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Bonus colonnine 2026, come ottenere il rimborso per la wallbox
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Bonus colonnine 2026, come ottenere il rimborso per la wallbox

4 min.

Il Bonus colonnine 2026 copre l’80% delle spese ammissibili sostenute per acquistare e installare una wallbox o una colonnina domestica. Il contributo può raggiungere 1.500 euro per le persone fisiche e 8.000 euro per gli interventi sulle parti comuni dei condomini, ma per non perdere il rimborso occorre rispettare requisiti precisi sul dispositivo, sull’installazione e sui pagamenti.

Importi, beneficiari e periodo ammesso

Il meccanismo prevede un tetto diverso in base al beneficiario. Per una spesa complessiva di 1.500 euro tra wallbox e installazione, il contributo potenziale è di 1.200 euro, lasciando 300 euro a carico dell’utente. Se un privato spende 2.000 euro, l’80% corrisponderebbe a 1.600 euro, ma il limite individuale mantiene il rimborso massimo a 1.500 euro. Le risorse complessivamente disponibili ammontano a 15 milioni di euro.

Possono presentare la domanda le persone fisiche residenti in Italia e i condomini, questi ultimi esclusivamente per installazioni realizzate sulle parti comuni. La ricarica deve essere destinata all’uso privato e non può essere accessibile al pubblico.

L’installazione deve essere completata tra il 26 giugno e il 31 dicembre 2026. Un intervento concluso prima dell’apertura di questa finestra, per esempio nel marzo 2026, non può quindi essere recuperato retroattivamente attraverso questa misura. Anche le spese e le fatture devono essere successive al 26 giugno.

La domanda può essere trasmessa attraverso la piattaforma Invitalia dalle ore 12 del 22 settembre 2026 fino alle ore 12 del 31 gennaio 2027. Le richieste vengono ammesse all’istruttoria in ordine cronologico; in caso di esaurimento delle risorse è prevista la pubblicazione di un avviso specifico.

⚡ Leggi anche: Bonus colonnine 2030: contributo fino a 8.000€

Quali spese rientrano nel contributo

Il rimborso non riguarda soltanto l’acquisto della wallbox o della colonnina. Tra le spese ammissibili rientrano anche l’installazione, l’impianto elettrico, le opere edili strettamente necessarie, i dispositivi di monitoraggio, la progettazione, la direzione dei lavori, la sicurezza e il collaudo.

Quando l’intervento lo richiede, può essere incluso anche il costo per la connessione alla rete mediante l’attivazione di un nuovo POD. Tutte le voci devono però essere effettivamente collegate all’installazione e adeguatamente documentate: non basta che una spesa sia sostenuta nello stesso periodo per renderla automaticamente ammissibile.

La wallbox deve essere ammessa dal GSE

Uno degli errori più rischiosi è acquistare un dispositivo basandosi soltanto sul prezzo. La wallbox deve essere nuova di fabbrica, di potenza standard, conforme ai requisiti tecnici previsti e presente nell’elenco ufficiale dei dispositivi di ricarica domestica pubblicato dal GSE. L’elenco da considerare è quello valido nel momento in cui viene presentata la domanda.

La verifica del modello deve quindi precedere l’acquisto e l’installazione. Scoprire soltanto alla fine che il dispositivo non è ammesso può comportare la perdita dell’intero contributo, anche quando le altre condizioni sono state rispettate.

L’installazione deve inoltre essere eseguita a regola d’arte e accompagnata dalla relativa dichiarazione di conformità. Questo passaggio è determinante sia per una wallbox privata sia per un impianto realizzato sulle parti comuni condominiali.

⚡ Leggi anche: Wallbox in condominio: procedure, requisiti tecnici e sicurezza

Pagamenti e documenti: gli errori da evitare

Il pagamento deve essere interamente tracciabile e provenire da un conto intestato al beneficiario. Sono ammessi il bonifico bancario e le carte di credito o debito, purché intestate alla persona che richiede il contributo. Non sono accettati i contanti e le spese non possono essere sostenute mediante finanziamento.

Prima di avviare la procedura è necessario conservare fatture, prove dei pagamenti, dichiarazione di conformità rilasciata dall’installatore e attestazione relativa ai requisiti della wallbox. Per accedere alla piattaforma Invitalia servono SPID, CIE oppure CNS, oltre a un indirizzo PEC attivo.

Ogni beneficiario può presentare una sola domanda. Le stesse spese, inoltre, non devono avere già ottenuto un’altra agevolazione: una fattura utilizzata per accedere a un diverso beneficio non può essere ripresentata per richiedere anche questo rimborso.

La sequenza corretta diventa quindi essenziale: controllare che la wallbox sia inclusa nell’elenco previsto, affidare l’intervento a un installatore che rilasci la documentazione richiesta, pagare con uno strumento ammesso e raccogliere tutte le prove prima di presentare la domanda. Pur non essendo descritto come un classico click day, l’ordine cronologico dell’istruttoria rende poco prudente attendere mesi dopo avere completato correttamente l’intervento.

Una domanda per voi

Il vincolo dell’elenco GSE limita troppo la scelta della wallbox oppure rappresenta una tutela utile per chi richiede il contributo?

Nota sulla redazione

Questo articolo è stato controllato dall'intelligenza artificiale

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=xDOitZSFQuA

Matteo Valenza

https://bit.ly/m/MatteoValenza

Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!