Shell Triple 10 Challenge Concept, ricarica record
Shell non diventa un costruttore di automobili. Il colosso del petrolio ha però realizzato un concept che merita attenzione. Si chiama Triple 10 Challenge Concept ed è una piccola city car elettrica pensata per dimostrare una tecnologia, non per finire in produzione.
L'auto si ricarica in tempi rapidissimi. Garantisce inoltre un'efficienza energetica elevata. Secondo Shell, il veicolo potrebbe ridurre le emissioni di CO2 del 50% rispetto alle auto elettriche europee attuali. L'elemento più interessante, tuttavia, non è la carrozzeria. È il fluido che scorre dentro il sistema di raffreddamento.
Triple 10 Challenge raffreddamento diretto delle celle
L'innovazione principale riguarda il modo in cui la batteria viene refrigerata. Si tratta di un approccio diverso da quello usato dalla maggior parte dei produttori. Nelle EV tradizionali, le celle sono raffreddate in modo indiretto. La Triple 10 Challenge utilizza invece un liquido dielettrico, capace di entrare in contatto diretto con i componenti ad alta tensione senza rischi.
Le celle della batteria vengono quindi immerse direttamente nel fluido. Il calore si dissipa così più rapidamente e con maggiore efficienza. Questo consente un controllo più preciso della temperatura delle celle, aspetto importante durante la ricarica rapida, quando le celle tendono a scaldarsi e il sistema riduce la potenza per proteggere il pacco batterie.

Il circuito di raffreddamento è inoltre semplificato. Un unico sistema gestisce sia la batteria sia il calore generato da motore ed elettronica. Di conseguenza, l'architettura risulta più leggera, meno costosa e più efficiente nel complesso.
Ricarica ultra rapida: dal 10 all'80% in pochi minuti

Shell dichiara che il pacco batteria, di capacità e chimica non specificate, può passare dal 10 all'80% in meno di 10 minuti, collegandosi a una colonnina da 175 kW. L'autonomia aggiunta è di circa 25 km al minuto. Per fare un confronto, la media delle altre auto elettiche ricaricate alla stessa potenza si ferma a circa 13 km al minuto, secondo l'azienda.
Sul fronte dei consumi, il veicolo dichiara un'efficienza di 10 km/kWh. Shell non specifica però se il dato derivi da un ciclo WLTP, EPA o CLTC. L'azienda parla comunque di un miglioramento del 30% rispetto a "molte auto elettriche a batteria di generazione attuale", senza però citare modelli specifici per il confronto.
La vera strategia: vendere tecnologia, non auto
Shell non ha intenzione di costruire questo o altri veicoli elettrici. L'obiettivo reale è un altro: vendere la tecnologia di raffreddamento agli stessi produttori di automobili. In questo modo, l'azienda potrebbe vendere anche il fluido termico Shell Recharge necessario al funzionamento del sistema.
Questa strategia garantirebbe a Shell un flusso di ricavi legato agli idrocarburi anche nell'era elettrica. Il fluido, infatti, si basa su un olio base puro al 99,5%, ricavato dal gas naturale e caratterizzato da legami molecolari più stabili, pensati per migliorare il raffreddamento delle batterie delle BEV.
Nella comunicazione più recente sul concept, Shell descrive semplicemente il prodotto come "fluido dielettrico". Questo significa che non conduce elettricità. Per questo motivo i componenti ad alta tensione possono restare immersi nel liquido senza pericolo.
Una soluzione del genere è impossibile con i tradizionali liquidi acqua-glicole usati nelle BEV. Se questi entrassero in contatto con parti sotto tensione, non si otterrebbe un raffreddamento efficace. Si rischierebbe invece di danneggiare la batteria e, nei casi peggiori, provocare un incendio.
Esistono già liquidi di raffreddamento senza acqua, basati su glicoli puri. Restano però prodotti di nicchia, utilizzati soprattutto su auto storiche e veicoli da competizione. Il loro vantaggio nei motori a combustione riguarda la resistenza all'ebollizione, la bassa pressione generata e la riduzione della corrosione. Questi fluidi prevengono inoltre i punti di sovraccarico termico locale. Restano però costosi e meno efficaci dei liquidi a base d'acqua nel trasferimento del calore.
Pensate che soluzioni come questa possano davvero cambiare il modo in cui le batterie elettriche vengono raffreddate in futuro?

di
Gianfranco Franzoni
Dinosauro, nell’automotive dalla nascita, da sempre attivo nella tutela ambientale. Con 50 auto ICE possedute, molte di grossa cilindrata, ho contribuito all’inquinamento ambientale, per la mia parte. Ora, riscatto! Promuovo la mobilità elettrica in tutti i modi possibili.

