
di Andrea Cornali
Tasse sulle auto elettriche, la svolta fiscale in arrivo in tutto il mondo
Negli ultimi anni le auto elettriche sono state il simbolo della transizione verde, sostenute da incentivi e sconti fiscali generosi.
Oggi però molti governi si trovano davanti a un bivio, continuare a favorirle o iniziare a tassarle per salvare i conti pubblici.
Con il Green Deal europeo l’idea era semplice, rinunciare a una parte del gettito per spingere la mobilità a zero emissioni.
Crisi energetica, guerre, dazi e rallentamento economico hanno però cambiato il quadro, trasformando gradualmente il “Green Deal” in un potenziale “Tax Deal”.
Perché gli Stati vogliono tassare le auto elettriche
Il nodo centrale sono le accise su benzina e diesel, che oggi rappresentano una fetta enorme delle entrate fiscali nazionali.
Ogni auto termica sostituita da un’auto elettrica significa meno litri di carburante venduti e meno tasse incassate dalle casse pubbliche.
In Italia le imposte sui carburanti, sommate all’IVA, valgono circa decine di miliardi di euro all’anno, fondamentali per il bilancio.
È inevitabile quindi che molti governi inizino a studiare come far contribuire anche le auto a batteria al finanziamento delle infrastrutture.
Regno Unito: tassa a chilometro e addio ai privilegi pieni
Il Regno Unito è il caso più osservato, dal 2028 è attesa una tassa “pay-per-mile” specifica per i veicoli elettrici.
La proposta prevede un contributo di 3 pence per ogni miglio percorso, pari a circa 4,8 centesimi di euro per chilometro stimato.

Per un automobilista che percorre 8.000 miglia l’anno, il costo aggiuntivo sarebbe di circa 240 sterline, oltre alle imposte già dovute.
Il sistema funzionerebbe con autodichiarazione e pre-pagamento, si stima la percorrenza, si paga in anticipo, poi si conguaglia a fine anno.
Il governo esclude, almeno per ora, l’uso del GPS per tracciare i movimenti, per ridurre costi e polemiche legate alla privacy personale.
Londra, congestion charge più cara e sconti ridotti per le BEV
A Londra, dal 2 gennaio 2026, le auto elettriche perderanno l’esenzione totale dalla congestion charge per il centro cittadino.
Resteranno solo sconti parziali, riduzione del 25% per le vetture private e del 50% per furgoni e mezzi commerciali a batteria.
Dal 2030 lo sconto scenderà ulteriormente, mentre la tariffa giornaliera aumenterà, rendendo più costoso circolare nel cuore della capitale.
Il sindaco Sadiq Khan sostiene che l’obiettivo sia ridurre traffico e congestione, non semplicemente incassare più sterline dagli automobilisti.
Le scelte di Londra vengono seguite da vicino da altre metropoli, incluse quelle italiane che hanno introdotto aree a pagamento come l’Area C milanese.
Nord Europa e Francia, la fine dei super-bonus
Nel Nord Europa gli incentivi sono stati talmente generosi da creare mercati elettrici maturi, e ora i governi iniziano a fare marcia indietro.
In Norvegia l’esenzione totale dall’IVA è stata ridotta, le auto sopra una certa soglia di prezzo la pagano di nuovo, almeno parzialmente.
Sono state introdotte anche tasse di registrazione legate al peso, così i SUV elettrici molto pesanti contribuiscono di più rispetto alle citycar leggere.
In Islanda esiste una vera tassa chilometrica, si pagano alcuni centesimi di euro per ogni chilometro percorso con un’auto elettrica.
In Francia è stata abolita in molte regioni l’esenzione dalla tassa di immatricolazione annuale per le BEV, che ora può arrivare a diverse centinaia di euro.
Parallelamente Parigi irrigidisce malus su peso ed emissioni per le termiche, cercando un equilibrio tra entrate fiscali e obiettivi ambientali nazionali.

Paesi Bassi, Danimarca e Svizzera, dal “tutto gratis” al “tutti contribuiscono”
Nei Paesi Bassi le auto elettriche sono state esentate per anni dalla tassa di proprietà, favorendone una diffusione rapidissima sul territorio.
Dal 2025 pagano però il 25% dell’importo, e dal 2026 è prevista l’applicazione della tassa piena, calcolata come per le termiche tradizionali.
La Danimarca sta reintroducendo gradualmente tasse di registrazione e di proprietà anche sulle BEV, con l’obiettivo di allinearle alle auto a combustione.
In Svizzera si ragiona su un modello “pay per use” valido per tutti i veicoli, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata per la trazione.
Tra le ipotesi, una tariffa per ogni 100 chilometri percorsi o un’imposta sull’energia usata per ricaricare le vetture elettriche private.
Stati Uniti, Nuova Zelanda e Cina, tre approcci diversi
Negli Stati Uniti, 28 Stati applicano già una tassa annuale aggiuntiva per le auto elettriche, da 50 a 200 dollari l’anno circa.
Alcuni, come Oregon e Utah, sperimentano modelli di “Road-User Charge” che legano il contributo fiscale direttamente ai chilometri percorsi.
In Nuova Zelanda è finita l’esenzione per elettriche e plug-in, ora si paga una tassa sulla percorrenza, con licenze prepagate a blocchi di 1.000 chilometri.

Cina non ora
In Cina, invece, non si parla oggi di nuove tasse specifiche, ma è cambiato lo status strategico del settore auto elettrica nel piano quinquennale nazionale.
Dopo quindici anni di forti sussidi, l’industria è considerata matura e dovrà reggersi sempre più sulle proprie gambe economiche interne.
Italia, riflessioni aperte tra bollo, accise e transizione
In Italia il dibattito è solo all’inizio, ma il problema di fondo è evidente, soprattutto guardando alla struttura del gettito fiscale attuale.
Circolano circa 339.000 auto elettriche su oltre 40 milioni di vetture, numeri ancora piccoli, ma con obiettivi di crescita molto ambiziosi.
Se il traguardo dei 4,3 milioni di BEV entro il 2030 venisse raggiunto, le entrate da accise su benzina e diesel calerebbero in modo significativo.
Il ministro dell’Economia ha già ipotizzato di spostare progressivamente parte del prelievo fiscale dai carburanti all’energia elettrica.
Le elettriche oggi non pagano il bollo per i primi cinque anni e godono spesso di agevolazioni regionali anche successivamente al periodo iniziale.
Per ora non si parla di una tassa chilometrica nazionale, ma il tema potrebbe riaprirsi quando il parco elettrico diventerà numericamente rilevante.
Il vero equilibrio, ambiente, bilanci pubblici e convenienza per l’utente
La sfida per i governi è mantenere l’auto elettrica abbastanza conveniente da spingere la transizione, senza però svuotare i bilanci pubblici.
Se tasse, pedaggi e costi di ricarica dovessero annullare il risparmio rispetto alle termiche, molti automobilisti potrebbero rallentare il passaggio all’elettrico.
Per questo si parla sempre più di modelli misti, un po’ di tassa sulla percorrenza, un po’ sulla ricarica, qualche rimodulazione del bollo.
Il risultato sarà probabilmente un mosaico di soluzioni diverse, che cambieranno da Paese a Paese in base alle priorità nazionali specifiche.
Secondo te è giusto introdurre nuove tasse sulle auto elettriche per finanziare le strade o questo rischia solo di frenare la transizione?
di
Andrea Cornali
Il mio interesse per il mondo elettrico è nato nel 2020, anno in cui ho iniziato a collaborare con Matteo. Da allora, la mia passione è cresciuta costantemente. Nel 2021, ho abbandonato la mia auto termica per passare a un veicolo elettrico. Ora, sono entusiasta di condividere la mia conoscenza in questo settore. Ogni giorno, cerco di combinare la mia passione per la tecnologia e l'attenzione per l'ambiente per contribuire in modo positivo al mondo che ci circonda.


