

di Gianfranco Franzoni
Tesla taglia 1.700 posti di lavoro alla Gigafactory di Berlino
La forza lavoro di Tesla presso la Gigafactory di Berlino si è ridotta in modo rilevante nell’arco di dodici mesi. A confermarlo è un’indagine del quotidiano economico tedesco Handelsblatt, che cita dati interni del consiglio dei lavoratori. La contrazione è avvenuta senza annunci pubblici, mentre la direzione dello stabilimento continuava a negare qualsiasi riduzione del personale.
In base ai documenti del comitato elettorale del consiglio di fabbrica, il numero di dipendenti attivi nello stabilimento di Grünheide è sceso a 10.703 unità. Un anno prima, durante le elezioni del consiglio nel 2024, gli addetti erano 12.415. La differenza equivale a circa 1.700 posti di lavoro in meno, pari a una riduzione prossima al 14% dell’organico complessivo.
Negazione piani riduzione personale disattesa
Il dato assume un peso particolare se confrontato con le dichiarazioni pubbliche del management locale. André Thierig, responsabile della Gigafactory di Berlino, aveva ribadito anche di recente che non esistevano piani di riduzione del personale. Questo messaggio è rimasto invariato nonostante volumi produttivi descritti come stabili o in calo.
Parte della flessione potrebbe essere collegata alla ristrutturazione globale avviata da Tesla nel 2024. In quell’anno il gruppo ha ridotto la forza lavoro mondiale di circa il 10%. Tuttavia, secondo le informazioni raccolte, la diminuzione a Berlino sarebbe proseguita anche dopo quella fase, suggerendo un aggiustamento più profondo e localizzato.
Contrazione della richiesta
Il contesto europeo è cambiato rapidamente. Il mercato delle auto elettriche nel continente è diventato più competitivo. I costruttori cinesi hanno ampliato l’offerta, mentre i marchi storici europei hanno migliorato prestazioni e prezzi. Di conseguenza, Tesla si trova oggi con una capacità produttiva in Germania superiore alla domanda effettiva.
La Gigafactory di Berlino è progettata per assemblare oltre 375.000 veicoli all’anno. Tuttavia, le consegne complessive di Tesla in Europa risultano inferiori a quel livello. Questo squilibrio rende lo stabilimento meno efficiente dal punto di vista industriale e finanziario.

Resta poco chiaro come siano state attuate le riduzioni. Non è noto se Tesla abbia fatto ricorso a licenziamenti diretti, a incentivi all’uscita o semplicemente alla mancata proroga di contratti a termine. Quest’ultima opzione è una pratica già utilizzata dal gruppo per modulare l’organico senza attivare le procedure formali previste per i licenziamenti collettivi.
Investimenti previsti bloccati
https://elettronauti.it/tesla-e-le-giga-press-tutte-italiane/
Nel frattempo, alcuni investimenti previsti per l’espansione del sito risultano sospesi. Inoltre, il clima sindacale resta teso.
Secondo osservatori industriali, un’eventuale presa di controllo del consiglio dei lavoratori da parte di IG Metall potrebbe spingere Tesla a riconsiderare ulteriormente il proprio impegno nello stabilimento tedesco.
Grazie a questi elementi, prende forma uno scenario diverso rispetto alla narrativa di una domanda europea in continua crescita.
La combinazione tra vendite in calo, capacità inutilizzata e riduzione del personale indica una fase di assestamento complessa per la presenza industriale di Tesla in Germania.
Secondo te, Tesla riuscirà a rilanciare la produzione europea o assisteremo a un’ulteriore contrazione?

di
Gianfranco Franzoni
Dinosauro, nell’automotive dalla nascita, da sempre attivo nella tutela ambientale. Con 50 auto ICE possedute, molte di grossa cilindrata, ho contribuito all’inquinamento ambientale, per la mia parte. Ora, riscatto! Promuovo la mobilità elettrica in tutti i modi possibili.
