
di Andrea Cornali
USA pronti a bloccare le auto cinesi, nuova legge bipartisan scuote il mercato globale
Gli USA alzano nuovamente il livello dello scontro commerciale e tecnologico con la Cina. A Washington cresce infatti il sostegno politico verso una nuova legge che punta a vietare le auto cinesi e i componenti collegati ai cosiddetti “Paesi avversari”.
Il progetto arriva proprio mentre il presidente americano Donald Trump preparava la sua visita ufficiale a Pechino prevista dal 13 al 15 maggio.
La proposta, chiamata Connected Vehicle Security Act, nasce da un’iniziativa bipartisan sostenuta dai deputati americani John Moolenaar e Debbie Dingell. L’obiettivo dichiarato è impedire l’ingresso nel mercato statunitense di veicoli con software o hardware collegati a Cina, Russia, Iran e Corea del Nord.
Perché gli Stati Uniti vogliono fermare le auto cinesi
Secondo i legislatori americani, le moderne auto connesse raccolgono enormi quantità di dati sensibili. I sistemi di infotainment, le telecamere, i sensori e le funzioni cloud potrebbero infatti trasformare le vetture in strumenti di sorveglianza avanzata.
Washington teme che aziende cinesi possano accedere a informazioni riguardanti spostamenti, infrastrutture critiche e abitudini degli utenti americani. Alcuni esponenti politici hanno definito le auto cinesi “pacchetti di sorveglianza su ruote”, aumentando ulteriormente la tensione tra le due superpotenze.
La nuova proposta legislativa punta quindi a trasformare in legge permanente le restrizioni introdotte dall’amministrazione Biden nel 2025. In questo modo, un futuro presidente non potrebbe cancellarle facilmente con un semplice ordine esecutivo.
Cosa prevede il Connected Vehicle Security Act
Il disegno di legge stabilisce regole molto severe per il mercato automobilistico americano. Dal primo gennaio 2027 scatterebbe il divieto per software e veicoli collegati ai Paesi considerati ostili dagli Stati Uniti.
Le restrizioni sull’hardware entrerebbero invece in vigore dal 2030. La legge introdurrebbe inoltre multe superiori a 1,5 milioni di dollari per ogni violazione accertata.

I controlli riguarderebbero non solo le auto complete, ma anche componenti elettronici, sistemi di comunicazione, piattaforme software e tecnologie per la guida connessa.
Questo scenario potrebbe colpire duramente marchi cinesi in forte crescita come BYD, ma anche gruppi internazionali che utilizzano componenti o piattaforme sviluppate in Cina.
Il timore americano per l’avanzata cinese nell’auto elettrica
Dietro le motivazioni sulla sicurezza nazionale esiste anche una forte preoccupazione economica. La Cina domina ormai il mercato globale delle auto elettriche grazie a costi competitivi, produzione su larga scala e sostegno statale.
Negli ultimi anni i produttori cinesi hanno conquistato quote importanti in Europa, Sud America e Asia. Gli Stati Uniti temono che un ingresso massiccio delle BEV cinesi possa mettere in crisi l’industria automobilistica americana e migliaia di posti di lavoro.
Per questo motivo Washington ha già imposto dazi molto elevati sulle auto elettriche cinesi. Attualmente il peso combinato delle tariffe supera il 125%, rendendo quasi impossibile vendere direttamente queste vetture negli USA a prezzi competitivi.
Trump e il delicato equilibrio con Pechino
La tempistica della proposta non è casuale. Il Congresso americano vuole infatti evitare possibili aperture di Trump verso i costruttori cinesi durante il viaggio diplomatico in Cina.
Molti rappresentanti del settore automotive statunitense hanno già chiesto alla Casa Bianca di mantenere una linea molto dura. Le grandi case americane temono che l’arrivo delle BEV cinesi possa replicare quanto accaduto in Europa, dove diversi marchi orientali stanno crescendo rapidamente grazie a prezzi aggressivi e tecnologie avanzate.
Anche diversi sindacati americani sostengono il progetto di legge perché ritengono fondamentale proteggere produzione interna e occupazione manifatturiera.
La guerra tecnologica tra USA e Cina entra in una nuova fase
Lo scontro sulle auto elettriche rappresenta solo uno dei fronti della più ampia guerra tecnologica tra Washington e Pechino. Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno limitato l’accesso cinese a semiconduttori avanzati, reti di telecomunicazione, intelligenza artificiale e infrastrutture strategiche.
Ora anche il settore automotive viene considerato una questione di sicurezza nazionale. Le auto moderne sono infatti sempre più simili a computer su ruote, capaci di raccogliere dati e comunicare costantemente con reti esterne.
Per questo motivo il mercato globale delle vetture elettriche potrebbe presto dividersi in due ecosistemi distinti, uno occidentale e uno cinese, con conseguenze enormi per costruttori, fornitori e consumatori.
Secondo voi gli Stati Uniti stanno proteggendo la sicurezza nazionale oppure stanno cercando di fermare l’avanzata globale delle auto elettriche cinesi?
di
Andrea Cornali
Il mio interesse per il mondo elettrico è nato nel 2020, anno in cui ho iniziato a collaborare con Matteo. Da allora, la mia passione è cresciuta costantemente. Nel 2021, ho abbandonato la mia auto termica per passare a un veicolo elettrico. Ora, sono entusiasta di condividere la mia conoscenza in questo settore. Ogni giorno, cerco di combinare la mia passione per la tecnologia e l'attenzione per l'ambiente per contribuire in modo positivo al mondo che ci circonda.

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