

di Gianfranco Franzoni
Stop ai motori a combustione: ha ragione Trump o l’Europa?
Dal 2035 l’Unione Europea introdurrà lo standard zero emissioni per tutte le nuove auto immatricolate. Tuttavia si sta discutendo per lo slittamento al 2050. Non si tratta, in ogni caso, di un divieto assoluto ai motori a combustione. Di fatto si tratta di norme che ne limiteranno la produzione alle sole versioni in grado di funzionare con carburanti alternativi a impatto neutro, come gli e-fuel.
Trump e la deregolamentazione
Negli Stati Uniti, al contrario, la deregolamentazione voluta da Trump continua a favorire benzina e diesel.
Ogni nuova immatricolazione di un’auto a combustione equivale ad almeno dieci anni di emissioni aggiuntive.
Una regolamentazione più flessibile potrebbe però ridurre la percezione di un “ban totale”. La rigidità normativa rischia infatti di generare reattanza, cioè una resistenza psicologica alle restrizioni, che può alimentare polemiche e paure ingiustificate.

Clima e trasporti: il peso del CO₂
Il cambiamento climatico è legato ai gas serra (GHG). Il più rilevante è l’anidride carbonica (CO₂), prodotta dai combustibili fossili.
- Il traffico stradale genera circa il 25% delle emissioni in Europa, mentre negli Stati Uniti la quota è più alta, attorno al 29%.
- Un’auto media europea emette 140 g/km di CO₂, equivalenti a un consumo di circa 5,9 litri di benzina ogni 100 km.
Nel 2024, l’Agenzia federale dell’ambiente tedesca ha stimato 363 g di CO₂ per ogni kWh prodotto. Con un consumo medio di 20 kWh/100 km, un’auto elettrica emette circa la metà di un veicolo a combustione, se ricaricata con la rete. Con un impianto fotovoltaico domestico, le emissioni scendono ancora.
Il “bagaglio di CO₂” delle auto elettriche
La produzione di un’auto elettrica comporta più emissioni iniziali rispetto a un’auto a benzina o diesel. La causa principale è la batteria. Questo surplus è chiamato “bagaglio di CO₂”.
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Negli ultimi anni il problema si è ridotto. I produttori usano più energia rinnovabile e migliorano i processi industriali.
Un esempio: secondo BMW, il SUV iX3 compensa il proprio bagaglio di CO₂ dopo 21.500 km, anche caricando con il mix energetico europeo.
Su un ciclo di 200.000 km, le emissioni totali sono 23 tonnellate di CO₂ equivalenti, contro le 52,8 tonnellate di un’auto a combustione simile.
In sintesi: l’auto elettrica riduce di oltre la metà le emissioni del settore trasporti. A ciò si aggiunge il vantaggio di una mobilità urbana senza emissioni locali.
L’auto elettrica non è solo più pulita. È anche più efficiente. Con la stessa energia percorre circa tre volte la distanza di un’auto a combustione.
Con l’aumento delle rinnovabili e il futuro vehicle-to-grid (ricarica bidirezionale), le batterie diventeranno anche uno strumento per stabilizzare la rete elettrica.
L’obiettivo finale è un trasporto a zero emissioni, ma la transizione è lunga. Ogni tonnellata di CO₂ rilasciata oggi resta in atmosfera e peggiora la situazione climatica.
Il principio di Pareto
Applicando il principio di Pareto (se abbiamo un risultato di natura statistico-empirica che si riscontra in molti sistemi complessi dotati di una struttura di causa-effetto, il principio afferma che circa il 20% delle cause provoca l'80% degli effetti. Questi valori vanno da intendersi come qualitativi e approssimativi), conviene concentrare gli sforzi sulle misure a maggior impatto.
Tra le priorità:
- aumentare la quota di auto elettriche tra le nuove immatricolazioni;
- limitare la necessità di sostituire rapidamente l’intero parco circolante;
- evitare che produzioni accelerate, ancora non pienamente decarbonizzate, creino nuove emissioni.

Dibattito: incentivo o divieto?
Il requisito UE di zero emissioni è spesso interpretato come un divieto dei motori termici. In realtà, i veicoli già circolanti potranno continuare a viaggiare, e i motori a combustione potrebbero sopravvivere se alimentati con carburanti alternativi.
Tuttavia, il messaggio rischia di passare da positivo (“più auto elettriche”) a negativo (“addio al motore a combustione”).
Le critiche più frequenti riguardano l’autonomia delle vetture, la durata delle batterie, l’impatto ambientale delle materie prime e i paragoni fuorvianti con le emissioni delle centrali a carbone.
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Conclusione: il futuro è elettrico
Un futuro a zero emissioni non è raggiungibile entro dieci anni, ma la strada è chiara. L’auto elettrica è la soluzione più efficace per ridurre drasticamente le emissioni dei trasporti.
I nuovi modelli, come la BMW Neue Klasse o la Mercedes CLA elettriche, offrono autonomie e ricariche rapide simili ai motori termici.
La politica deve ora garantire che l’auto elettrica sia più conveniente da usare. Quando costerà meno viaggiare in elettrico che con benzina o diesel, il dibattito sul divieto dei termici diventerà irrilevante.
Secondo voi, gli automobilisti sceglieranno l’elettrico per convenienza o per obbligo? Commentate qui sotto.

di
Gianfranco Franzoni
Dinosauro, nell’automotive dalla nascita, da sempre attivo nella tutela ambientale. Con 50 auto ICE possedute, molte di grossa cilindrata, ho contribuito all’inquinamento ambientale, per la mia parte. Ora, riscatto! Promuovo la mobilità elettrica in tutti i modi possibili.


