

di Federico Fumagalli
Sussidi ambientalmente dannosi. Quanto costano davvero all’Italia?
I sussidi rappresentano uno strumento economico fondamentale per sostenere settori strategici, ma non sempre producono effetti positivi. In Italia, una parte consistente di queste risorse pubbliche è destinata ai cosiddetti sussidi ambientalmente dannosi, cioè incentivi che favoriscono attività con un impatto negativo sull’ambiente.
Secondo recenti analisi, negli ultimi 15 anni il nostro Paese ha speso oltre 436 miliardi di euro in questa tipologia di sussidi, una cifra enorme che evidenzia un problema strutturale nelle politiche economiche e ambientali. Solo nel 2024, la spesa ha superato i 48 miliardi di euro, in crescita rispetto agli anni precedenti.

Questi dati sollevano interrogativi importanti sull’efficacia e sulla direzione delle politiche pubbliche, soprattutto in un contesto in cui la transizione ecologica è diventata una priorità globale.
Proprio di questi giorni sarebbe infatti il dato che la Spagna, grazie all'impegno nelle energie rinnovabili, paga 14 € al MWh (megawattora). Mentre Paesi come l'Italia e la Germania che investono sul gas e perché no, nel carbone, pagano 100 € al MWh.
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Dove finiscono i sussidi
I sussidi ambientalmente dannosi si distribuiscono in diversi settori chiave dell’economia italiana. Il comparto energetico è il principale beneficiario, con miliardi destinati al sostegno delle fonti fossili. Seguono edilizia, trasporti e agricoltura, ambiti in cui gli incentivi spesso riducono artificialmente i costi di attività altamente inquinanti.
In termini pratici, questi sussidi possono assumere la forma di agevolazioni fiscali, contributi diretti o riduzioni di prezzo su carburanti e risorse energetiche. Il risultato è un sistema che, anziché scoraggiare comportamenti dannosi per l’ambiente, li rende economicamente più convenienti.
Un ulteriore problema riguarda la trasparenza: diverse voci di spesa risultano non quantificate o addirittura assenti nei documenti ufficiali, rendendo difficile una valutazione completa del fenomeno.
Perché il tema è cruciale
Il dibattito sui sussidi non riguarda solo l’ambiente, ma anche l’efficienza della spesa pubblica. Secondo alcune stime, una parte significativa di questi fondi potrebbe essere eliminata o rimodulata, liberando risorse da investire in energie rinnovabili, innovazione e welfare.
Ridurre i sussidi dannosi significherebbe non solo abbattere le emissioni, ma anche rendere il sistema economico più sostenibile e competitivo. Tuttavia, intervenire su questi incentivi richiede scelte politiche complesse, poiché coinvolge interessi economici consolidati e interi settori produttivi.
In un momento storico in cui la lotta al cambiamento climatico è sempre più urgente, il ruolo dei sussidi diventa centrale: continuare a finanziare attività inquinanti rischia di rallentare la transizione ecologica e aumentare i costi futuri per la collettività.
Secondo te, l’Italia dovrebbe eliminare rapidamente i sussidi ambientalmente dannosi o procedere con una riduzione graduale?

di
Federico Fumagalli
Sono un appassionato di auto sin dal primo GranTurismo del 1996. Ed è proprio il mio amore per le auto che mi ha spinto ad appassionarmi alle auto elettriche. Il mondo cambia, la tecnologia si evolve, e se si rimane indietro spesso è un male. Tecnologia, mobilità e ambiente saranno i temi di cui vi parlerò. Non dovremo essere d’accordo ma almeno ragionarsi su!


