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Stop definitivo a benzina e diesel dal 2035!
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di Simone Torresan

Stop alle emissioni, ma le auto sono vecchie

4 min.

Inutile nascondersi dietro un dito, se transizione deve essere, l'Italia nello specifico, ha necessità di un cambio abbastanza importante del suo parco auto circolante, che si attesta tra i più vecchi d'Europa.

Come detto nel nostro precedente articolo, i motivi della nostra difficoltà a rinnovare l'auto sono molteplici.

Ora uno studio ANFIA dice che al 31 Ddicembre del 2021 il 60% del parco auto circolante italiano ha più di 10 anni e la media si assesta intorno ai 12 anni. Anche per i veicoli industriali la media è la medesima, il 66,4% ha più di 10 anni.

Dunque il vero problema in vista delle scadenze fissate dal Parlamento Europeo resta la possibilità di arrivare, seppur per tappe, alla neutralità carbonica da raggiungere nel 2050, con però un notevole quantitativo di veicoli definiti vetusti e quindi maggiormente inquinanti.

parco auto italia | elettronauti.it

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La fase intermedia, nel 2030, prevede di tagliare la riduzione di CO2 del 55% per le auto e del 50% per i furgoni. Abbiamo solo 7 anni per dimezzare un parco circolante che, sempre al 2021, conta ben 45 milioni di autoveicoli (autovetture, autocarri e autobus).

Oltre all'obiettivo da raggiungere nell'arco di un quarto di secolo, ci sarà anche il problema delle terre rare e delle materie prime, che serviranno per avviare la transizione energetica e di mobilità. Per produrre un auto elettrica servono circa 200 kg tra rame, litio, nickel, magnesio e cobalto. E qui entrerà in gioco l'importante filiera del riciclo.

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Le auto elettriche saranno il futuro

Ma c'è un paese dove le auto le elettriche sono già il presente. La Norvegia è la vera trascinatrice e l'esempio virtuoso da seguire per quanto riguarda la nuova mobilità elettrica.

Nel 2022 ha raggiunto una quota di immatricolazioni di vetture elettriche di ben l'80% sul totale confermando quanto lo Stato si è prefissato anni or sono, e cioè raggiungere lo stop alla vendita di veicoli termici già nel 2025. Quindi molto prima del resto d'Europa.

E' per questo anche un ottimo "campo studio" per capire che impatto avrà la transizione all'elettrico.

Si sta registrando comunque un leggero aumento di consumo di energia richiesto, i principali settori legati all'automotive riconvertono la produzione e le proprie mansioni e anzi, si stanno creando nuovi posti di lavoro.

Come hanno ottenuto simili risulati

Sicuramente una popolazione di soli 5,4 milioni di abitanti è più facile da gestire e di conseguenza il proprio parco veicoli. Ma la vera capacità è stata quella di mettere a disposizione dei cittadini gli incentivi economici, come l'azzeramento IVA, tassazione del 50% inferiore ad una corrispettiva termica, grazie ai quali, cambiare auto è diventato molto più facile e sostenibile.

C'è poi un discorso non solo di credere o non credere all'elettrico, come si dice in Italia, ma anche di sostenibilità ambientale, salute delle persone e perché no, piacere di guida in un ambiente meno rumoroso visto che esiste anche l'inquinamento acustico.

E in Italia?

La strada da percorrere è esattamente la stessa, certamente la sfida è ardua, perché non possiamo comparare i due Paesi, sia in termini di densità abitativa, di stile di vita, capacità reddituali e ovviamente, lo stato di salute economico generale.

Se vogliamo rispettare le scadenze e vogliamo migliore lo stato di vivibilità delle nostre città, la direzione è quella tracciata e l'elettrico è quasi certamente la soluzione ad una buona serie di problemi.


La Norvegia è il "futuro dell'Europa oggi" o è solo l'eccezione?

Fonte

S

di

Simone Torresan

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