

di Matteo Valenza
https://www.youtube.com/watch?v=xb7SEHg43-Y
Tesla Model 3 da Brescia a Roma: il viaggio punta sulle soste brevi
Affrontare circa 1.200 km complessivi tra Brescia e Roma con una Tesla Model 3 significa organizzare il viaggio intorno alla ricarica, ma non necessariamente trasformarlo in una lunga attesa. Nell'esperienza sul campo, la strategia adottata è stata quella delle soste frequenti e brevi, sfruttando i Supercharger lungo il percorso e senza cercare ogni volta di riportare la batteria al massimo.
Partenza programmata e prima sosta a Modena
La partenza da Brescia è avvenuta con il 98% di batteria, dopo aver impostato la programmazione e il preriscaldamento. Pochi minuti dopo l'avvio, il livello indicato era del 95%. Inserendo Roma nel navigatore, la prima previsione parlava di circa sei ore di percorrenza e proponeva una sosta a Firenze, ma l'itinerario è stato adattato alle esigenze dei passeggeri inserendo una fermata a Modena.
Il Supercharger di Modena era collegato a un hotel, una caratteristica utile perché ha permesso di abbinare la ricarica a una pausa per il caffè e il cibo. La ripartenza è avvenuta con l'84% di batteria, senza attendere il completamento della sessione. È un dettaglio centrale nella gestione del viaggio: l'obiettivo non era ottenere ogni volta la massima percentuale possibile, ma accumulare l'energia sufficiente per raggiungere comodamente la tappa successiva.
Ricaricare poco, ma più spesso
In una delle soste successive, la batteria è passata dal 50% all'82% in circa dieci minuti. Il tempo è stato sufficiente per una breve pausa, senza che la ricarica diventasse l'attività principale della tappa. L'impressione emersa è che, in un viaggio di questa lunghezza, fermarsi per intervalli ridotti possa risultare più pratico rispetto ad aspettare percentuali molto elevate.
Il principio è semplice: alle soste necessarie per mangiare, bere o utilizzare i servizi si affianca la ricarica dell'auto. Quando i tempi delle due attività coincidono, la sosta tecnica incide meno sulla percezione complessiva del viaggio. Naturalmente il risultato dipende dalla presenza delle stazioni lungo il percorso e dalla possibilità di integrare le fermate con le esigenze di chi è a bordo.
Un'altra tappa è stata effettuata a Magliano Sabina. Durante l'andata, il navigatore stimava l'arrivo con il 31% di batteria; la sosta è poi proseguita fino al 90%, mentre i passeggeri si fermavano presso l'hotel vicino al Supercharger. La posizione della stazione è stata giudicata poco visibile, ma la struttura adiacente ha comunque offerto servizi utili durante l'attesa.
Sette ore per arrivare a Roma
L'arrivo a Roma è avvenuto poco prima delle 16, dopo circa sette ore di viaggio e quattro fermate. La previsione iniziale era più breve, ma le soste hanno avuto anche una funzione di riposo e ristoro. Nel nostro test, il trasferimento è stato percepito come tranquillo e rilassante, senza una particolare sensazione di stanchezza al termine della tratta.
Questa valutazione resta legata alle condizioni specifiche dell'esperienza e non rappresenta una misura assoluta dei tempi necessari per coprire la stessa distanza. Mostra però come la durata totale non dipenda soltanto dai minuti trascorsi alla colonnina: contano anche il numero delle pause che si sarebbero effettuate comunque e il modo in cui vengono distribuite.
Il ruolo del preriscaldamento della batteria
Nel viaggio di ritorno, la sosta a Magliano Sabina ha evidenziato l'importanza della preparazione termica dell'accumulatore. Collegata al Supercharger con circa il 30% residuo, la Model 3 ha indicato una potenza di ricarica di 137 kW subito dopo l'avvio della sessione. Il risultato è stato attribuito al preriscaldamento della batteria.
Portare l'accumulatore nelle condizioni termiche adatte prima di una ricarica rapida consente al sistema di accettare potenze elevate più rapidamente. Per chi viaggia, il vantaggio pratico è ridurre il tempo necessario per recuperare l'energia utile alla tappa successiva. Anche in questo caso, la sosta è stata utilizzata per altre attività, dal semplice intrattenimento disponibile a bordo fino al lavaggio dell'auto.
L'esperienza tra Brescia e Roma suggerisce quindi che la gestione di un lungo itinerario elettrico non si riduce alla sola autonomia dichiarata dall'auto. Pianificazione del navigatore, temperatura della batteria, posizione delle stazioni e servizi disponibili nelle vicinanze contribuiscono insieme alla qualità del viaggio. La scelta di effettuare più soste brevi si è mostrata efficace in questa occasione, soprattutto perché le ricariche sono state integrate nelle normali pause dei passeggeri.
Una domanda per voi
Nei lunghi viaggi elettrici è più efficace effettuare soste brevi e frequenti oppure attendere percentuali di carica più elevate?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=xb7SEHg43-Y

di
Matteo Valenza
https://bit.ly/m/MatteoValenza
Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!

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