
di Andrea Cornali
Volkswagen, Stellantis e Renault chiedono regole più flessibili per difendere l’industria europea dell’auto
L’industria automobilistica europea lancia un nuovo appello a Bruxelles. Volkswagen, Stellantis e Renault hanno chiesto all’Unione Europea di adottare criteri più semplici e realistici per definire cosa possa essere considerato realmente un veicolo "Made in Europe", con l’obiettivo di rafforzare la produzione locale e contrastare la crescente concorrenza dei costruttori cinesi.
I tre gruppi automobilistici rappresentano circa il 60% della produzione di veicoli dell’Unione Europea e ritengono che il futuro del settore dipenda dalla capacità dell’Europa di preservare la propria base industriale durante la transizione verso la mobilità elettrica.
Una proposta chiara per il marchio "Made in Europe"
Secondo la proposta presentata ai legislatori europei, un’automobile dovrebbe essere considerata europea se almeno il 70% del suo valore complessivo viene generato all’interno dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo. La regola coinvolgerebbe l’intera filiera, dalla progettazione alla produzione fino alla realizzazione dei componenti principali.
Per i costruttori si tratta di una soluzione semplice da applicare e facile da controllare. Una definizione chiara consentirebbe infatti di incentivare gli investimenti sul territorio europeo e favorirebbe lo sviluppo di una filiera industriale più forte e meno dipendente dalle importazioni.
La richiesta arriva in un momento particolarmente delicato per il settore automobilistico europeo, impegnato nella trasformazione elettrica e sotto pressione per l’arrivo di modelli sempre più competitivi provenienti dalla Cina.
Batterie e componenti strategici al centro del dibattito
Uno degli aspetti più importanti della proposta riguarda le batterie, che rappresentano una quota significativa del valore di un veicolo elettrico moderno. Secondo i produttori europei, il rafforzamento della produzione locale di celle e pacchi batteria sarà fondamentale per garantire competitività e occupazione nei prossimi anni.


Le aziende chiedono quindi incentivi specifici per sostenere la realizzazione di nuove gigafactory e per ridurre il divario di costo rispetto ai produttori asiatici.
Inoltre, propongono che alcuni obblighi relativi alla localizzazione della produzione delle batterie entrino pienamente in vigore solo dal 2030, concedendo più tempo all’industria europea per completare gli investimenti necessari.
La produzione delle batterie è considerata una delle sfide decisive per il futuro dell’automobile europea, poiché determina una parte rilevante del valore aggiunto generato lungo la catena produttiva.
La pressione della concorrenza cinese
Volkswagen, Stellantis e Renault sostengono che il mercato europeo stia affrontando una fase senza precedenti. I costi energetici elevati, la forte pressione competitiva internazionale e il ritardo tecnologico in alcune aree strategiche stanno mettendo in difficoltà numerosi produttori del continente.
A questo scenario si aggiunge il rallentamento della domanda. Secondo le aziende, in Europa vengono venduti circa tre milioni di veicoli in meno all’anno rispetto ai livelli registrati nel 2019, un dato che evidenzia la necessità di politiche industriali capaci di sostenere il settore.
Le case automobilistiche sottolineano che l’obiettivo non è chiudere il mercato europeo ai concorrenti stranieri, ma evitare che una quota crescente della produzione venga progressivamente trasferita fuori dai confini comunitari.
Per questo motivo chiedono regole che incentivino la localizzazione degli investimenti e la crescita della filiera europea.
Bruxelles valuta nuove misure per l’industria dell’auto
La Commissione Europea sta già esaminando diverse iniziative legate al concetto di "Made in Europe". Tra le ipotesi allo studio figurano criteri di contenuto locale per i veicoli elettrici, incentivi collegati alla produzione europea e misure dedicate allo sviluppo delle catene di approvvigionamento strategiche.
I produttori chiedono tuttavia che qualsiasi nuova normativa venga introdotta gradualmente e accompagnata da incentivi concreti. Secondo il settore, la competitività dell’industria europea non può dipendere esclusivamente da nuovi obblighi normativi, ma necessita anche di energia più competitiva, procedure semplificate e investimenti mirati.
Un passaggio cruciale per il futuro dell’automotive europeo
La battaglia per definire il concetto di "Made in Europe" potrebbe diventare uno dei temi centrali della politica industriale europea nei prossimi anni.
La sfida consiste nel proteggere la capacità produttiva del continente senza compromettere la competitività e l’innovazione necessarie per affrontare la rivoluzione elettrica.
Volkswagen, Stellantis e Renault ritengono che un sistema chiaro di incentivi alla produzione locale possa rappresentare uno strumento decisivo per mantenere occupazione, investimenti e competenze tecnologiche in Europa, mentre Bruxelles dovrà trovare un equilibrio tra apertura dei mercati e tutela della propria industria strategica.
E voi cosa ne pensate? L’Unione Europea dovrebbe favorire maggiormente i veicoli prodotti nel continente oppure mantenere un mercato completamente aperto alla concorrenza globale?
di
Andrea Cornali
Il mio interesse per il mondo elettrico è nato nel 2020, anno in cui ho iniziato a collaborare con Matteo. Da allora, la mia passione è cresciuta costantemente. Nel 2021, ho abbandonato la mia auto termica per passare a un veicolo elettrico. Ora, sono entusiasta di condividere la mia conoscenza in questo settore. Ogni giorno, cerco di combinare la mia passione per la tecnologia e l'attenzione per l'ambiente per contribuire in modo positivo al mondo che ci circonda.

