ricca dotazione tecnologica e la buona ricarica possono compensare una frenata rigenerativa debole e un assetto molto morbido?

Nota sulla redazione

Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=hAko820SONA

Matteo Valenza

https://bit.ly/m/MatteoValenza

Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!