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Ricaricare una Tesla con un generatore a benzina: limiti e rischi del test
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Matteo Valenza

di Matteo Valenza

https://www.youtube.com/watch?v=UzSg4Px_yJg

Ricaricare una Tesla con un generatore a benzina: limiti e rischi del test

4 min.

Una Tesla può essere ricaricata usando un generatore portatile a benzina, ma la fattibilità tecnica non rende automaticamente la soluzione efficiente, pratica o sicura. Il test condotto con due generatori di diversa potenza, forniti da CGM Italia, ha permesso di osservare il comportamento dell'auto e delle unità di generazione tra variazioni del carico, cali di tensione e problemi legati alla messa a terra.

L'esperimento, svolto con il supporto di Daniele Invernizzi di Tesla Owners Italia, non rappresenta una procedura ordinaria di ricarica né una soluzione consigliata per l'uso stradale. Il suo interesse è soprattutto tecnico: mostra cosa accade quando l'energia necessaria all'auto elettrica viene prodotta sul posto da un piccolo motore a combustione.

Il generatore più piccolo funziona, ma sotto sforzo

Il primo generatore è riuscito ad avviare la ricarica senza un collegamento di terra predisposto durante la prova iniziale. Il display indicava circa 230 volt e l'auto ha raggiunto inizialmente una potenza di ricarica vicina a 3 kW, con una corrente impostata a 16 ampere. Il risultato ha confermato che, almeno in quelle condizioni, il caricatore della Tesla era in grado di accettare l'alimentazione prodotta.

La stabilità, però, si è rivelata il principale limite. Con il generatore vicino alla propria capacità massima, la corrente ha iniziato a diminuire e la tensione ha mostrato cali. La regolazione è stata quindi abbassata prima a 10 ampere e successivamente fino a circa 5 ampere, nel tentativo di trovare un punto di funzionamento meno gravoso.

L'impressione emersa è che un generatore di queste dimensioni possa alimentare l'auto soltanto accettando una potenza ridotta e tempi inevitabilmente lunghi. Spingerlo vicino al picco dichiarato significa sottoporlo a uno sforzo elevato, con oscillazioni che possono portare l'auto a interrompere la ricarica dopo ripetute variazioni dell'alimentazione.

Più potenza migliora la stabilità, non l'efficienza

Il secondo generatore, più grande e indicato nel test con una potenza di 4,5 kW, ha gestito il carico con maggiore tranquillità. Utilizzando un adattatore differente, la corrente è stata portata a 16 ampere e la potenza assorbita dall'auto si è avvicinata nuovamente ai 3 kW. Anche in questo caso la tensione non era perfettamente stabile, ma il motore appariva meno affaticato rispetto all'unità più piccola.

Le dimensioni compromettono però la praticità. Il generatore più grande pesa 90 kg: non è quindi un dispositivo da trasportare abitualmente nel bagagliaio come sistema di emergenza. Anche farselo consegnare da un'altra persona in caso di batteria scarica richiederebbe un mezzo e un'organizzazione adeguati.

Resta poi il problema fondamentale della conversione energetica. Nel test è stato stimato che soltanto circa il 30% dell'energia contenuta nel carburante possa diventare elettricità utile, mentre il resto viene disperso principalmente sotto forma di calore e gas di scarico. La dispersione complessiva è stata valutata tra il 70 e l'80%, senza considerare l'energia impiegata a monte per produrre e trasportare il carburante.

Messa a terra e uso all'aperto: le criticità di sicurezza

Il fatto che la ricarica sia partita non elimina il tema della messa a terra. I sistemi di ricarica controllano normalmente la presenza di un collegamento adeguato, necessario per gestire eventuali dispersioni elettriche. In un impiego corretto del generatore serve un cavo collegato a un dispersore inserito nel terreno, seguendo le indicazioni previste per l'apparecchiatura.

Durante le conclusioni è stato inoltre sottolineato che una configurazione simile non deve essere riprodotta su strada. Il cavo utilizzato era un dispositivo domestico destinato alle emergenze e non pensato per rimanere esposto alle intemperie. A questo si aggiungono la presenza di carburante, un motore acceso e collegamenti elettrici temporanei: elementi che rendono l'operazione inadatta a un uso improvvisato.

Una possibilità tecnica, non un'alternativa alla ricarica

Il risultato è netto: produrre elettricità con un generatore a benzina e trasferirla alla batteria è tecnicamente possibile, ma rappresenta un percorso energetico inefficiente e poco pratico. Con l'unità più piccola occorre limitare la corrente per evitare instabilità; con quella più grande migliorano le condizioni di lavoro, ma aumentano peso e difficoltà di trasporto.

Come soluzione di emergenza estrema, il generatore potrebbe fornire energia sufficiente a recuperare una quantità limitata di autonomia, purché l'installazione sia eseguita correttamente e in sicurezza. Nella pratica, cercare una stazione di ricarica o una presa idonea resta una strada molto più semplice rispetto al trasporto e alla gestione di un motore a benzina dedicato.

Una domanda per voi

Un generatore a benzina può avere un ruolo nelle emergenze oppure inefficienza, peso e complessità ne annullano l'utilità pratica?

Nota sulla redazione

Questo articolo è stato generato con il supporto dell'intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione del video originale, riorganizzandone i contenuti in forma editoriale. Le informazioni riportate derivano da quanto espresso nel video.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=UzSg4Px_yJg

Matteo Valenza

di

Matteo Valenza

https://bit.ly/m/MatteoValenza

Ciao! seguo il mondo della mobilità elettrica da ormai tantissimo tempo... e ne ho fatta una passione, con Elettronauti.it ed il mio canale Youtube andiamo ad esplorare tutti i temi legati a questo mondo... vi aspetto!

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