

di Gianfranco Franzoni
Riciclo batterie auto elettriche: 70 miliardi entro 2040
Il riciclo delle batterie delle auto elettriche si prepara a diventare uno dei cardini dell’economia circolare applicata alla mobilità. Con l’aumento delle vetture BEV e ibride plug-in, cresce infatti anche la quantità di accumulatori destinati a fine vita.
Le batterie che hanno percorso molti chilometri perdono capacità nel tempo. L’autonomia diminuisce. Le prestazioni si riducono. Tuttavia, anche quando non risultano più idonee all’uso automobilistico, restano una riserva preziosa di litio, nichel, cobalto e manganese.




Questi materiali possono essere recuperati e reimmessi nella produzione di nuove batterie. Di conseguenza, il fine vita non coincide con uno scarto, ma con una nuova fase industriale.
Un settore oggi limitato ma con prospettive rilevanti
Attualmente il riciclo su larga scala è ancora contenuto. La ragione è semplice. Il parco circolante elettrico è relativamente giovane. Solo una quota ridotta di veicoli ha raggiunto la fine del ciclo di vita.
Il quadro cambierà dopo il 2030. Molte auto elettriche di prima generazione saranno allora prossime alla rottamazione. Secondo un’analisi di McKinsey & Company, il mercato globale del riciclo delle batterie potrebbe raggiungere circa 70 miliardi di dollari (oltre 64 miliardi di euro) l’anno entro il 2040.
Il confronto è netto. Lo scorso anno il valore del settore si fermava a circa 2,5 miliardi di dollari, pari a circa 2,3 miliardi di euro.
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Tecnologie per rendere competitivo il recupero

Le principali case automobilistiche si muovono in anticipo. Gruppi come BMW, Volkswagen/Audi e Renault stanno ampliando accordi e partnership per assicurarsi catene di fornitura più sicure e circolari.
In parallelo emergono nuovi operatori tecnologici. Aziende come R3 Robotics sviluppano sistemi robotizzati per lo smontaggio automatico dei pacchi batteria.
Queste soluzioni riducono i costi operativi. Migliorano la sicurezza degli addetti. Inoltre, rendono il recupero dei materiali più competitivo rispetto all’estrazione mineraria tradizionale.
Normative europee e obiettivi di recupero
La spinta regolatoria gioca un ruolo decisivo. In Europa il nuovo Regolamento Batterie fissa traguardi precisi. Entro il 2030 si punta a recuperare il 73% del litio contenuto nelle batterie esauste.
Inoltre, il Critical Raw Materials Act stabilisce che almeno il 25% dei materiali critici utilizzati nell’Unione provenga da riciclo o da forniture interne. L’obiettivo è chiaro. Ridurre la dipendenza dalle importazioni. Rafforzare la resilienza industriale. Stabilizzare i costi delle materie prime.
Sicurezza delle forniture e vantaggi economici
La crescita del mercato del riciclo batterie per auto elettriche non risponde solo a criteri ambientali. Le implicazioni sono anche geopolitiche ed economiche.
Recuperare litio e cobalto significa limitare la dipendenza da Paesi terzi. Significa proteggere i margini industriali. Consente di attenuare la volatilità dei prezzi.
Di conseguenza, il riciclo diventa uno strumento di politica industriale oltre che ambientale.

Secondo uno studio del think tank statunitense Rocky Mountain Institute, un’industria matura del riciclo potrebbe arrivare, entro il 2050, a coprire gran parte del fabbisogno di materiali per nuove batterie. In uno scenario avanzato, l’estrazione di nuovi minerali potrebbe risultare molto meno necessaria.
Economia circolare e filiera europea
Il tema si inserisce nella più ampia strategia europea sull’economia circolare e sulla transizione energetica. Il recupero dei materiali riduce le emissioni legate all’estrazione e alla raffinazione. Inoltre, accorcia le filiere produttive.
Grazie a questo approccio, l’Europa può costruire una catena del valore più autonoma. Mentre il numero di auto elettriche cresce, cresce anche il potenziale di una filiera interna del riciclo.
Secondo te, Il settore passerà quindi da attività marginale a pilastro industriale? E l’Europa saprà cogliere questa opportunità prima dei concorrenti globali?

di
Gianfranco Franzoni
Dinosauro, nell’automotive dalla nascita, da sempre attivo nella tutela ambientale. Con 50 auto ICE possedute, molte di grossa cilindrata, ho contribuito all’inquinamento ambientale, per la mia parte. Ora, riscatto! Promuovo la mobilità elettrica in tutti i modi possibili.


