Rinnovabili in Italia: mix energetico, prezzi e ostacoli alla transizione
La crescita delle energie rinnovabili in Italia non dipende soltanto dall'installazione di nuovi impianti. Il percorso coinvolge il funzionamento del mercato elettrico, le autorizzazioni, la modernizzazione dell'idroelettrico, lo sviluppo degli accumuli e l'elettrificazione dei consumi. Sono questi i punti centrali emersi nel confronto con Giuseppe Chiazzese e Luca Sut, deputati del Movimento 5 Stelle e componenti della Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera.
Il peso del gas sul prezzo dell'elettricità
Nel quadro energetico illustrato, circa il 40% dell'energia italiana deriva da fonti rinnovabili e un'altra quota analoga dal gas, in larga parte importato. La parte restante comprende anche energia nucleare acquistata dalla Francia e contributi marginali da petrolio e carbone. Questa composizione rende il Paese esposto sia alle importazioni sia alle oscillazioni dei prezzi internazionali.
La presenza di una quota significativa di rinnovabili non impedisce infatti che il rincaro del gas si rifletta sulle bollette elettriche. Nel meccanismo descritto, il prezzo dell'energia è influenzato dalle quotazioni del gas sul mercato TTF olandese. Quando il gas aumenta, sale quindi anche il costo attribuito al chilowattora, compresa l'elettricità prodotta da impianti rinnovabili i cui costi di generazione non seguono necessariamente la stessa dinamica.
Tra le ipotesi discusse c'è una revisione del sistema a livello europeo, considerata necessaria perché la dipendenza dal gas importato riguarda più Paesi. Sul piano italiano è stata inoltre richiamata la possibilità di consentire all'autorità di regolazione di considerare non soltanto il riferimento TTF, ma anche i prezzi effettivamente pagati per l'approvvigionamento. L'obiettivo sarebbe rappresentare in modo più aderente i costi reali, evitando che il solo indice di mercato determini valori eccessivamente elevati.
Rinnovabili non programmabili, accumuli e Vehicle-to-Grid
Il passaggio a un sistema basato sulle rinnovabili sarà progressivo. Solare ed eolico dipendono dalle condizioni meteorologiche, mentre l'idroelettrico dotato di bacini offre maggiori possibilità di programmazione. Durante la transizione, secondo l'impostazione illustrata, le centrali a gas potranno continuare a compensare i momenti in cui la produzione rinnovabile è insufficiente. Non si tratterebbe quindi di azionare un interruttore e sostituire immediatamente l'attuale mix, ma di procedere per fasi.
Più cresce la produzione variabile, più diventano importanti i sistemi di accumulo. Le batterie possono assorbire l'energia disponibile nelle ore di maggiore produzione e restituirla quando la domanda aumenta o sole e vento vengono meno. In questa prospettiva anche le auto elettriche potrebbero assumere un ruolo attivo attraverso il Vehicle-to-Grid: le vetture collegate alla rete immagazzinerebbero energia nei momenti più favorevoli e ne cederebbero una parte quando necessario.
Il funzionamento ipotizzato prevede limiti impostati dall'utente, così da non ritrovarsi con la batteria scarica, e una remunerazione per l'energia fornita. L'auto elettrica diventerebbe così non soltanto un mezzo di trasporto, ma una risorsa distribuita per contribuire all'equilibrio della rete. È però una prospettiva legata allo sviluppo della tecnologia e delle relative regole, non una soluzione già disponibile su vasta scala.
Autorizzazioni e ammodernamento dell'idroelettrico
Uno dei principali freni alla diffusione delle rinnovabili resta la durata degli iter autorizzativi. Diversi progetti eolici, sia a terra sia in mare, risultano bloccati in attesa del via libera di amministrazioni locali, Regioni o strutture statali. Nel confronto è stata indicata la necessità di semplificare e velocizzare le procedure, pur senza eliminare le valutazioni richieste per il territorio e il paesaggio.
Per l'idroelettrico, invece, gli spazi per realizzare nuovi bacini sono considerati limitati, perché gran parte delle opportunità disponibili è già stata sfruttata. Rimane però un potenziale rilevante nella modernizzazione degli impianti esistenti. Turbine e infrastrutture datate possono essere aggiornate per incrementare la produzione e ridurre i costi di esercizio, collegando gli investimenti anche al rinnovo delle concessioni.
Gli interventi non dovrebbero riguardare soltanto la resa energetica. È stata sottolineata anche la necessità di investire nella tutela ambientale e nella prevenzione del dissesto idrogeologico, soprattutto nelle aree montane. La manutenzione degli impianti e del territorio potrebbe inoltre portare risorse in zone interessate dallo spopolamento.
Il nodo del nucleare e la priorità dell'elettrificazione
La posizione espressa da Chiazzese e Sut è critica verso un ritorno al nucleare come strumento per raggiungere gli obiettivi più vicini. Le motivazioni indicate riguardano i costi degli impianti, i tempi di realizzazione e la gestione delle scorie. Le centrali di quarta generazione, è stato osservato, non sono ancora disponibili, mentre anche la fusione resta una tecnologia di ricerca con tempi incompatibili con gli obiettivi fissati per il 2030 e ancora incerti rispetto al 2050.
Un'altra criticità è l'assenza di un deposito nazionale definitivo per le scorie radioattive già prodotte dalle vecchie installazioni, dagli ospedali e da alcune attività industriali. La ricerca nucleare non viene esclusa, ma nel percorso descritto non rappresenta una risposta abbastanza rapida alla necessità di ridurre le emissioni e la dipendenza dalle importazioni.
La direzione proposta è invece elettrificare progressivamente mobilità e consumi domestici, alimentandoli con una quota crescente di fonti rinnovabili. Motori elettrici e piani a induzione vengono indicati come soluzioni più efficienti rispetto alle alternative basate sulla combustione. Per la mobilità, uno studio richiamato nel confronto stima che un parco circolante elettrico al 50% determinerebbe un aumento dei consumi nazionali del 10%, anche perché i veicoli non verrebbero ricaricati tutti contemporaneamente.
La transizione italiana si gioca quindi sull'integrazione di più elementi: rinnovabili, reti, accumuli, impianti modernizzati e consumi elettrificati. La disponibilità delle tecnologie non basta, se autorizzazioni e meccanismi di prezzo continuano a rallentarne o a ridurne i benefici. Il punto decisivo sarà coordinare questi interventi senza trascurare sicurezza energetica, tutela del territorio e accessibilità dei costi.
Una domanda per voi
Per accelerare la transizione italiana è più urgente riformare il mercato dell'energia o semplificare le autorizzazioni per i nuovi impianti?
Nota sulla redazione
Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=iy4tnsh6c3I

di
Matteo Valenza
https://bit.ly/m/MatteoValenza
Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!

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