Auto termiche dopo il 2035, crediti CO2 e neutralità tecnologica riaprono il confronto
La possibilità di mantenere in commercio motori endotermici anche dopo il 2035, compensandone le emissioni attraverso crediti di carbonio, riapre il confronto europeo sulla transizione della mobilità. Il tema si inserisce in un quadro energetico più ampio, nel quale avanzano reti intelligenti, sistemi di accumulo, fotovoltaico integrato e trasporto pubblico elettrico, ma restano aperte questioni industriali, normative e infrastrutturali.
Motori endotermici dopo il 2035: la proposta dei crediti CO2
Il Partito Popolare Europeo ha rilanciato l'ipotesi di consentire i motori endotermici anche dopo il 2035, a condizione di compensarne le emissioni di carbonio mediante crediti. La soluzione viene presentata come un modo per attenuare lo shock industriale e occupazionale collegato al passaggio verso la mobilità elettrica, richiamando il principio della neutralità tecnologica.
Il punto critico riguarda l'efficacia concreta della compensazione. Pagare per bilanciare le emissioni non equivale necessariamente a eliminarle alla fonte, e occorrerà verificare nel tempo se i meccanismi di sottrazione e contabilizzazione della CO2 producano risultati reali. La proposta rischia inoltre di riportare il settore verso un'impostazione già nota, senza risolvere automaticamente le difficoltà economiche delle aziende.
La transizione all'elettrico, d'altra parte, non riguarda soltanto la sostenibilità ambientale. Coinvolge industria, occupazione, infrastrutture, filiere produttive e capacità di pianificazione. L'impressione emersa è che il percorso sia stato impostato con tempi molto rapidi e senza un piano d'azione capace di evitare forti tensioni sul mercato. Questo non rende necessariamente corretto tornare indietro, ma rafforza la necessità di una trasformazione progressiva e verificabile.
Smart grid, accumuli e comunità energetiche
Al Green Energy Day 2025 di Milano sono stati presentati diversi progetti italiani dedicati alla decarbonizzazione. Tra i temi centrali figurano efficienza energetica, comunità energetiche rinnovabili e integrazione delle fonti pulite nei contesti urbani. L'impostazione delineata coinvolge imprese e cittadini, con incentivi destinati a sostenere iniziative locali.
Un ruolo rilevante è attribuito alle smart grid e ai sistemi di accumulo, necessari per gestire una produzione rinnovabile variabile e aumentare l'autosufficienza energetica. In prospettiva, anche le batterie delle automobili potrebbero contribuire a bilanciare la rete o alimentare un'abitazione. Il riferimento emerso è quello di una batteria automobilistica da 75 kWh: una quantità di energia significativa, che mostra perché l'integrazione tra veicoli, case e rete possa diventare strategica.
Sul fronte della tracciabilità è stata inoltre descritta una piattaforma basata su blockchain, pensata per certificare in tempo reale l'origine dell'energia rinnovabile. Ogni kilowattora prodotto viene registrato in un registro distribuito e trasformato in un credito digitale, mentre gli smart contract permettono di tracciare produzione e consumo. L'obiettivo è rendere più trasparente il rapporto tra produttori e utenti, evitando che l'origine verde dell'energia resti una semplice dichiarazione difficile da verificare.
Fotovoltaico tra agricoltura, centri storici e aree pubbliche
In Puglia è stato avviato un bando per le imprese agricole interessate a investire nelle rinnovabili, in particolare installando pannelli fotovoltaici sui tetti di stalle, serre e depositi. La misura prevede finanziamenti fino all'80%, moduli ad alta efficienza, possibilità di integrare sistemi di accumulo e servizi di consulenza tecnica per progettazione e connessione alla rete. Una piattaforma digitale dovrebbe consentire di monitorare produzione e consumi. L'obiettivo dichiarato è superare 200 MW installati entro il 2026, una scadenza giudicata particolarmente ambiziosa.
Anche l'inserimento del fotovoltaico nei centri storici viene considerato possibile grazie a soluzioni ad alta integrazione estetica: pannelli colorati, moduli traslucidi e tegole fotovoltaiche possono ridurre il contrasto con gli edifici esistenti. Rimangono però vincoli architettonici, paesaggistici e normativi che impongono una progettazione specifica, incompatibile con installazioni standardizzate.
Un esempio di riqualificazione energetica riguarda la centrale telefonica di Aranova, a Roma. La struttura dispone di un impianto fotovoltaico da 100 kW, climatizzazione a pompa di calore alimentata dal sole e gestione intelligente dei consumi basata sull'intelligenza artificiale. Insieme all'isolamento termico dell'edificio, questi interventi hanno prodotto un taglio del 60% dei consumi elettrici.
L'Agenzia del Demanio ha inoltre avviato una procedura per concedere terreni pubblici inutilizzati a soggetti privati interessati a realizzare impianti fotovoltaici. I lotti comprendono soprattutto ex aree militari e terreni agricoli abbandonati. I progetti dovranno includere valutazioni d'impatto ambientale, integrazione paesaggistica e una connessione efficiente alla rete, con l'obiettivo di favorire la generazione distribuita.
Cresce anche l'interesse per l'agrivoltaico, che combina coltivazioni e pannelli sopraelevati senza rinunciare alla produttività del terreno. I dati citati indicano incrementi di resa superiori al 30% per la vite, al 10% per le lattughe e al 40% per i foraggi, oltre a una riduzione del 65% del consumo idrico per i pomodori. I risultati dipendono però da impianti progettati in funzione delle singole colture, con moduli, altezze e distanze compatibili anche con il passaggio delle macchine agricole.
Autobus elettrici e protezione delle infrastrutture di ricarica
A Brescia sono entrati in servizio autobus elettrici BYD K9UD sulle linee urbane 7, 10 e 13 e sulla rete extraurbana. Ogni mezzo eviterebbe circa 34 tonnellate di CO2 all'anno, indicate come equivalenti a oltre 1.500 alberi piantati. Il programma prevede otto autobus in servizio entro giugno 2025, 14 entro il 2026 e altri sei entro il 2030. L'investimento complessivo indicato è di 40 milioni di euro tra il 2025 e il 2028.
Alla crescita della mobilità elettrica si affianca il problema dei furti dei cavi di ricarica. Il sistema Cable Guard combina una doppia guaina antitaglio, una sostanza identificativa visibile ai raggi ultravioletti e associata alla singola colonnina, localizzazione GPS e videosorveglianza. La sproporzione economica è evidente: il rame di un cavo rubato può fruttare circa 5 euro, mentre la sostituzione costa al gestore dell'infrastruttura circa 1.000 euro.
Anche Tesla sta lavorando a una soluzione deterrente basata su un liquido visibile che imbratta chi manomette il cavo e su marcature applicate al rame. Sono misure difensive che non risolvono la causa del fenomeno, ma possono ridurre la convenienza del furto, agevolare l'identificazione del materiale e limitare i tempi di indisponibilità delle colonnine.
Una domanda per voi
La compensazione delle emissioni può rendere accettabili i motori endotermici dopo il 2035 o rischia di rallentare la transizione elettrica?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=sw5vlkDYsyQ

https://bit.ly/m/MatteoValenza
Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!

